4 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Giu, 2026

Nucleare, primo sì della Camera: cosa cambia adesso per l'Italia

La Camera

La Camera approva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. Il testo passa al Senato, mentre il governo punta a chiudere l’iter entro l’estate per avviare i decreti attuativi entro la fine dell’anno


La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile presentato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento passa ora al Senato, dove il governo punta a ottenere il via libera definitivo prima della pausa estiva. L’obiettivo è approvare entro la fine dell’anno i decreti attuativi che dovranno tradurre la delega in una nuova cornice normativa per il settore.

Si tratta di un passaggio politico significativo: per la prima volta dopo decenni l’Italia si dota infatti di uno strumento legislativo pensato per consentire il ritorno dell’energia nucleare nel mix energetico nazionale.

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Cosa prevede la legge delega

Il testo non autorizza la costruzione immediata di centrali, ma affida al governo il compito di definire nei prossimi mesi le regole per lo sviluppo del nucleare di nuova generazione.

La delega punta a ricostruire un quadro normativo che manca da anni e a preparare il terreno per eventuali investimenti futuri nelle tecnologie considerate più avanzate e sicure rispetto agli impianti del passato.

L’obiettivo del governo

L’esecutivo considera il nucleare uno degli strumenti necessari per rafforzare la sicurezza energetica del Paese e ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Secondo il governo, il nucleare dovrà affiancare le fonti rinnovabili nella strategia di decarbonizzazione e contribuire a garantire una produzione stabile di energia elettrica anche nei periodi in cui sole e vento non sono sufficienti a coprire la domanda.

La valorizzazione della filiera italiana

Durante l’esame parlamentare le Commissioni Ambiente e Attività produttive hanno introdotto alcune modifiche al testo. Tra queste, la valorizzazione delle filiere industriali italiane ed europee legate al nucleare.

L’obiettivo è favorire la partecipazione delle imprese nazionali alla futura catena produttiva del settore, in un mercato che nei prossimi anni potrebbe tornare a crescere in diversi Paesi europei.

I Comuni potranno candidarsi

Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità per i Comuni di autocandidarsi a ospitare gli impianti.

La misura punta a superare almeno in parte il tradizionale conflitto tra Stato e territori, lasciando alle amministrazioni locali la possibilità di manifestare volontariamente il proprio interesse a partecipare ai progetti.

Resta comunque da definire il quadro delle compensazioni economiche, delle procedure autorizzative e delle valutazioni ambientali che accompagneranno eventuali future installazioni.

I prossimi passaggi

Dopo il via libera della Camera, il testo approda al Senato. Il governo conta di completare l’iter legislativo entro l’estate per poter avviare immediatamente la stesura dei decreti attuativi.

Sarà quella la fase decisiva: nei decreti dovranno essere chiariti i criteri tecnici, le tecnologie ammesse, le modalità di localizzazione degli impianti e il ruolo delle autorità di controllo.

Perché il governo punta sul nucleare

Secondo il governo, il ritorno dell’atomo dovrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza energetica del Paese, ridurre la dipendenza dalle importazioni e accompagnare la transizione verso un sistema a basse emissioni. L’esecutivo guarda in particolare alle tecnologie nucleari di nuova generazione, considerate più sicure e flessibili rispetto agli impianti tradizionali.

Le critiche delle opposizioni e degli ambientalisti

Il progetto continua però a dividere la politica e il mondo ambientalista. Le associazioni contrarie al nucleare contestano i costi elevati degli impianti, i tempi necessari per la realizzazione e il problema dello smaltimento delle scorie radioattive, sostenendo che gli obiettivi climatici possano essere raggiunti investendo esclusivamente sulle fonti rinnovabili.

Il ritorno del dibattito sull’atomo

L’approvazione del disegno di legge riapre un tema che in Italia sembrava archiviato dopo i referendum che avevano portato all’abbandono del nucleare.

A distanza di quasi quarant’anni dalla chiusura del programma atomico nazionale, il governo prova ora a riportare il nucleare al centro della politica energetica. Un percorso che resta ancora lungo e complesso, ma che con il voto della Camera compie il suo primo vero passo istituzionale.

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