Il presidente israeliano Isaac Herzog attacca duramente le violenze dei coloni in Cisgiordania e prende di mira l’ultradestra al governo in Israele
«Un processo di brutalità si sta insinuando in una frangia marginale della nostra società. Purtroppo, c’è chi lo celebra e ne va fiero». Il presidente israeliano Isaac Herzog non ci va leggero nel suo insolito e inaspettato attacco contro la politica degli insediamenti nei territori palestinesi in Cisgiordania. Parlando delle azioni dei coloni contro i civili palestinesi nella West Bank Herzog ha fatto sapere di star «assistendo a una terribile ondata di violenza perpetrata da una folla anarchica», una folla le cui azioni «violano ogni norma morale ed etica». Per questo ammonisce Herzog, parlando alla popolazione del suo Paese: «Non dobbiamo tollerare questa brutalità».
Continuando il suo attacco contro le frange più radicali della politica israeliana che sostengono l’espansione delle colonie in Cisgiordania Herzog ha fatto notare di aver ricevuto rapporti da comandanti dell’esercito israeliano nei territori palestinesi, i quali affermavano di trascorrere intere giornate a fronteggiare «criminali anarchici». Bande incontrollabili colpevolmente sostenute da alcuni politici israeliani. Parole molto dure, che segnano una presa di posizione rara da parte delle istituzioni israeliane contro il fenomeno dei coloni più radicali.
Lo scontro con Ben Gvir
Evidentemente, le figure a cui si riferiva il presidente israeliano sono il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir. Proprio quest’ultimo ha commentato con parole di fuoco quanto detto da Herzog, sostenendo che «un presidente che chiama centinaia di migliaia di cittadini israeliani “brutali” non è degno della carica che ricopre». Un attacco pesante, sebbene in linea con i modi di fare del politico di estrema destra, più volte finito sotto i riflettori per sparate aggressive contro i più moderati tra i leader politici del Paese.
L’ultimo caso, che ha provocato le critiche anche del Primo ministro Benjamin Netanyahu, è stato il video diffuso da Ben Gvir in cui si vede il politico schernire gli attivisti detenuti della Global Sumud Flotilla, diretti a Gaza, con le mani legate e in posizioni disumane, nel porto di Ashdod. Un gesto che ha sconvolto molti, tanto in Israele quanto all’estero. L’episodio ha alimentato ulteriormente le polemiche sul ruolo della destra radicale nel governo israeliano.
Smotrich e il sostegno ai coloni
Più di Ben Gvir, però, è Smotrich il vero bersaglio di Herzog. Tra i due, infatti, è proprio il ministro delle Finanze ad essere la più credibile espressione dei coloni israeliani in Cisgiordania, il supporto verso i quali garantisce da tempo a Smotrich il suo peso politico. Un supporto espresso più volte, anche tramite gesti eclatanti come l’andare direttamente sul posto di recenti “acquisizioni” di edifici da parte dei coloni o il presenziare alle cerimonie di lancio di vasti progetti infrastrutturali per nuove colonie su territorio palestinese.
Tutti gesti provocatori che complicano la posizione internazionale d’Israele e che, in più di un’occasione, hanno messo in imbarazzo lo stesso governo. Proprio la questione dell’immagine internazionale del Paese, del resto, è ciò che sembra preoccupare maggiormente una parte del panorama politico israeliano. E forse proprio questa preoccupazione ha spinto Herzog a scagliarsi contro gli insediamenti e i coloni, uno degli elementi più volte utilizzato all’estero per attaccare le politiche d’Israele nei confronti dei palestinesi. La pressione internazionale resta altissima sul tema delle colonie.
Una società sempre più polarizzata
Tuttavia, nonostante la contrarietà di una parte consistente della popolazione a queste pratiche, l’arrivo di coloni in Cisgiordania è una costante ormai da molti decenni ed è un modus operandi che vanta storicamente centinaia di migliaia di sostenitori. E visto ciò che è successo negli ultimi anni, la tensione tra israeliani e palestinesi è decisamente aumentata, ingrandendo il fronte dei più ostili agli arabi in Israele. Un clima che contribuisce alla crescente radicalizzazione del dibattito pubblico.
Proprio in questo contesto s’inserisce anche l’indiscrezione circolata ieri sui giornali israeliani riguardante un possibile piano della maggioranza per escludere i partiti arabi dalla prossima corsa elettorale. Stando a quanto riferito dai media, infatti, Netanyahu e i suoi alleati starebbero riflettendo su possibili strategie politiche e legali per impedire al partito Lista Araba Unita, noto come Ra’am, di partecipare alle prossime elezioni della Knesset. Una scelta evidentemente volta a limitare la già circoscritta partecipazione politica degli arabo-israeliani.
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In questo quadro, le parole di Herzog assumono un peso che va ben oltre la semplice condanna delle violenze dei coloni in Cisgiordania. L’impressione, infatti, è che una parte delle istituzioni israeliane stia iniziando a percepire come un problema non soltanto l’impatto internazionale delle politiche sugli insediamenti, ma anche la trasformazione interna del Paese. La crescente influenza dei movimenti ultranazionalisti, il progressivo spostamento a destra del dibattito pubblico e i tentativi di restringere ulteriormente lo spazio politico degli arabo-israeliani raccontano di un sistema sempre più polarizzato.































