Kiev potrà costruirsi in casa il missile da crociera con gittata fino a 560 chilometri, testata da 450 chili. Basta consegne, ora si tratta di licenza e tecnologia.
Dalla riunione dei Volenterosi ecco il regalo di compleanno per i trentacinque anni di indipendenza dell’Ucraina che si celebrano in questi giorni. «Il Regno Unito è stato il primo a donare armi a lungo raggio all’Ucraina, nel 2023», annuncia il premier britannico Andy Burnham. «Zelensky ha chiesto di condividere la nostra tecnologia perché l’Ucraina possa costruirsi da sola questa capacità»: l’industria britannica e quella francese lavoreranno con Kiev. Coalizione dei Volenterosi che prende l’iniziativa, dunque, mentre si riunisce proprio a Kiev. Presiedono Burnham, nuovo inquilino di Downing Street, Emmanuel Macron e Friedrich Merz, coadiuvati da Volodymyr Zelensky. L’Italia partecipa in smart working: Giorgia Meloni collegata da Roma. A fine lavori il documento che racchiude il senso dei lavori della giornata, unanime nel sostegno «alla lotta dell’Ucraina per difendere la propria sovranità, libertà e integrità territoriale». Un lessico già sentito? Certamente sì.
La forza di interposizione resta sulla carta
Il triangolo condanna, riaffermazione e impegno generico è il mantra della coalizione dalla sua fondazione il 2 marzo 2025 (a Londra). Nel documento si legge che per la Forza di interposizione multinazionale per l’Ucraina si «continuerà a preparare» il dispiegamento «non appena sarà in atto una cessazione credibile delle ostilità». Un impegno su una vicenda che per il Cremlino resta irricevibile. Ma come stanno i Volenterosi? Londra rimane al timone, con un nocchiero nuovo. Burnham ha preso il posto di Keir Starmer, e la barra non si è spostata di un grado. «l’Ucraina non cederà mai territorio che la Russia non riesce a conquistare sul campo di battaglia, e i negoziati inizieranno dalla linea attuale di contatto», scandisce. Parole identiche a quelle del documento finale.
Mosca accusa Londra di alimentare la guerra
Da Mosca la risposta arriva diretta come a certificare la guida Uk dell’alleanza: «La Gran Bretagna partecipa alla guerra contro la Russia dalla parte dell’Ucraina», fa sapere il Cremlino, che accusa Londra di «gettare sistematicamente e regolarmente benzina sul fuoco» e di minare il processo di pace. Poi l’avvertimento: «Le autorità ucraine, avendo aperto il vaso di Pandora, ne sentono le conseguenze ogni notte e continueranno a sentirle». In seconda linea ecco la Francia, sempre generosa di consigli e avvertimenti. Macron rilancia sulla flotta ombra e propone «di convocare, tra qualche settimana, una riunione ministeriale dedicata». Raddoppiare le sanzioni, ma «evitando il rischio di un’escalation».
Berlino e la partita dei finanziamenti
Tra inglesi e francesi, però, l’ospite più bramato nelle stanze di Kiev sembra l’inquilino tedesco. Merz co-presiede e resta grigio. Ma è a Berlino che si fanno i conti per i finanziamenti. Nelle stesse ore, infatti, il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara incontra il collega degli Esteri Johann Wadephul. «La questione chiave è il finanziamento della difesa ucraina. Contiamo sul ruolo di leadership della Germania anche in futuro». Zelensky intanto, padrone di casa, si affaccenda per rassicurare tutti e rilanciare. Prima snocciola i conti: la Russia spende circa 340 miliardi di euro per la guerra, l’Ucraina 140. Sostenere Kiev costa meno che lasciarla sola. «Abbiamo bisogno di una quantità altrettanto competitiva di droni, non di denaro», dice Zelensky, che pure il denaro lo chiede: la Difesa ha già bruciato i fondi di fine anno e «il deficit totale ammonta a 27 miliardi». Poi servono i beni russi congelati, «ovunque si trovino», e servono i missili: «Abbiamo bisogno di almeno 300 missili Patriot per l’inverno. Ogni missile significa vite salvate». Sul Mar Nero apre a un «percorso diplomatico» con Mosca. Poi chiede a tutti di rivedersi già a settembre.
Droni russi, mobilitazione e il ruolo dell’Italia
Dall’altra parte il Cremlino non si fa sentire solo a parole. Meno di centocinquanta chilometri a nord di Kiev i droni colpiscono un condominio a Chernihiv: venti feriti. Ma questa volta Mosca ammette di avere un problema con le proprie infrastrutture: Putin proprio ieri ha firmato un decreto che consente allo Stato di commissariare gli impianti i cui proprietari non adottino le misure di sicurezza necessarie. Sullo sfondo, un fronte che rischia di allargarsi. Kiev prepara cambiamenti «radicali» alla mobilitazione, età della coscrizione compresa, annuncia Roman Kostenko della Verkhovna Rada. Mosca, a corto di soldati come riferito dal Wsj, testa la macchina del reclutamento in vista del richiamo di 300mila uomini. Macron avverte: «È chiaro che i paesi della Nato saranno presi di mira e che le provocazioni si moltiplicheranno». E l’Italia? In fondo alla stanza, in videoconferenza. Meloni rinnova «il fermo sostegno dell’Italia all’integrità territoriale e all’indipendenza dell’Ucraina» e promette altri generatori per la rete elettrica, più mezzi per la difesa antiaerea nel tredicesimo pacchetto atteso entro l’autunno. Per il Belpaese, conclude il ministro della Cultura Alessandro Giuli: «Stasera il Colosseo si illuminerà con i colori della bandiera ucraina». Carezza simbolica per un popolo oggi più che mai ferito e lontano dalla pace.






























