1 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Giu, 2026

Bimba uccisa a Bordighera, Iannuzzi trasferito nel carcere di Genova

Arrestato per la morte di Beatrice Aiello, bimba di due due anni, Emanuel Iannuzzi è stato trasferito da Sanremo a Genova Pontedecimo. Mercoledì comparirà davanti al gip insieme alla madre della bambina, Emanuela Aiello


Arrestato con l’accusa di maltrattamenti aggravati su Beatrice Aiello, la bambina di due anni morta a Bordighera, Emanuel Iannuzzi, è stato trasferito dal carcere di Valle Armea, a Sanremo, a quello di Genova Pontedecimo, dove si trova ora in isolamento.

La decisione è stata presa per ragioni di incompatibilità detentiva. Nel carcere di Valle Armea si trovano infatti sia il padre di Iannuzzi, arrestato nello stesso giorno del figlio per il possesso di due chili di tritolo e relativa miccia trovati in cantina durante una perquisizione, sia Maurizio Rao, padre naturale delle figlie di Emanuela Aiello.

Perché Iannuzzi è stato trasferito

Proprio la presenza dei due detenuti ha reso necessario il trasferimento. Rao, attraverso il proprio legale, aveva inoltre annunciato l’intenzione di presentare una denuncia per omissione di soccorso nei confronti di Iannuzzi. Una situazione che, secondo le valutazioni dell’amministrazione penitenziaria, rendeva incompatibile la permanenza dell’uomo nello stesso carcere (nella foto Beatrice Aiello).

Mercoledì davanti al gip

Gli interrogatori di convalida degli arresti sono stati fissati per mercoledì 3 giugno. Il primo a comparire davanti al giudice sarà Emanuel Iannuzzi, 42 anni, assistito dagli avvocati Maria Gioffré e Cristian Urbini. Nel pomeriggio sarà invece ascoltata Emanuela Aiello, 43 anni, madre della bambina, difesa dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni.

La donna si trova in carcere già dal 9 febbraio. In un primo momento le era stato contestato l’omicidio preterintenzionale in concorso per la morte della figlia.

L’accusa aggravata e il rischio di una pena più alta

Con il proseguire delle indagini la Procura di Imperia ha modificato l’impianto accusatorio contestando ai due indagati il reato di maltrattamenti aggravati che avrebbero provocato la morte della piccola Beatrice. Come spiegato dal procuratore Alberto Lari, il nuovo quadro accusatorio comporta pene più severe.

«Se l’omicidio preterintenzionale è punito da 10 a 18 anni, il maltrattamento aggravato dalle circostanze contestate prevede una pena da 12 a 24 anni».

Il padre naturale: «Voglio rivedere le mie figlie»

Intanto Maurizio Rao, padre naturale di Beatrice, continua a chiedere notizie delle altre due figlie, con le quali non avrebbe più contatti da circa otto mesi. «È l’unica cosa che lo tiene in vita. Cerca disperatamente la possibilità di incontrarle o almeno sentirle telefonicamente», ha spiegato il suo legale Fabio Scaffidi Fonti.

Secondo la ricostruzione della difesa, la madre avrebbe progressivamente isolato le bambine dalla famiglia paterna dopo l’allontanamento di Rao dall’abitazione. I familiari sostengono inoltre di non essere mai entrati nella casa dove vivevano le minori e di non conoscere le condizioni igienico-sanitarie dell’appartamento.

La notizia della morte della piccola Beatrice sarebbe stata appresa da Rao durante la detenzione, attraverso gli avvocati e gli organi di informazione. «È distrutto. L’unica cosa che desidera oggi è poter riabbracciare le sue bambine», conclude il legale.

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