29 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Mag, 2026

L’Ue ai 27: «Usare i fondi di coesione contro il caro energia»

Giorgia Meloni e Raffaele Fitto

Nella lettera ai ministri dell’Energia, Raffaele Fitto invita gli Stati membri a utilizzare rapidamente le risorse disponibili. L’obiettivo è attenuare l’impatto delle bollette. Per l’Italia la disponibilità potrebbe arrivare fino a 5 miliardi di euro


Nel grande teatro dell’Unione europea, dove le ipocrisie viaggiano spesso più veloci dei bonifici, arriva una lettera che è un capolavoro di equilibrismo politico. E, come spesso accade a Bruxelles, ciò che viene presentato come rigore amministrativo ha il retrogusto dell’arte antica del “si fa ma non si dice”.

A firmarla è Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della European Commission, ma soprattutto – nella narrazione che piace alla storia politica italiana – esponente di una dinastia democristiana di lungo corso. Di quelle che sapevano trasformare ogni vincolo in una premessa e ogni emergenza in una opportunità.

La lettera ai 27

La sua missiva, indirizzata ai ministri dell’Energia dei 27, ha un obiettivo semplice e insieme vertiginoso. Far sì che l’Europa non si perda nel solito labirinto di buone intenzioni mentre famiglie e imprese fanno i conti con il caro-bollette. Il tutto senza rinunciare alla grande narrazione del momento, La difesa comune, i vincoli geopolitici, la transizione energetica e quell’immancabile “resilienza” che ormai è diventata il passaporto per ogni stagione politica.

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Secondo le stime richiamate nella lettera, tra fondi di coesione e residui del Pnrr, per l’Italia la disponibilità potrebbe arrivare fino a 5 miliardi di euro. Una cifra che, nel linguaggio della politica europea, è contemporaneamente enorme e insufficiente, a seconda della direzione del vento e del livello di emergenza percepita.

La sostanza è che Fitto sollecita gli Stati membri a garantire che i fondi immediatamente disponibili vengano utilizzati «in tempo utile». Soprattutto per mitigare gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia. Un concetto semplice, quasi banale, se non fosse che a Bruxelles la semplicità è spesso un lusso negoziato con clausole, eccezioni e allegati tecnici.

Come cambiano i fondi di coesione

Il punto più interessante – e qui la lettera si fa quasi narrativa – è la scelta dello strumento: i fondi di coesione. Nati per ridurre le disuguaglianze tra territori ricchi e territori svantaggiati, diventano improvvisamente una sorta di ammortizzatore energetico continentale.

Come dire: il concetto di “coesione” si allarga, si stira, si deforma con eleganza fino a includere anche il disagio delle bollette. Un elastico concettuale che, se tirato ancora un po’, potrebbe probabilmente contenere qualsiasi crisi del XXI secolo.

Il dettaglio non è secondario. Perché mentre i fondi Safe destinati alla difesa restano saldamente blindati – la sicurezza non si tocca, almeno non nei capitoli di bilancio – sul fronte del Jtf, il Fondo per una transizione giusta, lo scenario è più flessibile.

Del resto, ricorda la lettera, quel fondo nasce proprio per accompagnare territori e persone nella transizione energetica. E dunque, perché non accompagnarli anche nel tragitto più immediato e doloroso: quello verso la fattura del gas?

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La scadenza del Pnrr e il rischio di perdere le risorse

La scadenza incombe: i pagamenti del Pnrr devono essere effettuati entro il 31 dicembre 2026. Dopo quella data, il rischio non è teorico ma contabile: le risorse si perdono. E in Europa, si sa, perdere fondi è considerato un delitto grave.

Così la soluzione prende forma con la discrezione tipica delle grandi mediazioni: anticipare i pagamenti, creare strumenti finanziari, semplificare l’attuazione, usare forme di finanziamento non legate ai costi.

In altre parole, fare tutto ciò che serve per far scorrere il denaro senza farlo sembrare troppo libero di vincoli.

Il messaggio si chiude con una disponibilità ampia, quasi evangelica. La Commissione è pronta a discutere con gli Stati membri come sfruttare al meglio il regolamento del Jtf e più in generale tutti i fondi della politica di coesione. Dagli investimenti energetici alla mobilità, dall’efficienza degli edifici pubblici alle infrastrutture energetiche.

Tutto, purché produca effetti rapidi e «duraturi nel lungo periodo», formula che a Bruxelles equivale a promettere il presente e rimandare il futuro con la stessa frase.

La risposta alle richieste del governo Meloni

Sul piano politico, la lettera è anche una risposta indiretta alle pressioni arrivate da Roma e alla richiesta avanzata dal governo guidato da Giorgia Meloni, dopo il confronto con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Un dialogo a distanza che si alimenta di emergenze e si traduce, come spesso accade, in un raffinato gioco di rimodulazioni.

E così, mentre la politica europea continua a distinguersi nella nobile arte del “salvare capra e cavoli”, Fitto mette sul tavolo una soluzione che è insieme pragmatica e creativa. Usare i fondi pensati per le disuguaglianze territoriali per attenuare le disuguaglianze energetiche.

Un capolavoro di ingegneria istituzionale, o – per dirla senza troppi giri di parole – l’ennesima dimostrazione che a Bruxelles, quando la realtà bussa alla porta, la risposta più efficace non è mai un no. È un rinvio ben confezionato.

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