Dopo la vittoria di Vincenzo De Luca a Salerno con sette liste civiche, torna il dibattito sul rapporto ambiguo tra partiti, civismo e trasformismo
E adesso? Adesso che Vincenzo De Luca ha stravinto le comunali a Salerno, col sostegno di ben sette liste di sua diretta emanazione, come si comporterà il Pd? Come risolverà l’ambiguo rapporto con il civismo? La domanda è legittima. Per lungo tempo, infatti, il Nazareno lo ha presentato come una preziosa risorsa del centrosinistra.
Le accuse del Pd al civismo
Nelle scorse settimane, però, i fedelissimi di Elly Schlein hanno preso le distanze da quel mare magnum di imprenditori, magistrati e intellettuali “d’area”, ma senza tessera di partito, nel quale hanno più volte pescato i candidati. L’europarlamentare Sandro Ruotolo è stato tranchant: «La selezione della classe dirigente basata sul consenso più che sulla competenza ha indebolito le istituzioni e il proliferare delle liste civiche ha aggravato il problema».
Non meno netto si è mostrato il deputato Marco Sarracino, secondo il quale «l’indebolimento dei partiti a favore di un presunto civismo dietro cui si cela il peggiore trasformismo è stato un grave errore». Così, non appena l’ombra del malaffare e delle inchieste giudiziarie si è allungata su Castellammare e Torre Annunziata, il Pd ha preso le distanze dai sindaci civici Luigi Vicinanza e Corrado Cuccurullo.
Il caso De Luca
Le parole di Ruotolo e Sarracino, però, non hanno impedito al Pd di lasciare campo aperto a De Luca alle comunali a Salerno. Tanto che il Nazareno ha addirittura rinunciato a presentare il proprio simbolo. Eppure l’ex presidente campano si è candidato col sostegno non di una, ma di ben sette liste civiche. E quindi? L’indebolimento delle istituzioni denunciato da Ruotolo e Sarracino vale per Vicinanza e Cuccurullo, ma non per De Luca? La contraddizione è evidente.
Il modello Emiliano
Come è evidente per Michele Emiliano. L’ormai ex presidente della Puglia è stato per anni il teorico del “civismo organizzato”, tanto da schierare a ogni tornata elettorale almeno tre liste nelle quali confluivano spesso e volentieri trasformisti e transfughi del centrodestra.
In Campania, insomma, il civismo è stato utilizzato da De Luca per consolidare il proprio consenso e marginalizzare il partito. In Puglia, invece, è stato lo strumento con cui Emiliano ha progressivamente “svuotato” il centrodestra e rafforzato il proprio sistema di potere. In entrambi i casi, però, il Nazareno ha preferito tacere.
Il problema riguarda anche il centrodestra
Sarebbe sbagliato, però, pensare che il rapporto ambiguo tra politica e civismo caratterizzi soltanto il centrosinistra. Già, perché sul fronte opposto i candidati senza tessera di partito sono la foglia di fico che nasconde la quasi totale assenza di una classe dirigente. Due esempi su tutti: le comunali di Napoli del 2021 e le regionali in Puglia dello scorso novembre. Nel primo caso il centrodestra, incapace di costruire un’alternativa in trent’anni di opposizione, si è aggrappato al magistrato Catello Maresca, poi sconfitto da Gaetano Manfredi. Allo stesso modo, nel secondo caso, conservatori e moderati si sono rifugiati nella candidatura dell’imprenditore Luigi Lobuono, anch’egli travolto dallo sfidante Antonio Decaro.
La crisi della politica
La verità è che il civismo è uno dei grandi equivoci italiani da almeno trent’anni a questa parte. Cioè da quando, sotto i colpi di Tangentopoli, la politica ha smesso di considerarsi come la più nobile delle arti e ha cominciato a vergognarsi di se stessa. Ma è anche l’ennesima prova della crisi della democrazia rappresentativa, alimentata da pessime leggi elettorali e da scellerati criteri di selezione delle classi dirigenti. Il risultato è un proliferare di candidati civici in entrambi gli schieramenti, come se il fatto di non essere iscritti a un partito o di appartenere a una determinata categoria professionale fosse garanzia automatica di trasparenza e correttezza.
Il rischio trasformismo
Questa tendenza, però, rivela un pericolo. E cioè che il civismo, anziché coinvolgere la parte migliore della società civile nella vita pubblica, si riduca a strumento utile a mascherare operazioni politicistiche o trasformistiche. Ecco perché centrosinistra e centrodestra farebbero bene a liberarsi di questo rapporto ambiguo e malsano col civismo. E il primo passo, nel caso del Pd, sarebbe quello di chiarire il giudizio su questa esperienza ormai trentennale. Parafrasando Auden, potremmo dire: la verità, vi prego, sul civismo.

































