5 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

5 Mar, 2026

Allarme terrorismo in Italia, si temono lupi solitari

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto

Con la guerra in Medio Oriente cresce l’allerta terrorismo in Italia. L’intelligence teme soprattutto l’azione di lupi solitari radicalizzati online. Dopo l’allerta per una bomba a Roma misure di sicurezza rafforzate nel Paese


Il panico corre sui social: «Non prendete i treni, evitate i centro commerciali e i luoghi affollati». Perché la guerra non è soltanto una questione di equilibri geopolitici, missili e diplomazie parallele. È un detonatore emotivo. Un boato che arriva prima in Rete che nelle piazze. Il tam tam è quello di sempre, ma con un volume più alto: niente eventi, state lontano dagli aeroporti. Un copione già visto dopo ogni crisi internazionale. E rischia di diventare esso stesso un fattore di instabilità.

Gli allarmi bomba e la percezione del pericolo

Ieri l’altro a Roma sono scattati quattro allarmi bomba in pieno centro. Quattro. E anche ieri decine di segnalazioni, una valigia dimenticata ha creato il caos. Falsi allarmi, per fortuna. Ma ogni evacuazione significa uomini, mezzi, tensione. Significa moltiplicare la percezione di un pericolo che, anche quando non si materializza, lascia il segno.

Il Csa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, aggiorna costantemente i dati. Ma controllare oltre 28 mila obiettivi sensibili – tanti sono in Italia – non è un esercizio teorico. È un lavoro che richiede allerta continua, risorse, uomini. E nervi saldi.

Il rischio esiste ma l’allarmismo aiuta i terroristi

Il rischio – sia chiaro – esiste, e sarebbe irresponsabile negarlo. Un eventuale ampliamento del conflitto mediorientale potrebbe accentuare la propagazione del rischio terroristico anche in Europa. Ma trasformare ogni stazione in un bersaglio e ogni volo in una roulette russa non aiuta. Anzi, fa il gioco di chi vuole destabilizzare.

I rischi concreti hanno nomi precisi: radicalizzazione online accelerata dall’IA; finanziamenti opachi; soggetti isolati che decidono di agire per emulazione.

La minaccia ibrida

La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza parla chiaro. Nel 2025 gli appelli a colpire in Europa – quartieri ebraici, ambasciate, luoghi simbolici – sono stati numerosi. Gli attacchi alla sinagoga di Heaton Park a Manchester e la sparatoria di Bondi Beach in Australia sono ferite ancora aperte.

“Minaccia ibrida”: azioni coordinate, spesso sotto la soglia della guerra convenzionale, condotte anche tramite proxy, organizzazioni terroristiche o criminali. In questo schema il terrorismo non è un’entità isolata, ma un ingranaggio di un meccanismo più ampio.

La guerra ormai alle porte del Mediterraneo

Ma c’è un altro dato che dovrebbe farci alzare lo sguardo dal feed di Instagram e riportarlo sulla carta geografica. Il terrorismo internazionale, e più in generale la guerra ibrida che lo alimenta, non è mai stato così vicino alle nostre coste.

La betoniera russa Metagaz è stata colpita e completamente distrutta da un drone ucraino partito dalla Libia, a pochissima distanza dalla Sicilia. Nessun film di spionaggio: Mediterraneo centrale, poche decine di miglia dalle nostre rotte commerciali. È il segno plastico di un effetto domino che rischia di fare del Mediterraneo una delle tante vittime collaterali.

Il vero pericolo: i lupi solitari

Sarebbe però un errore pensare che il rischio maggiore, oggi, arrivi da fantomatiche “cellule dormienti” pronte a ricevere un ordine criptato. Il punto critico sono i cani sciolti. I solitari radicalizzati online. I soggetti fragili che intercettano una narrazione tossica e decidono di trasformarla in gesto.

Senza struttura, senza catena di comando, senza segnali facilmente decifrabili. Una “propaganda adattiva” capace di profilare, analizzare dati, individuare i soggetti più ricettivi e modulare il messaggio in base alle loro reazioni. Un click dopo l’altro, fino a costruire una bolla perfetta.

Disinformazione e paura

Il finanziamento passa da campagne legate a falsi progetti umanitari, orchestrate con algoritmi generativi. In parallelo, la disinformazione corre sui social, amplificando ogni episodio, ingigantendo ogni voce.

Così quattro falsi allarmi bomba diventano la prova di un assedio imminente. Un attacco nel Mediterraneo si trasforma, nel racconto distorto, in invasione alle porte.

La risposta

La risposta non è chiudersi in casa o smettere di viaggiare. È rafforzare l’intelligence, investire in cyber-resilienza, coordinare difesa civile e militare, pretendere piattaforme digitali più responsabili. Distinguere tra allerta e allarmismo.

La guerra in Iran giorno per giorno

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