17 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Set, 2026

Meloni si sfila dall’Europa: da Mosca al Canada, tutte le retromarce

Ursula von der Leyen con Giorgia Meloni

Von der Leyen chiama l’Europa all’unità e apre al Canada. FdI boccia l’ipotesi, vota contro lo scudo sulle ingerenze e Meloni difende il dialogo di Salvini con Mosca


Giorgia Meloni cala la maschera sul suo presunto europeismo mostrandolo per quello che è: l’esclusiva difesa di presunti interessi nazionali sebbene all’interno dell’Unione europea.

In un anno che fissa in agenda almeno quindici appuntamenti elettorali decisivi per il destino dell’Unione, la premier italiana sta facendo numerose marce indietro e di lato. L’obiettivo è tenersi le mani libere qualora mai le destre identitarie e sovraniste dovessero avere il sopravvento da qui al prossimo anno.

Concentrata a tirare fuori dal cilindro lo stop al bollo di auto e motorini (ma solo per un anno, il che qualifica la mossa per una sospensione elettorale), la premier un tempo amica di Ursula von der Leyen affida al suo braccio destro a Strasburgo Nicola Procaccini la bocciatura dell’atteso Discorso sullo stato dell’Unione che von der Leyen ha pronunciato ieri mattina al Parlamento europeo. Un discorso anche criticabile in alcuni punti perché insufficiente, ma certamente da condividere nel suo appello all’orgoglio europeo.

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«Che si tratti di ultranazionalisti o di antieuropeisti – l’appello di von der Leyen – di interferenze russe o di disinformazione, i nomi potranno anche cambiare ma l’obiettivo è lo stesso: disprezzano (il soggetto sono Usa, Cina, Russia e tutte le autarchie illiberali, ndr) i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea. Non limitiamoci a contrastare tutto questo: lottiamo insieme per la nostra idea di Europa e restiamo uniti perché solo l’Europa può garantire una vera sovranità agli europei».

Il governo italiano oggi non è in grado né di lottare né di restare unito con l’Unione europea. Non è interessato a garantire «sovranità» agli europei pensando di poterla, in qualche modo, garantire a se stesso. E questa è una constatazione assai amara dimostrata da alcune evidenze.

Il Canada e l’Europa che cerca autonomia

Ieri ad esempio. Uno dei punti di forza della giornata era la presenza del premier canadese nell’aula dell’Europarlamento. Mark Carney, il teorico della nascita del blocco di Paesi non solo europei e «likeminded» in grado di contrastare Usa, Russia e Cina, è stato a lungo applaudito e c’è molta attesa per il discorso che pronuncerà oggi. Probabilmente sulla falsariga di quello che fece alla Conferenza di Monaco a febbraio.

Von der Leyen ha introdotto il rapporto con il Canada come partnership strategica fino ad averlo come primo membro associato della Ue. L’evoluzione del Ceta (accordo commerciale di libero scambio tra Ue e Canada) è stata presentata come una «più ampia alleanza per il futuro» volta a creare «uno spazio di prosperità comune e di sicurezza economica».

Europa e Canada cercano con questa mossa di allontanarsi dall’influenza di Trump. Il partenariato riguarderà tecnologia, difesa, Artico, energia, materie prime, batterie e intelligenza artificiale. Tutte materie su cui l’Europa è in cerca della propria autonomia strategica.

Dunque ben vengano Carney e il Canada? Così non è visto che l’Italia è uno dei dieci Paesi Ue che non ha firmato il Ceta. E visto che Procaccini, cioè Meloni, è stato durissimo:

«L’inchino al premier canadese Carney è stato imbarazzante. Possibile che la Gran Bretagna – ha aggiunto – non abbia la precedenza come membro associato?».

Domanda retorica visto che Uk dieci anni fa decise per la Brexit.

Lo scudo contro le ingerenze e il no di FdI

Non un caso che la maschera europeista di Meloni caschi adesso, in questi mesi che sono la vigilia di una lunga stagione elettorale. Altri indizi. Martedì sempre il Parlamento europeo ha votato per la creazione di un Centro europeo di analisi e contrasto alle interferenze ibride sulla politica europea. Una sorta di scudo europeo contro le ingerenze soprattutto di Mosca nelle scelte politiche e nelle campagne elettorali prossime venture, ingerenze che sono già state dimostrate e che accadono continuamente.

Qualche Paese ne è già munito, ad esempio la Francia che ha dimostrato come a fine luglio, dietro l’assalto a Ceuta ci fosse la presenza di «Storm 1516», l’apparato usato dall’intelligence russa per inquinare l’ecosistema dei Paesi europei.

Lo Scudo è stato approvato ma Fratelli d’Italia, Lega, Vannacci e Movimento 5 Stelle hanno votato contro. Della serie: non disturbare Mosca sul fronte delle ingerenze e neppure Washington sul commercio.

Salvini, Mosca e l’apertura di Meloni

Il colmo è stato Matteo Salvini, vicepremier di questo governo, che ha incontrato non solo imprese italiane che continuano ad avere rapporti commerciali con la Russia nonostante le sanzioni (e massima comprensione e assistenza a queste imprese), ma lo ha fatto davanti al signor Alexei Paramonov, l’ambasciatore russo in Italia, che a giugno si è permesso di dire che il presidente Sergio Mattarella «dice palesi falsità e distorce la realtà».

Non soddisfatto, Salvini ha rilasciato una intervista all’agenzia Tass, organo del Cremlino, per auspicare quanto prima la riapertura del rifornimento di petrolio e gas russo.

Bene, ieri Giorgia Meloni ha compreso e giustificato l’agire del suo vicepremier. Lo ha detto davanti a lui, in piena conferenza stampa a Palazzo Chigi:

«In effetti non ci vedo nulla di male visto che non abbiamo mai interrotto i rapporti diplomatici con la Russia».

Neppure Salvini, seduto accanto, si aspettava tanta comprensione.

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