24 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Ago, 2026

Presidenziali Francia, sfida contro Le Pen e Mélenchon

L’eurodeputato socialdemocratico Raphaël Glucksmann entra nella corsa all’Eliseo: a sinistra aumenta la frammentazione, mentre Marine Le Pen resta favorita nei sondaggi.


In Francia c’è un nuovo candidato alle presidenziali del prossimo anno: Raphaël Glucksmann. Ormai noto esponente del centro-sinistra – dell’ala tendente al centrismo, contraria a un’intesa con i radicali di La France Insoumise – ed europarlamentare dal 2019, il neo-candidato all’Eliseo proviene dal mondo del giornalismo, ed è stato consigliere di Mikheil Saakashvili, ex presidente georgiano filo-occidentale. Glucksmann è dunque un candidato abbastanza atipico, sebbene non estraneo all’establishment. Il suo obiettivo è chiaro: riunire i progressisti sia contro Marine Le Pen che contro Jean-Luc Mélenchon, ponendo fine all’alleanza elettorale tra socialisti e sinistra radicale esistente dal 2024. Sarà un compito difficile. In effetti, la stessa candidatura di Glucksmann conferma l’estrema frammentazione politica francese conseguente alla fine dell’era Macron

Glucksmann vuole una sinistra senza Mélenchon

Nello specifico, alla vigilia della battaglia per le presidenziali, il sistema politico dell’Esagono è caratterizzato dalla presenza di due blocchi radicali – destra di Le Pen e sinistra radicale guidata da Mélenchon – omogenei al proprio interno, e con una forte base elettorale, a cui si contrappongono numerosi candidati moderati che puntano allo stesso elettorato.
Attualmente, possono essere identificati almeno tre politici che hanno l’obiettivo di sconfiggere sia la destra nazionalista che l’estrema sinistra. Sono Édouard Philippe, Gabriel Attal (entrambi ex priemier di Macron) e, per l’appunto, Glucksmann. A questi si aggiunge il candidato di centro-destra (del partito Les Républicains), Bruno Retailleau. E altri sembrano pronti a scendere in campo nelle forze moderate. Nei socialisti starebbero scaldando i motori Olivier Faure e l’ex presidente François Hollande.

Il campo moderato diviso

Il punto non è solo la presenza di tanti candidati, ma il fatto che questi abbiano dei programmi poco compatibili. Philippe sta cercando di posizionarsi tendenzialmente più a destra rispetto al suo passato macroniano su sicurezza e in parte anche sull’economia, ma rischia di perdere preziosi voti a causa della presenza di Retailleau. Attal invece sta mantenendo una piattaforma più centrista, sebbene abbia preso le distanze da Macron sul piano politico, enfatizzando temi legati al futuro, come le nuove tecnologie. Dal canto suo, Glucksmann cerca di rilanciare i classici temi di centro-sinistra, basati su progressismo, europeismo e ricerca del consenso tra i giovani. Secondo sondaggi preliminari, potrebbe attrarre circa il 10% degli elettori.

Il rischio di un ballottaggio tra gli estremi

In breve, al secondo turno delle presidenziali del 2027 la convergenza verso un unico nome per sconfiggere Le Pen – che quasi sicuramente supererà la prima tornata –  sarà molto più complicata rispetto al decennio scorso. Il sistema politico-istituzionale francese resta quindi in una situazione molto fragile, sintomo del fallimento di Macron di fondare una nuova area politica egemonica come fu il gollismo negli scorsi decenni. Non solo: qualora effettivamente un candidato moderato forte dovesse emergere, dovrebbe attrarre i voti del blocco della sinistra radicale. Nello scenario migliore entrerebbe all’Eliseo grazie a degli elettori che ne detestano il programma. In tale contesto aumenta la possibilità dello scenario da incubo: Le Pen e  Mélenchon potrebbero arrivare entrambi al secondo turno, contendendosi l’Eliseo, stando agli ultimi sondaggi.
Il dato che emerge è chiaro. L’assetto istituzionale francese non appare più in grado di garantire governabilità ed emarginare gli estremi: i due scopi per cui era stato progettato.

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