17 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Feb, 2026

Il Csm e i magistrati schiavi dell’amichettismo

La prima minaccia all’autonomia e all’indipendenza dei magistrati è quel sistema di correnti (e di potere) attorno a cui ruota l’Anm


Il Csm, appiattendosi sulla posizione dell’Anm per il No al referendum e prendendo parte alla campagna referendaria, dimostra una volta di più di essere venuto meno alla sua natura di organo di rilievo costituzionale con funzioni di alta amministrazione pensato per garantire ad ogni singolo magistrato la possibilità di essere autonomo e indipendente, venendo la sua carriera gestita non già da un soggetto politico quale sarebbe stato ad esempio il ministro della Giustizia ma per l’appunto da un organo tecnico composto in maggioranza da altri magistrati. Ma era una pia illusione.

La corporazione giudiziaria

La carriera e la vita lavorativa di ogni magistrato è stata, infatti, strappata dalle “grinfie” della politica per finire tra gli artigli della stessa corporazione giudiziaria. Il Csm si è, infatti, trasformato in un mero braccio operativo, in una estroflessione della stessa Anm, così dismettendo apparenza e sostanza di organo di alta amministrazione e diventando un circolo di potere in cui la carriera di ogni magistrato non è stata gestita secondo criteri di merito, ma secondo logiche perverse di appartenenza correntizia all’interno di quella “Grande Madre” che è l’Anm. Ma proprio in questo modo autonomia e indipendenza di ogni magistrato sono andate a farsi benedire. E il loro assassino è stata proprio la magistratura.

Invero se per avere un avanzamento di carriera, un trasferimento o la titolarità di un ufficio direttivo o salvarti da un procedimento disciplinare, non conta se sei bravo o innocente ma conta solo il livello di protezione di cui godi all’interno della Anm e nel gioco interno tra le correnti, beh, allora capite bene che il singolo magistrato non è più né autonomo né indipendente, visto che è gestito dalla corporazione e ad essa deve sottostare. D’altronde non ci si può attendere nulla di diverso da un organismo i cui componenti sono eletti a seguito di candidature selezionate e decise da ciascuna corrente (addirittura con candidature programmate per più consiliature a venire!), di una campagna elettorale fatta all’insegna del programma correntizio e con la partecipazione attiva e la sponsorizzazione e promozione di quegli stessi candidati da parte delle correnti che li hanno selezionati.

LEGGI Sisto: «Liberiamo le toghe dalle correnti»

L’amichettismo

Il rapporto che si instaura tra gli eletti e le rispettive correnti è, quindi, di dipendenza personale e “politica” con la conseguenza che quegli stessi eletti, nel corso del loro mandato, devono restare all’ombra delle loro correnti e ne devono seguire le indicazioni e le direttive, anche perché sarà attraverso il loro mandato che le stesse correnti manterranno, consolideranno e amplieranno il loro consenso in vista delle elezioni successive.

E poiché il consenso si costruisce e si fonda sui rapporti personali con gli elettori – con favori che, a loro volta, richiedono accordi, intese, desistenze delle correnti (e, per esse, tra gli eletti) – è naturale conseguenza che, in concreto, come ci ha svelato Palamara, il lavoro interno al Csm abbia come motore e finalità “l’amichettismo”, la persecuzione dei nemici (in particolare dei nemici della corporazione) e non certo il merito e la sana amministrazione. Si capisce, pertanto, come parlare di Csm come braccio operativo o “armato” dell’Anm non sia affatto un’iperbole.

Il sorteggio necessario

Vi sarà allora facile comprendere come una tale situazione, basata sul sistema elettorale e sul consenso a preferenze alla corrente e ai singoli candidati, possa essere disarticolato e cancellato solo eliminando il sistema basato sulla elezione e sostituendolo con il sorteggio. Oggi i magistrati sono schiavi di un potere assoluto correntizio che possiede di fatto il Csm e li costringe a vivere una vita lavorativa fatta della ricerca di favori e del mantenimento di promesse elettorali oppure condannati a una vita di isolamento quando non di persecuzioni se non si piegano o restano estranei al sistema.

E un magistrato schiavo non potrà mai essere un magistrato veramente e costantemente libero nello svolgimento del suo lavoro. E a quegli ingenui o complici del sistema che urlano allo scandalo per l’introduzione del sorteggio, è facile replicare che il metodo elettivo non avrebbe mai dovuto essere introdotto per la individuazione dei membri togati del Consiglio.

LEGGI Giustizia, l’inchiesta: chi sono i quattro “marziani” del Sì con la toga

Il metodo elettorale è, infatti, proprio e tipico degli organi di rappresentanza e tali sono solo quelli chiamati dall’Ordinamento ad adottare provvedimenti generali e astratti che riguardano tutto il corpo sociale come al massimo livello accade per il Parlamento, chiamato ad approvare le leggi che per definizione riguardano non singoli cittadini ma tutta la collettività. Diversamente il Csm è chiamato ad adottare provvedimenti singolari che, volta per volta, riguardano singoli magistrati. Atti di alta amministrazione, appunto. Ne consegue che il metodo elettorale per il Csm è anomalo, dannoso e fuorviante. E così è stato.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA