Almeno cinque morti e oltre trenta feriti nei raid sulla capitale. Zelensky annuncia il via libera americano alle licenze per produrre i Patriot. Washington propone nuovi colloqui tecnici con Kiev e Mosca
Kiev brucia. La capitale ucraina torna sotto il fuoco russo mentre Volodymyr Zelensky annuncia la svolta: Donald Trump, dice il presidente ucraino, ha dato l’ok definitivo alla concessione delle licenze per produrre in Ucraina i missili Patriot. Mentre i droni colpiscono case e uffici, Kiev prepara la difesa di domani e prova a riaprire il canale dei negoziati.
I raid russi hanno colpito ancora Kiev e altre regioni. Nella capitale il bilancio è di almeno cinque morti e oltre trenta feriti. Un ragazzo di 14 anni è stato ucciso in un attacco contro un edificio residenziale. In un’altra zona, un drone ha colpito un edificio per uffici: quattro persone sono morte e sette sono rimaste ferite. In otto regioni del Paese si segnalano attacchi, mentre la pressione russa colpisce obiettivi civili, industriali e logistici.
L’ok di Trump ai Patriot
Zelensky afferma che Trump gli ha comunicato la decisione finale: l’Ucraina potrà ottenere le licenze per produrre i Patriot. Ma il problema resta intatto. La produzione richiederà tempo e Kiev deve affrontare un inverno nel quale teme una nuova offensiva contro energia e infrastrutture. Zelensky ha indicato un fabbisogno di circa 300 intercettori per la stagione fredda.
Mosca reagisce immediatamente. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov afferma che la Russia segue con attenzione quali Paesi forniscono armi all’Ucraina e quali licenze vengono concesse, aggiungendo che la Russia tiene tutto in considerazione.
La guerra alle fabbriche e alle raffinerie
Ma la guerra non si ferma alla capitale. La Russia intensifica una campagna aerea che punta anche sull’economia ucraina. A Kryvyï Rih, città natale di Zelensky, ArcelorMittal ha sospeso la produzione nel complesso siderurgico dopo quattro attacchi in cinque settimane. Cinque lavoratori sono morti e 17 sono rimasti feriti. L’azienda prevede un impairment di circa un miliardo di dollari e sostiene che, nelle condizioni attuali, l’attività non sia più sicura né sostenibile. È un colpo a un settore che prima della guerra rappresentava circa il 15% delle esportazioni ucraine.
E mentre Mosca colpisce l’industria ucraina, Kiev continua a colpire l’apparato energetico russo. Un attacco con droni ha costretto a sospendere le attività della raffineria di Novoshakhtinsk, un impianto con capacità di circa cinque milioni di tonnellate l’anno, quasi centomila barili al giorno. Le difese russe hanno dichiarato di avere abbattuto circa cinquanta droni nella regione. Zelensky ha confermato attacchi contro la raffineria di Perm e contro un’azienda della difesa a Ulyanovsk.
Il possibile tavolo tra Ucraina, Russia e Stati Uniti
Ed è qui che arriva la novità diplomatica. Gli Stati Uniti hanno proposto nuovi colloqui tecnici trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti. Kiev aspetta da Washington una data; gli Emirati Arabi Uniti sono stati indicati come possibile sede. Anche Mosca conferma che l’ipotesi è stata discussa: Vladimir Putin e Trump hanno parlato della possibilità di un incontro trilaterale, senza però fissare dettagli.
Sul tavolo c’è soprattutto l’energia. Zelensky dice che l’Ucraina è pronta a una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, comprese quelle petrolifere, se la Russia farà lo stesso con la rete elettrica, il riscaldamento e l’acqua.
E c’è un secondo dossier: il Mar Nero, con la possibilità di proteggere traffici commerciali, porti e corridoi per le esportazioni. Kiev vuole riaprire il passaggio in sicurezza e chiede che anche Mosca accetti un’intesa.
Zelensky prova inoltre ad allargare il fronte diplomatico. Ha chiesto a Trump di coinvolgere Xi Jinping e di spingere la Cina a usare la propria influenza su Mosca per favorire la fine della guerra. Ma il presidente ucraino ha detto di non avere ancora ricevuto dalla Casa Bianca un riscontro sui colloqui tra Trump e Xi.
Il costo della guerra
La partita resta aperta mentre Kiev cerca sostegno per l’inverno. Intanto il costo della guerra cresce. L’Onu ha registrato almeno 200 vittime civili in Ucraina nel solo mese di settembre, mentre infrastrutture, abitazioni, ospedali, negozi e luoghi di lavoro continuano a essere colpiti.
Kiev segnala inoltre un deficit di bilancio di 27 miliardi di dollari, legato in larga parte alle necessità militari, mentre l’Europa prepara nuovi fondi per sostenere la difesa e la produzione. La guerra è ormai anche una sfida industriale, finanziaria ed energetica. Kiev deve ordinare in autunno droni e missili per le consegne del primo trimestre 2027.
Bruxelles ha inoltre concordato 6,6 miliardi di euro attraverso il Fondo europeo per la pace, destinati a missione militare, acquisti congiunti e rimborsi agli Stati membri. Sono 900 milioni per la missione, un miliardo per gli acquisti e 4,7 miliardi per i rimborsi.
La fotografia di questa giornata è quindi brutale e paradossale: Kiev conta i morti mentre Zelensky annuncia l’ok americano ai Patriot; la Russia colpisce fabbriche e infrastrutture mentre l’Ucraina attacca raffinerie russe; Washington prepara nuovi colloqui mentre sul terreno continua l’escalation.
La diplomazia torna a muoversi, con l’energia, il Mar Nero e un possibile tavolo trilaterale, ma senza ancora un accordo concreto. Ma nessuna tregua è in vigore. Il fronte resta aperto ora. Il Patriot può diventare la difesa di domani. Oggi le sirene continuano a suonare.































