Tre giorni per eleggere i 450 deputati della Duma. Yabloko, unico partito registrato apertamente contrario alla guerra, è stato escluso. In corsa 186 veterani del conflitto in Ucraina
Tre giorni di voto, 450 seggi della Duma da assegnare e un’opposizione critica praticamente scomparsa dalle schede. La Russia torna alle urne per le prime elezioni parlamentari dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, mentre la guerra pesa sempre di più anche sulla vita quotidiana dei russi.
L’immagine che racconta meglio questa campagna arriva da Ryazan, 200 chilometri circa a sud-est di Mosca. In uno studio della televisione di Stato Russia-1 la conduttrice Elizaveta Dorokhina è seduta tra tre podi vuoti. Nessuno dei sei candidati registrati si è presentato al dibattito televisivo. Dopo pochi istanti, la trasmissione è stata interrotta per la pubblicità.
È il paradosso di un voto nel quale restano in piedi i riti della democrazia – candidati, dibattiti, urne – ma da cui è stata esclusa l’unica formazione registrata apertamente contraria alla guerra.
Yabloko esclusa dalle elezioni
Yabloko, il partito liberale che chiede un cessate il fuoco immediato e negoziati con Ucraina, Europa e Stati Uniti, era stato inizialmente ammesso alla competizione. Il mese scorso la Corte Suprema lo ha però escluso dopo un ricorso presentato dal partito nazionalista filogovernativo Rodina, che contestava finanziamenti stranieri e violazioni del copyright. Yabloko sostiene invece che la decisione abbia motivazioni politiche.
Il controllo della competizione, secondo il New York Times, non si fermerebbe alla selezione dei candidati. L’analista politico Ilya Grashchenkov sostiene che l’apparato politico del Cremlino stabilisca gli obiettivi sulla composizione finale della Duma, affidando poi alle autorità regionali il compito di raggiungerli.
Governatori e amministrazioni locali farebbero pressione sui dipendenti pubblici perché partecipino al voto, mentre alcune aziende vicine al governo utilizzerebbero lotterie e altri incentivi per spingere gli elettori alle urne.
Grigory Yavlinsky, cofondatore del partito, sostiene che le autorità siano state sorprese dall’interesse suscitato dalla proposta di fermare la guerra, soprattutto tra i giovani. «Non abbiamo ancora una democrazia in Russia», ha detto a CNN, sostenendo che tutti i partiti rimasti in corsa appoggiano l’attuale linea politica del Cremlino.
Russia Unita, il partito che sostiene Vladimir Putin e domina la politica russa da oltre vent’anni, partecipa al voto insieme alle altre formazioni ammesse. Si vota anche nelle zone dell’Ucraina controllate dalla Russia: Crimea, Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia.
La guerra arriva nelle città russe
Queste elezioni si svolgono mentre gli effetti del conflitto diventano più visibili anche lontano dal fronte. Gli attacchi ucraini a lungo raggio hanno raggiunto in profondità il territorio russo e colpito, tra gli altri obiettivi, raffinerie di petrolio. Secondo la CNN, gli attacchi hanno contribuito a carenze di carburante e alla formazione di code nelle principali città, mentre altri raid hanno colpito grandi operatori del commercio online, aumentando la pressione sull’economia di guerra.
I veterani della guerra candidati alla Duma
Il conflitto entra direttamente anche nelle liste elettorali. Sono 186 i veterani della guerra in Ucraina candidati alla Duma e più di 1.500 gli ex militari in corsa nelle elezioni regionali e municipali. È uno degli effetti del programma «Time of Heroes», lanciato da Putin nel 2024 per preparare veterani del fronte a incarichi nell’amministrazione pubblica.
l voto elettronico è disponibile in più di un terzo delle regioni russe. A Mosca sono stati introdotti anche incentivi per chi sceglie il voto online o i terminali elettronici al posto della scheda cartacea. Gli oppositori contestano da tempo questo sistema perché lo considerano meno trasparente e sostengono che i risultati digitali siano più facilmente manipolabili. Il New York Times precisa che non ci sono indicazioni di una falsificazione generalizzata dei risultati.
Il voto arriva infine mentre sui social russi circolano indiscrezioni su una possibile nuova mobilitazione dopo le elezioni. Il Cremlino le smentisce con decisione.
Alla vigilia del voto, però, è stato lo stesso Putin a legare esplicitamente le elezioni alla guerra. «La vostra scelta e la vostra determinazione mostreranno ancora una volta che milioni di persone sono al fianco dei nostri combattenti», ha detto mercoledì. Partecipare alle elezioni, ha aggiunto, è «il nostro contributo comune alla vittoria della Russia».































