19 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Mar, 2026

Iran, Nato abbatte un missile verso Turchia. Blackout in Iraq. L'Europa si divide

Sottomarino Usa attacca nave iraniana

Iran quinto giorno di guerra: continuano i bombardamenti tra Iran, Israele e Stati Uniti. Missili nel Golfo, evacuazioni di civili e cresce il bilancio delle vittime


L’Iran è entrato nel quinto giorno di guerra. A Teheran è stato rimandato il funerale dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti americani e israeliani. L’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran si è trasformato in una crisi internazionale più ampia. Le difese aeree della Nato hanno abbattuto un missile balistico iraniano diretto verso la Turchia, mentre gli Stati Uniti hanno affondato una nave della marina iraniana in acque internazionali.

L’ambasciata statunitense a Baghdad ha intimato ai suoi cittadini di lasciare immediatamente l’Iraq, che è al buio per un blackout. “I cittadini statunitensi in Iraq sono incoraggiati a partire non appena saranno in grado di farlo in sicurezza e a rimanere in casa finché le condizioni non saranno sicure per la partenza”, ha dichiarato l’ambasciata su X. “Se fosse sicuro farlo, gli americani dovrebbero lasciare l’Iraq ora”.

Oltre 17.500 americani sono tornati negli Stati Uniti da quando il Paese e Israele hanno scatenato la guerra all’Iran. Oltre 8.500 americani sono tornati ieri, ha dichiarato il vicesegretario di Stato Dylan Johnson e il Dipartimento ha assistito quasi 6.500 persone, la maggior parte delle quali è partita con voli commerciali. Gli Stati Uniti stanno organizzando voli charter messi a disposizione gratuitamente.

Nel frattempo diverse nazioni europee hanno iniziato a schierare risorse militari nella regione. In una conferenza stampa in Polonia nel pomeriggio di mercoledì, l’Alta rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, ha affermato che l’Iran sta cercando di “seminare il caos e incendiare la regione attaccando indiscriminatamente” Paesi in cui vivono centinaia di migliaia di cittadini europei.

Funzionari governativi degli Stati membri dell’Unione europea e dei Paesi del Gulf Cooperation Council si riuniranno giovedì “per discutere la strada da seguire”, ha aggiunto Kallas.

In Libano, Israele ha intensificato gli attacchi contro Hezbollah, ordinando un’evacuazione di massa nel sud del Paese. L’esercito israeliano ha ordinato ai libanesi di fuggire a nord del Litani, un fiume da tempo considerato una linea del fronte nel conflitto.

L’Europa schiera mezzi militari

La crescente tensione internazionale ha spinto diversi Paesi europei a muoversi. Regno Unito, Francia e Grecia hanno annunciato l’invio di risorse militari nel Mediterraneo e nel Golfo per proteggere cittadini e interessi strategici.

Anche la Cina si è attivata diplomaticamente: Pechino ha annunciato l’invio di un inviato speciale in Medio Oriente con l’obiettivo di contribuire alla mediazione del conflitto.

Rimandato il funerale di Khamenei

Il corpo della guida suprema, come spiegano le tv di Stato, sarebbe dovuto essere esposto al pubblico questa sera, segnando l’inizio di una lunga cerimonia funebre nel complesso nel centro della capitale dove Khamenei era solito guidare le preghiere e tenere i suoi discorsi.

La televisione di Stato iraniana ha annunciato che l’omaggio pubblico, poi rinviato, tre giorni. Intanto il conflitto continua ad allargarsi con nuovi attacchi missilistici e con una crescente tensione militare in tutto il Golfo.

La corsa al successore della guida suprema

I principali religiosi sciiti iraniani, l’Assemblea dei religiosi, sono riuniti per scegliere il suo successore. La scelta dovrebbe essere annunciata a breve e cadere su Mojtaba Khamenei, 56 anni, figlio dell’ayatollah assassinato. Il nuovo leader non avrebbe solo un ruolo religioso e politico: diventerebbe anche comandante in capo delle forze armate iraniane, assumendo il controllo dell’apparato militare nel pieno della guerra. Alcuni membri dell’assemblea avrebbero però espresso riserve ad annunciare subito la nomina, temendo che una proclamazione immediata possa trasformarlo in un bersaglio diretto per Stati Uniti e Israele. Le fonti hanno parlato in forma anonima a causa della delicatezza delle discussioni interne. Israele nel frattempo ha già annunciato che ucciderà il successore.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che anche la prossima Guida Suprema iraniana potrebbe diventare un obiettivo militare se continuerà la linea ostile di Ali Khamenei contro Israele e gli Stati Uniti.

Pentagono: «Colpiremo giorno e notte»

I funzionari statunitensi hanno ribadito che non ci sarà alcuna tregua negli attacchi contro l’Iran. Secondo Washington, i bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele hanno già devastato il programma missilistico balistico iraniano e parte della flotta navale di Teheran.

