30 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

30 Mag, 2026

Bordighera, arrestato il compagno della madre della piccola Beatrice

A quasi quattro mesi dalla morte di Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita a Bordighera, i carabinieri hanno arrestato il compagno della madre


A quasi quattro mesi dalla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita a Bordighera il 9 febbraio scorso, la Procura della Repubblica di Imperia ha compiuto un passo decisivo. Nella mattinata di sabato 30 maggio i carabinieri hanno arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno di Emanuela Aiello, la madre della bambina già in carcere. L’accusa è di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. Un provvedimento che arriva al termine di mesi di indagini e che si fonda su una serie di elementi raccolti dagli investigatorii.

Nella mattinata di sabato 30 maggio i carabinieri hanno arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno di Emanuela Aiello, la madre della bambina già in carcere. L’accusa è di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore. L’arresto rappresenta uno sviluppo significativo nell’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, avvenuta lo scorso febbraio a Bordighera e al centro di accertamenti investigativi particolarmente complessi.

Il decesso e la chiamata ai soccorsi

La piccola è deceduta il 9 febbraio nella casa della madre a Bordighera, dopo una crisi respiratoria e un arresto cardiaco. Era stata proprio Emanuela Aiello a chiamare i soccorritori, sostenendo che la figlia avesse difficoltà a respirare. I soccorritori notarono subito i lividi sul corpo e chiamarono i carabinieri e il medico legale, che accertò come la morte fosse avvenuta diverse ore prima.

La donna negò tuttavia ogni responsabilità, parlando di una caduta dalle scale avvenuta giorni prima. L’arresto non venne convalidato dal gip, ma il giudice emise un’ordinanza di custodia cautelare e la donna venne trasferita nel carcere di Genova Pontedecimo. La sua posizione resta centrale nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Imperia.

Gli inquirenti avevano scoperto che Emanuela Aiello e le tre figlie avevano trascorso la notte a casa di Iannuzzi, e che la donna era stata ripresa dalle telecamere mentre tornava in auto con le bambine. Secondo quanto emerso dalle indagini, Beatrice era già morta in quell’auto, sei ore prima della richiesta di soccorso.

Le evidenze scientifiche

A stringere il cerchio attorno a Iannuzzi, inizialmente indagato a piede libero, sono state le evidenze scientifiche. I carabinieri del RIS di Parma hanno rinvenuto tracce di sangue sia nell’automobile di Emanuela Aiello sia nell’abitazione dell’uomo a Perinaldo. Questi elementi si sono uniti ai risultati dell’esame autoptico, che ha smentito la versione della madre, rivelando che il decesso era stato causato da un grave trauma cranico e che sul corpo erano presenti numerose lesioni.

Le prove più agghiaccianti sono emerse dallo smartphone sequestrato all’uomo. Il procuratore di Imperia Alberto Lari ha dichiarato, a margine della conferenza stampa convocata dopo l’arresto, che nell’ordinanza i maltrattamenti vengono definiti di violenza brutale, poiché nelle immagini trovate sul telefono sequestrato vi erano diverse fotografie che ritraevano Beatrice subito dopo le violenze subite, con lividi molto grandi sul viso.

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Le prove principali a carico dell’uomo sono le chat: dallo smartphone erano stati estratti numerosi messaggi WhatsApp in cui vengono descritti i maltrattamenti. Nell’ordinanza si parla di condotte caratterizzate da modalità atroci e da una indole crudele. Elementi che hanno contribuito in maniera determinante al quadro accusatorio delineato dagli inquirenti. Una vicenda terribile, su cui le autorità promettono ora di fare piena luce.

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