Iran e Stati Uniti avrebbero definito il quadro dell’intesa per fermare la guerra e riaprire Hormuz. Restano però aperti i nodi sul nucleare iraniano e sull’approvazione finale dei leader
Washington e Teheran avrebbero definito “in linea di principio” il quadro di un’intesa per fermare la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma l’accordo non è ancora chiuso: mancano l’ok finale del presidente americano Trump e della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. I dettagli più importanti, uranio arricchito, missili iraniani e ruolo di Israele restano irrisolti. Trump alterna aperture e minacce. In Israele cresce il timore di un accordo giudicato troppo morbido con Teheran.
Media: «Quadro dell’intesa definito»
Secondo il Telegraph, Stati Uniti e Iran avrebbero concordato gli elementi principali dell’accordo che dovrebbe fermare il conflitto e allentare la crisi energetica globale. La bozza prevederebbe: riapertura dello Stretto di Hormuz, consegna da parte iraniana delle scorte di uranio altamente arricchito, tregua di circa due mesi, avvio di nuovi negoziati sul nucleare.
Trump: «Niente fretta»
Donald Trump ha dichiarato che l’accordo per chiudere il conflitto con l’Iran è vicino, ma ha chiarito che Washington non ha intenzione di «correre». Il presidente americano ha spiegato che la futura intesa sarà «l’esatto opposto» del Joint Comprehensive Plan of Action negoziato durante l’amministrazione Obama. «Nessuno conosce ancora tutti i dettagli», ha detto Trump, sottolineando che il testo «non è ancora completamente negoziato». Trump continua a presentare l’eventuale intesa come una vittoria personale capace di chiudere una guerra impopolare negli Stati Uniti e devastante per i mercati energetici.
«Se farò un accordo con l’Iran, sarà un accordo buono e corretto, non come quello fatto da Obama, che diede all’Iran enormi quantità di DENARO e una strada chiara e aperta verso un’arma nucleare. Il nostro accordo è l’esatto opposto, ma nessuno lo ha visto o sa cosa sia»

«Non è nemmeno ancora completamente negoziato. Quindi non ascoltate i perdenti, che criticano qualcosa di cui non sanno nulla. A differenza di chi mi ha preceduto e avrebbe dovuto risolvere questo problema molti anni fa, io non faccio cattivi accordi! Presidente DJT»
Il blocco dei porti iraniani resta attivo
La Casa Bianca ha confermato che il blocco americano dei porti iraniani resterà in vigore fino al raggiungimento di un accordo quadro definitivo. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione: potrebbero servire ancora alcuni giorni.
Rubio: «È ancora un lavoro in corso»
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che Washington proverà fino all’ultimo la strada diplomatica. «O raggiungeremo un buon accordo oppure dovremo trovare un’altra soluzione», ha dichiarato durante la visita in India.
Rubio ha spiegato che gli Stati Uniti considerano “molto solida” la proposta relativa alla riapertura degli stretti marittimi e ha sottolineato il sostegno dei Paesi del Golfo: «Ogni Paese con cui abbiamo parlato capisce che è la cosa giusta da fare per il mondo». Da Nuova Delhi il segretario di Stato ha confermato che i negoziati restano aperti. «Forse potremmo avere novità già oggi», ha dichiarato, pur invitando alla cautela. Ma ha ribadito che l’obiettivo americano resta impedire all’Iran di ottenere capacità nucleari militari.
Israele teme un accordo troppo debole
Anche Benjamin Netanyahu è intervenuto pubblicamente sul possibile accordo. Iran e armi nucleari restano «incompatibili», ha detto, sottolineando di essere ancora pienamente allineato con Trump: «l’Iran non avrà mai un’arma nucleare».
Ma c’è nervosismo: il possibile accordo non include lo stop ai missili iraniani, non impone il blocco definitivo dell’arricchimento dell’uranio e rinvia molte questioni a negoziati futuri. Secondo diverse fonti, però, Khamenei avrebbe già ordinato che l’uranio resti in Iran. Per il governo israeliano il rischio è che Teheran mantenga intatta gran parte della propria capacità strategica.
Il Libano resta dentro la partita
Secondo tre funzionari iraniani citati dal New York Times, un eventuale accordo dovrebbe fermare i combattimenti «su tutti i fronti», incluso il Libano. Resta però incerto come verrebbe gestito Hezbollah, quale ruolo avrebbero le milizie filo-iraniane e quanto Israele sarebbe disposto a fermarsi davvero.
La guerra con Hezbollah continua infatti nel sud del Libano nonostante i colloqui diplomatici.
Le critiche al Congresso Usa
L’eventuale intesa divide anche la politica americana. Lo speaker repubblicano Mike Johnson ha sostenuto che un accordo potrebbe far scendere il prezzo della benzina e aiutare i repubblicani alle elezioni di midterm. Molto più critico il senatore repubblicano Thom Tillis, secondo il quale l’intesa sarebbe «destinata a fallire» senza un forte controllo del Congresso. Il democratico Cory Booker ha invece accusato Trump di ipocrisia politica sul dossier iraniano.
