Dal Pentagono il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che i caccia americani e israeliani puntano a ottenere presto il controllo totale dello spazio aereo iraniano. Questo permetterebbe di colpire obiettivi militari in modo continuativo, portando — parole sue — «morte e distruzione a tutte le ore».

Trump: “Molti leader iraniani sono già stati uccisi”

Martedì il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che molti dei possibili successori di Khamenei sarebbero stati eliminati durante la campagna di bombardamenti condotta da Stati Uniti e Israele.

Trump ha aggiunto che il prossimo leader potrebbe essere “cattivo quanto i suoi predecessori”, ammettendo di fatto l’incertezza sugli sviluppi della guerra e sulle conseguenze politiche del conflitto.

In un incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Trump ha sostenuto che Teheran sarebbe pronta a negoziare, aggiungendo però che «ormai è tardi». Il presidente americano ha anche criticato Londra e Madrid per la loro posizione sull’uso delle basi militari.

Oggi nel briefing del Pentagono, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha dichiarato che la campagna militare degli Stati Uniti contro l’Iran sta accelerando. Nuovi aerei da guerra stanno arrivando nella regione mentre Washington avverte Teheran che le forze americane sono pronte a infliggere «morte e distruzione».

Missile iraniano verso la Turchia abbattuto dalla Nato

Poco prima della conferenza stampa di Hegseth e del generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, il ministero della Difesa turco ha annunciato che un missile balistico iraniano diretto verso lo spazio aereo turco è stato intercettato e abbattuto dalle difese Nato.

Non è stato chiarito quale fosse il bersaglio del missile e Teheran non ha commentato l’episodio. Tuttavia un attacco alla Turchia, membro dell’Alleanza atlantica che ha importanti basi militari statunitensi, segna l’escalation nelle rappresaglie iraniane contro i Paesi della regione.

Sri Lanka, affondata nave dell’Iran

Una nave portacontainer è stata colpita al largo delle coste dell’Oman mentre transitava nello Stretto di Hormuz, ha riferito un’agenzia britannica per la sicurezza marittima. La nave si trovava a due miglia nautiche a nord dell’Oman, “in transito verso est nello Stretto di Hormuz”, quando è stata “colpita da un proiettile sconosciuto appena sopra la linea di galleggiamento, causando un incendio nella sala macchine”, secondo l’Ukmto. Si è trattato del quarto attacco segnalato in acque regionali nell’arco di 24 ore, dopo che i proiettili hanno colpito altre tre navi al largo delle coste degli Emirati e dell’Oman o nelle vicinanze.

Almeno 80 morti

“Almeno 80 persone” sono morte nell’attacco di un sottomarino statunitense contro una nave da guerra iraniana nell’Oceano Indiano: lo ha dichiarato un viceministro degli Esteri dello Sri Lanka in un’intervista a una televisione locale citata dalla Reuters sul suo sito web.

Bombardamenti e missili nel Golfo

Proseguono sia i raid israeliani e americani sull’Iran che gli attacchi di risposta di Teheran con missili e droni.

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito decine di obiettivi legati ai Basij, la milizia paramilitare del regime iraniano, oltre a strutture delle forze di sicurezza interne. I Basij avevano avuto un ruolo centrale nella repressione delle recenti proteste antigovernative.

Israele ha anche segnalato l’arrivo di nuovi missili dall’Iran e dal Libano, molti dei quali sono stati intercettati. Un raid aereo ha colpito il Comfort Hotel nel sobborgo di Baabda, a meno di due chilometri dal palazzo presidenziale libanese. L’attacco ha portato all’evacuazione del principale complesso giudiziario del Paese.

L’esercito israeliano ha annunciato di aver bombardato decine di obiettivi legati ai Basij, la milizia paramilitare del regime iraniano che ha avuto un ruolo centrale nella repressione delle recenti proteste antigovernative.

Missili intercettati in Arabia Saudita

Il ministero della Difesa saudita ha annunciato di aver abbattuto due missili da crociera e dieci droni diretti verso il paese. Non è stato chiarito da dove siano partiti gli attacchi.

Il conflitto sta ormai coinvolgendo l’intera regione del Golfo e diversi paesi stanno tentando di evacuare centinaia di migliaia di cittadini.

Duello aereo sopra Teheran

Un caccia israeliano F-35 ha abbattuto un jet iraniano Yak-130 nei cieli di Teheran, secondo quanto riferito dalle forze armate israeliane. Sarebbe il primo combattimento diretto tra due aerei pilotati dei due Paesi dall’inizio del conflitto.

Evacuazioni e americani in fuga dalla regione

Il Dipartimento di Stato americano ha avviato voli charter per evacuare cittadini statunitensi dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Arabia Saudita e dalla Giordania.

Washington ha inoltre autorizzato la partenza dei dipendenti governativi non essenziali e delle famiglie del personale diplomatico in Arabia Saudita e Oman per motivi di sicurezza.

