22 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Mag, 2026

Ebola tra Congo e Uganda: sotto accusa i tagli Usa. Oms: «Rischio diffusione globale»

Guerra, fake news, povertà e tagli ai programmi sanitari aggravano l’epidemia di Ebola nell’Africa centrale. Sotto pressione anche gli Stati Uniti per i tagli a Usaid. Cosa si rischia a livello intrenazionale


L’epidemia di Ebola tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda rischia di trasformarsi in una nuova emergenza sanitaria internazionale. A lanciare l’allarme è il direttore generale dell’World Health Organization.

Tedros Adhanom Ghebreyesus ha parlato di una situazione che «giustifica seria preoccupazione» per velocità e portata del contagio, molto più esteso di quanto emerso finora.

L’epidemia causata dal raro ceppo Bundibugyo di Ebola avrebbe già provocato almeno 160 morti. I casi sospetti sarebbero oltre 670 mentre più di 1.200 persone sono sotto monitoraggio sanitario. L’Organizzazione mondiale della sanità ritiene probabile che il virus abbia circolato per settimane senza essere individuato. Gli esperti parlano di «diverse generazioni di contagio» rimaste invisibili prima dell’identificazione ufficiale del focolaio. I campioni sospetti hanno dovuto viaggiare per oltre 1.600 chilometri fino a Kinshasa prima della conferma ufficiale del virus.

Sotto accusa i tagli dell’amministrazione Trump

Molti operatori umanitari e analisti sanitari accusano apertamente i tagli americani alla cooperazione internazionale di aver indebolito la capacità di risposta. Secondo Cnn, l’amministrazione Trump: ha ridotto i fondi all’Oms e ha smantellato Usaid. Ha tagliato programmi del Cdc e sta riducendo gli aiuti sanitari diretti a Congo e Uganda.

«È difficile immaginare che tutto questo non abbia avuto effetti sulla sorveglianza sanitaria e sulla risposta all’epidemia», ha spiegato Josh Michaud, analista della fondazione sanitaria KFF.

«Abbiamo perso personale, laboratori e credibilità»

Ex funzionari Usaid raccontano che molti esperti con esperienza diretta nella gestione di epidemie come Ebola sono stati licenziati negli primi mesi della presidenza Trump, quando Musk era a capo del Doge. Alcuni programmi di prevenzione e monitoraggio sanitario nell’est del Congo sarebbero stati chiusi già nel 2025, lasciando ospedali senza equipaggiamenti protettivi, sistemi di sorveglianza e personale sanitario sufficiente. «Abbiamo perso capacità di coordinamento, personale e credibilità», ha spiegato un ex funzionario Usaid che aveva lavorato proprio nella Repubblica Democratica del Congo.

Washington respinge le accuse

Il Dipartimento di Stato americano nega che i tagli abbiano rallentato la risposta all’epidemia. Gli Stati Uniti sostengono di aver reagito rapidamente dopo l’identificazione ufficiale del focolaio, mobilitando oltre 23 milioni di dollari per: cliniche mobili, laboratori, screening sanitari, sepolture sicure e gestione dei casi. Washington ha inoltre inviato squadre speciali di risposta sanitaria in Congo e Uganda.

Gli hanno introdotto limitazioni all’ingresso nel Paese dalle aree colpite. Washington ha inoltre confermato il primo caso di cittadino americano contagiato dal ceppo Bundibugyo in Congo. Il paziente verrà trasferito in Germania per essere curato presso l’ospedale universitario Charité di Berlino.

Il virus arriva nelle città

Intanto casi sono stati segnalati anche a Kampala, a Goma e a Bunia, grandi centri urbani considerati strategici per il rischio di diffusione regionale. Secondo Tedros, oltre 100mila persone sono state recentemente costrette a spostarsi nella provincia congolese di Ituri, epicentro dell’epidemia. Il movimento continuo della popolazione aumenta il rischio di trasmissione del virus oltre i confini attuali.

Nessun vaccino contro questo ceppo

L’epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola, per il quale al momento non esistono vaccini né cure approvate.

L’Ebola ha un tasso medio di mortalità vicino al 50%. Si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di persone infette o materiali contaminati. I sintomi includono febbre, dolori muscolari, vomito, diarrea, emorragie interne ed esterne e insufficienza epatica e renale. Secondo il Cdc americano, i ricercatori stanno lavorando a terapie sperimentali basate su anticorpi monoclonali.

Il virus nasce nella foresta

Secondo gli esperti, il ceppo Bundibugyo di Ebola si sarebbe diffuso attraverso il contatto con animali selvatici infetti consumati come bushmeat, carne di foresta ancora molto diffusa nelle aree rurali del Congo. Pipistrelli, scimmie, antilopi e roditori rappresentano per molte comunità una fonte essenziale di proteine e sopravvivenza. L’ex ministro della Sanità congolese Eteni Longondo ha spiegato che vietare la caccia nelle immense foreste del bacino del Congo è quasi impossibile.

«Le persone continuano a mangiare carne selvatica perché non hanno alternative».

Assalto al centro Ebola: incendiate le tende dei malati

In Congo a Rwampara, nella provincia di Ituri, alcuni manifestanti hanno incendiato un centro sanitario che ospitava pazienti contagiati dopo che le autorità avevano impedito ai parenti di un giovane morto di portarne via il corpo.Secondo le autorità locali, i familiari del ragazzo hanno tentato di entrare con la forza nell’ospedale per recuperare il corpo.

Dopo il rifiuto dei sanitari sono iniziati gli scontri: pietre e oggetti lanciati contro le tende mediche hanno provocato un vasto incendio che ha distrutto due strutture utilizzate per curare i malati di Ebola. Al momento dell’attacco sei pazienti erano ricoverati nelle tende dell’organizzazione umanitaria Alima e sono stati trasferiti all’interno dell’ospedale.

La polizia spara colpi di avvertimento

Durante gli scontri la polizia congolese è intervenuta sparando colpi di avvertimento per disperdere la folla. Video diffusi sui social mostrano le tende mediche completamente avvolte dalle fiamme e letti ospedalieri carbonizzati. Il governo congolese ha condannato l’attacco parlando di una reazione «esattamente opposta a quella necessaria per fermare l’epidemia».

I riti funebri favoriscono la diffusione

Secondo gli operatori locali, anche alcune tradizioni funerarie starebbero contribuendo al contagio. In molte comunità i parenti continuano a toccare il corpo del defunto durante l’ultimo saluto, pratica considerata ad altissimo rischio per la trasmissione del virus.

«Ebola è una menzogna»: fake news in Congo

Dietro l’assalto cresce il problema della disinformazione. Molti abitanti delle aree più isolate dell’Ituri non credono all’esistenza del virus. «Per molte comunità Ebola è un’invenzione degli occidentali», ha spiegato il politico locale Luc Mambele alla Cnn. In molte zone dell’Ituri si stanno diffondendo superstizioni e disinformazione. Alcuni abitanti parlano di «bare fantasma» che porterebbero morte istantanea solo a guardarle. La paura spinge molte persone a rifiutare cure mediche e isolamento sanitario.

Il ministero della Sanità congolese prova a rassicurare la popolazione ricordando che il Paese ha già affrontato numerose epidemie in passato. «Sedici volte dichiarata, sedici volte sconfitta. Anche la diciassettesima non sarà diversa», hanno scritto le autorità sui social.

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