I sub specialisti di Dan Europe sono tornati nella grotta dell’atollo di Vaavu e hanno recuperato due dei quattro corpi dei sub italiani morti durante l’immersione nelle grotte delle Maldive. Le autorità maldiviane verificano le autorizzazioni per l’immersione
Dopo l’individuazione dei quattro corpi nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, oggi sono stati recuperati due dei quattro corpi dei sub italiani morti durante l’immersione nelle grotte delle Maldive. Sono quelli di Monica Montefalcone e Federico Gualtieri, erano nella terza camera del sistema di grotte dove il gruppo è rimasto intrappolato.
Le salme sono state trasferite verso l’obitorio della capitale Malé, mentre i soccorritori preparano il recupero delle altre due vittime, previsto nelle prossime ore se le condizioni del mare lo permetteranno.
Le operazioni coinvolgono un team specialistico finlandese, la Guardia Costiera maldiviana, la polizia locale ed esperti di Dan Europe, impegnati in immersioni estremamente complesse tra cunicoli profondi, scarsa visibilità e lunghi tempi di decompressione.
Il recupero nella grotta sommersa
«I corpi erano tutti insieme», ha spiegato il portavoce del governo delle Maldive Mohamed Hussain Sharif, descrivendo una delicata operazione subacquea sviluppata a più livelli di profondità.
Il team finlandese ha raggiunto le vittime all’interno della grotta utilizzando rebreather, scooter subacquei e sistemi di supporto vitale avanzati. I corpi sono stati trasportati fino a circa 30 metri di profondità e poi affidati ai gruppi di recupero maldiviani, che li hanno portati gradualmente verso la superficie.
Dan Europe ha confermato che l’intervento si è concluso senza problemi durante la lunga fase di decompressione e che le operazioni continueranno anche domani se non si riuscisse già oggi, per recuperare gli altri due corpi.
«La sicurezza del team operativo resta la priorità assoluta», ha spiegato Laura Marroni, vicepresidente e ceo di Dan Europe, sottolineando la complessità tecnica dell’immersione in un ambiente ostruito e completamente buio.
Il dolore delle famiglie
«Voglio ricordarle sorridenti». Sono le parole di Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giorgia, anche lei tra le vittime della tragedia.
«Sono distrutto, non dormo da giorni, ho gli incubi», ha raccontato dopo aver appreso dalla televisione del ritrovamento dei corpi della moglie e di Federico Gualtieri, chiamato da tutti «Chicco». Sommacal ha spiegato che non partirà per Malé: «Le aspetterò qui».
Anche i genitori di Federico Gualtieri, attraverso il loro legale Antonello Riccio, hanno parlato di «un primo momento di sollievo» almeno per poter avere «un corpo su cui piangere», chiedendo ora chiarezza sulle cause della tragedia.
La Procura di Roma indaga per omicidio colposo
Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. I magistrati di piazzale Clodio disporranno le autopsie una volta che le salme rientreranno in Italia e ascolteranno anche i connazionali che si trovavano a bordo della safari boat “Duke of York”.
Sotto esame ci sono soprattutto le autorizzazioni dell’immersione. Il portavoce del governo maldiviano ha spiegato che gli investigatori stanno verificando se «non ci fossero tutti i permessi validi» e per questo le autorità hanno ordinato la sospensione temporanea delle attività simili nella zona.
La lettera del fidanzato di Giorgia: «Affrettiamoci ad amare»
Tra i messaggi più toccanti delle ultime ore c’è quello di Federico Colombo, fidanzato di Giorgia Sommacal, pubblicato dal Secolo XIX. «La vita corre veloce e non ci avvisa mai quando qualcosa sta per finire», scrive il giovane nella lettera. «Dovremmo avere il coraggio di amare di più, dire quello che sentiamo, abbracciare forte le persone a cui vogliamo bene».
Come è avvenuto il recupero
Secondo quanto riferito dalle autorità maldiviane, i sub finlandesi di Dan Europe sono entrati nella cavità per estrarre i corpi. Successivamente i sommozzatori della Guardia Costiera li hanno accompagnato dai 30 metri fino a circa 7 metri di profondità, prima delle ultime operazioni necessarie per il recupero completo in superficie. L’immersione era estremamente delicata per la profondità, il buio e la struttura della grotta.
Dan Europe: «La sicurezza viene prima di tutto»
«Si tratta effettivamente di un’immersione complessa», ha spiegato Laura Marroni, vicepresidente e Ceo di Dan Europe.
«Quando si ha a che fare con ambienti ostruiti, scarsa visibilità e profondità elevate, le operazioni diventano molto difficili. Per noi la sicurezza resta la priorità assoluta». Il team impegnato nell’operazione è composto dai tre specialisti finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, esperti internazionali di immersioni tecniche e soccorsi in grotta.
Paakkarinen ha partecipato alla mappatura di relitti storici nel Baltico, Westerlund è specializzata in riprese e rilievi subacquei, mentre Grönqvist è vigile del fuoco e sommozzatore tecnico esperto di miniere e cavità sommerse.
Chi è Dan Europe
Dan Europe, con sede italiana a Roseto degli Abruzzi, è una fondazione internazionale specializzata in medicina subacquea, sicurezza e soccorso tecnico. Da oltre quarant’anni coordina interventi in tutto il mondo, gestendo ogni anno migliaia di emergenze legate alle immersioni.
Tra le missioni più celebri a cui ha partecipato c’è anche il salvataggio dei 12 ragazzi intrappolati nel 2018 nella grotta thailandese di Tham Luang.

