Il Comando Centrale americano ha fatto sapere che sono già 50 mila i soldati assegnati alla guerra contro l’Iran, con ulteriori rinforzi in arrivo. Washington parla di un’operazione militare «senza precedenti», con un numero di attacchi aerei già doppio rispetto all’invasione dell’Iraq del 2003.

Secondo fonti diplomatiche, il consolato degli Stati Uniti a Dubai è stato dato alle fiamme, mentre missili sono stati lanciati contro l’ambasciata americana a Riad. Evacuate le sedi diplomatiche Usa in Iraq, Bahrein, Giordania e Kuwait. Evacuazioni di personale occidentale anche da Arabia Saudita, Oman e Cipro. Secondo un’analisi del New York Times basata su immagini satellitari e video verificati, gli attacchi iraniani hanno danneggiato strutture legate ai sistemi di comunicazione e radar in almeno sette basi militari statunitensi in Medio Oriente.

Navi Usa nello stretto di Hormuz

Trump ha anche dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero inviare unità della Marina militare per scortare le navi commerciali nello stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Il traffico delle petroliere attraverso lo stretto si è quasi fermato a causa del timore di attacchi.

Bilancio delle vittime

La Mezzaluna Rossa iraniana ha riferito che il numero dei morti è salito a 787 dall’inizio dei bombardamenti americani e israeliani. Devastante l’attacco contro una scuola elementare femminile in Iran, che avrebbe provocato almeno 175 vittime.

In Libano, secondo il ministero della Salute, decine di persone sono morte nei raid israeliani contro Hezbollah.

Il Pentagono ha confermato la morte di sei militari statunitensi nel conflitto. Quattro soldati della riserva dell’esercito sono stati uccisi nel fine settimana in Kuwait in un attacco con droni contro installazioni militari americane.

Sistani condanna la guerra

Il grande ayatollah Ali al-Sistani, massima autorità religiosa sciita con base in Iraq, ha condannato gli attacchi americani e israeliani contro l’Iran. In un raro intervento politico ha avvertito che l’offensiva potrebbe provocare «caos diffuso e una lunga instabilità internazionale».

Scontro tra Trump e l’Unione europea

Dopo la minaccia di Donald Trump di interrompere il commercio con la Spagna per il rifiuto di concedere basi militari agli Stati Uniti, Bruxelles ha avvertito che un attacco commerciale contro un Paese membro equivale a un attacco contro tutta l’Unione europea. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha invitato Stati Uniti, Israele e Iran a fermare l’escalation militare, avvertendo che «non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità».

La crisi in Medio Oriente divide anche gli alleati occidentali. Sanchez e Starmer frenano sulla guerra in Iran, chiedendo di evitare una nuova escalation militare e di puntare su diplomazia e diritto internazionale

La posizione della Spagna sul conflitto in Medio Oriente è chiara: Sanchez no alla guerra. Il premier spagnolo Pedro Sanchez lo ha ribadito in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, all’indomani delle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di interrompere le relazioni commerciali con Madrid per il rifiuto di autorizzare l’uso delle basi militari di Moron e Rota nell’operazione contro l’Iran.

«La posizione della Spagna si riassume in poche parole: no alla guerra», ha dichiarato il leader socialista.

Starmer: «Non faremo una guerra senza basi legali»

Anche il primo ministro britannico Keir Starmer ha preso le distanze dagli attacchi contro l’Iran. Starmer ha dichiarato che non unirà il Regno Unito alla guerra contro l’Iran senza una «base legale», rispondendo alle nuove critiche del presidente americano Donald Trump.

Martedì il presidente degli Stati Uniti aveva affermato che Starmer «non è Winston Churchill», nell’ennesimo attacco al primo ministro britannico, che non ha autorizzato gli aerei americani a utilizzare le basi nel Regno Unito per lanciare i primi raid contro Teheran.

Durante il Prime Minister’s Questions alla Camera dei Comuni, mercoledì, Starmer ha replicato alle accuse. «Sabato non ero disposto a far entrare il Regno Unito in una guerra a meno che non fossi certo che esistesse una base legale e un piano credibile e ben definito. Questa resta la mia posizione», ha dichiarato ai deputati.

La Francia invia la portaerei De Gaulle

Parigi ha deciso di rafforzare la propria presenza militare nel Mediterraneo orientale inviando la portaerei Charles De Gaulle e dispiegando ulteriori mezzi a Cipro.

Mercati nervosi e benzina in aumento

Dopo giorni di forte turbolenza, i mercati finanziari sembrano essersi stabilizzati mentre gli investitori valutano l’impatto della guerra sui prezzi dell’energia.

Negli Stati Uniti il prezzo della benzina è però tornato a salire ed è ora circa 20 centesimi più alto rispetto alla settimana scorsa, alimentando i timori di nuove pressioni inflazionistiche.

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