Dal drone abbattuto in Lituania al confine polacco fortificato, fino alle minacce di Mosca e ai bombardieri russi nel Nord: cresce il rischio che una provocazione si trasformi in una crisi diretta con l’Alleanza
Un drone entra nello spazio aereo della Lituania. Due caccia italiani decollano e lo abbattono. Arriva dalla direzione della Bielorussia, la sua origine è ancora sotto esame, ma per Guido Crosetto è molto probabilmente russo.
È un episodio che dura pochi istanti, ma dentro quei pochi istanti c’è tutta la paura dell’Europa. Perché la guerra ucraina non resta più confinata al fronte: sfiora il territorio della Nato e costringe l’Alleanza a reagire. Non è uno scontro diretto tra Nato e Russia. È qualcosa di più insidioso: quella zona grigia nella quale un drone, un missile, una nave o anche un errore di rotta possono trasformare una provocazione in una crisi.
E mentre Vilnius indaga, Varsavia si prepara.
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La Polonia fortifica il confine
La Polonia rafforza la frontiera con l’Ucraina dopo che i raid russi sono arrivati a ridosso del confine. Reparti del genio militare stanno potenziando valichi e infrastrutture difensive, mentre l’esercito offre alla Guardia di frontiera un sostegno mai così massiccio.
Quella che separa Polonia e Ucraina non è più soltanto una frontiera. È diventata una posizione avanzata della sicurezza europea.
Crosetto, a Varsavia, lo dice senza diplomazia: ogni soldato ucraino che difende il proprio Paese difende anche una parte dell’Europa. E «difendere la Polonia significa difendere l’Italia». Roma ha oltre duemila militari nell’area e lavora con Varsavia su difesa aerea, spazio, intelligenza artificiale, droni, mobilità militare e sistemi F-35.
Poi arriva Mosca.
Nikolay Patrushev minaccia apertamente la Polonia: se Varsavia attaccasse la Russia, sostiene, Mosca impiegherebbe «tutto l’arsenale» e il Paese cesserebbe di esistere in due o tre giorni. È una minaccia, non una dichiarazione di guerra. Ma il linguaggio è quello di una crisi che continua a salire di temperatura.
Dal Baltico ai bombardieri russi
Nel Baltico, intanto, una fregata russa avrebbe lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese, sfiorandolo. Nei cieli del Nord volano anche i bombardieri strategici russi Tu-95, impegnati in una pattuglia di quasi sei ore tra il Mare di Barents e il Mare di Norvegia.
Tutto accade contemporaneamente: il drone sulla Lituania, la Polonia che fortifica il confine, le minacce di Mosca, la fregata nel Baltico, i bombardieri strategici nei cieli del Nord.
E sul terreno ucraino la guerra continua.
La guerra delle infrastrutture
La Russia ha lanciato circa duecento droni contro Kyiv e altre città, provocando vittime e colpendo infrastrutture energetiche e portuali. L’Ucraina risponde in profondità: nel mirino finiscono la raffineria russa di Syzran e strutture legate alla produzione di droni.
È ormai anche una guerra contro le infrastrutture. Mosca colpisce energia, trasporti e logistica ucraini; Kyiv cerca di spezzare la macchina energetica russa.
Sei grandi raffinerie rappresentano circa metà della produzione di diesel russa e alcuni impianti lavorano a capacità drasticamente ridotta. Anche la rete ferroviaria ucraina è sotto pressione: oltre 500 locomotive sarebbero state colpite dall’inizio dell’invasione, più della metà nel solo 2026.
Senza treni non si evacuano civili. Non si muovono merci, grano e aiuti. Colpire le ferrovie significa colpire una delle arterie vitali dell’Ucraina.
Trump prova a fermare la guerra dell’energia
È su questo fronte che Donald Trump prova ad aprire una breccia. Il presidente americano annuncia un accordo tra Russia e Ucraina per non colpire le rispettive infrastrutture energetiche.
Kyiv dice di essere pronta a sostenerlo, ma chiede garanzie sul rispetto dell’intesa da parte russa. Il Cremlino accoglie l’idea, chiedendo però anche sicurezza per le navi e la rimozione delle sanzioni sull’energia russa.
La tregua, dunque, per ora resta un’intenzione. Mentre la diplomazia cerca una pausa, le armi continuano a parlare.
A Lyman l’esercito ucraino rivendica l’operazione «Vivaldi», con 75 chilometri quadrati liberati dalle infiltrazioni russe e altri dieci riconquistati: numeri che non sono verificabili indipendentemente.
Kaja Kallas avverte che Mosca sta assumendo rischi sempre maggiori e che l’Europa deve aumentare il costo delle provocazioni, rafforzando intelligence, sanzioni e contrasto alle interferenze ibride.
Quanto può avvicinarsi ancora alla Nato
È questa la nuova geografia della guerra. Non più soltanto il Donbass. Ora ci sono i cieli del Baltico, il confine polacco, le ferrovie ucraine, le raffinerie russe, le infrastrutture energetiche e le acque pattugliate dalle forze della Nato.
Un drone cade in Lituania. La Polonia fortifica la frontiera. Mosca minaccia Varsavia. I bombardieri strategici russi volano nel Nord Europa. L’Ucraina colpisce il carburante russo. Trump tenta di congelare almeno la guerra dell’energia.
E allora la domanda non è più soltanto dove passi il fronte.
È quanto ancora possa avvicinarsi alla Nato senza trasformare un incidente in una guerra.































