26 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Mag, 2026

Iran, raid Usa nel sud. Khamenei: «Basi americane non sono più al sicuro»

Iran

Washington torna a colpire l’Iran mentre proseguono i negoziati in Qatar. Israele intensifica gli attacchi contro Hezbollah in Libano


Mentre Washington e Teheran trattano in Qatar per un possibile accordo sulla fine del conflitto, gli Stati Uniti tornano a colpire l’Iran e Israele alza il livello dello scontro con Hezbollah in Libano.

Il Pentagono parla di «raid difensivi» contro missili iraniani nel Golfo di Oman, Netanyahu promette di «premere ancora di più sull’acceleratore» contro Hezbollah e l’intelligence americana ammette che l’Iran ha recuperato gran parte delle sue capacità militari lungo lo Stretto di Hormuz.

La Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei: le basi americane in Medio Oriente «non sono più sicure».

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

I nuovi raid Usa nel sud dell’Iran

Le forze armate americane hanno effettuato nuovi bombardamenti nel sud dell’Iran. Secondo il Central Command statunitense, si è trattato di «raid di autodifesa» contro siti missilistici iraniani e imbarcazioni accusate di tentare il posizionamento di mine nel Golfo di Oman.

Gli attacchi avrebbero colpito l’area vicina a Bandar Abbas, il principale porto militare iraniano sullo Stretto di Hormuz, da dove Teheran potrebbe minacciare petroliere e navi militari occidentali. Il Pentagono sostiene che missili terra-aria iraniani stessero puntando alcune delle quasi due dozzine di navi da guerra americane impegnate nel blocco navale contro i porti iraniani.

L’Iran recupera le sue capacità militari

Dietro i raid emerge però anche un dato che preoccupa Washington. Secondo valutazioni riservate dell’intelligence americana citate dal New York Times, le Guardie della Rivoluzione Isalmica avrebbero già recuperato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo Hormuz. Teheran conserverebbe inoltre circa il 70% dei lanciatori mobili e del proprio arsenale missilistico prebellico.

I funzionari americani ammettono che i bombardamenti Usa non sono riusciti a distruggere in modo definitivo molte installazioni sotterranee iraniane. In diversi casi, gli iraniani sarebbero riusciti a riaprire rapidamente tunnel e basi colpite. Secondo il Nyt, fino alla scorsa settimana gli Stati Uniti stavano valutando una nuova massiccia campagna di bombardamenti proprio lungo Hormuz per allentare il controllo iraniano sulla rotta energetica.

Dal 13 aprile la marina americana avrebbe respinto o bloccato oltre cento imbarcazioni dirette verso i porti iraniani.

Iran: «Abbattuto un drone americano MQ-9 Reaper»

I pasdaran hanno annunciato di aver abbattuto un drone americano MQ-9 Reaper dopo aver individuato «velivoli ostili» nello spazio aereo iraniano nell’area del Golfo. Teheran ha aggiunto di riservarsi il diritto «legittimo e definitivo» di reagire a eventuali violazioni della tregua da parte degli Stati Uniti.

Il drone MQ-9 Reaper

L’MQ-9 Reaper è uno dei droni militari più avanzati utilizzati dagli Stati Uniti. Prodotto dalla General Atomics, può volare a circa 15mila metri di quota per oltre 27 ore consecutive. Viene utilizzato per missioni di sorveglianza, raccolta d’intelligence e attacchi mirati. Può essere armato con missili aria-terra e dispone di radar, sensori e telecamere ad alta precisione.

Khamenei: «Le basi americane non sono più al sicuro»

In un messaggio diffuso per l’inizio dell’Hajj, il pellegrinaggio musulmano alla Mecca, Khamenei ha dichiarato che «le lancette del tempo non tornano indietro» e che i Paesi della regione «non faranno più da scudo alle basi americane». Il leader iraniano, succeduto al padre dopo la sua morte nei bombardamenti Usa-Israele all’inizio della guerra, ha anche chiesto una maggiore cooperazione tra i Paesi musulmani.

Il Quad rilancia su energia e minerali strategici

Nel frattempo il gruppo Quad — formato da United States, India, Japan e Australia — ha annunciato nuovi accordi sulla sicurezza energetica e sui minerali strategici. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha spiegato che i quattro Paesi costruiranno insieme un porto nelle Fiji e coordineranno investimenti sulle catene di approvvigionamento dei minerali critici, tema sempre più centrale nello scontro geopolitico globale.

Netanyahu alza la pressione in Libano

Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele intensificherà le operazioni contro Hezbollah. «Siamo in guerra con Hezbollah» ha dichiarato il premier israeliano in un videomessaggio, aggiungendo che l’esercito «non toglierà il piede dall’acceleratore». Secondo Netanyahu, nelle ultime settimane sarebbero stati uccisi oltre 600 combattenti del gruppo sciita filo-iraniano. L’esercito israeliano sostiene di aver colpito più di 70 obiettivi Hezbollah nel sud del Libano nelle ultime 24 ore, soprattutto nell’area di Tiro.

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Hezbollah: «L’accordo con Iran ci includa»

Il leader di Hezbollah Naim Qassem ha dichiarato di guardare con favore a un’intesa tra Stati Uniti e Iran, purché includa anche il Libano. Teheran vorrebbe infatti che un eventuale accordo fermasse contemporaneamente tutti i fronti aperti, compreso quello libanese. Resta però irrisolto il nodo centrale: il disarmo di Hezbollah e il ritiro delle truppe israeliane dalle aree occupate nel sud del Libano.

Trump tra trattativa e minaccia

La nuova escalation arriva mentre Donald Trump continua a inviare messaggi contraddittori. Da una parte il presidente americano sostiene che l’accordo con Teheran sia vicino. Dall’altra, gli Stati Uniti continuano i raid e mantengono il blocco navale contro l’Iran. Il rischio è che qualsiasi incidente militare possa far saltare negoziati già estremamente fragili.

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