23 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

23 Ago, 2026

Il caso Lindsay Clancy scuote l’America: strangola i tre figli, mobilitazione femminista per difenderla

Negli Stati Uniti si avvia alla conclusione uno dei processi più seguiti degli ultimi anni: quello a carico di Lindsay Clancy, l’infermiera del Massachusetts accusata di aver ucciso i suoi tre figli piccoli nel gennaio 2023. Il caso, che ha riacceso il dibattito nazionale sulla salute mentale materna e sulla psicosi post partum, si sta svolgendo davanti al tribunale della contea di Plymouth, dove le udienze vengono trasmesse in diretta televisiva.

I fatti risalgono al 24 gennaio 2023, quando Clancy, allora 32enne infermiera specializzata in sala parto a Duxbury, uccise per strangolamento i figli Cora, di cinque anni, Dawson, di tre, e Callan, di appena otto mesi, per poi tentare il suicidio gettandosi dalla finestra del secondo piano dell’abitazione di famiglia. Il tentativo di togliersi la vita le ha causato lesioni gravi, che l’hanno lasciata parzialmente paralizzata.

In occasione dell’ultima udienza del processo oltre trecento donne vestite di rosa hanno manifestato fuori dal tribunale chiedendo l’assoluzione di Lindsay Clancy e accusando l’ex marito Patrick Clancy di essere la reale causa dietro la malattia mentale dell’imputata, aggravata da un sistema discriminatorio nei confronti delle donne. La manifestazione ha provocato forti polemiche, con media e i social che si sono riempiti di appelli contrapposti e molti utenti che hanno condannato la manifestazione chiedendo invece giustizia per le tre piccole vittime.

L’accusa e la linea difensiva

La procura della contea di Plymouth sostiene che l’omicidio dei tre bambini sia stato premeditato e che Clancy, prima della tragedia, avrebbe manipolato più professionisti sanitari cambiando ripetutamente farmaci psichiatrici nel tentativo di ottenere una soluzione rapida ai propri disturbi. I pubblici ministeri hanno letto in aula alcuni appunti trovati sul telefono della donna, in cui scriveva di sentirsi sopraffatta dal ruolo di madre e di desiderare una pausa dalla cura dei figli.

La difesa, guidata dall’avvocato Kevin Reddington, non contesta che sia stata Lindsay Clancy a soffocare i tre bambini, ma sostiene che la donna non sia penalmente responsabile delle loro morti perché, al momento dei fatti, si trovava in un episodio acuto di psicosi post partum, una rara ma gravissima patologia psichiatrica che può insorgere dopo il parto. Secondo gli avvocati, la crisi sarebbe stata aggravata da mesi di assistenza sanitaria inadeguata, con terapie e dosaggi modificati più volte senza un adeguato monitoraggio.

Nel corso del processo sono stati ascoltati numerosi testimoni, tra cui l’ex marito Patrick Clancy, il quale ha raccontato che la moglie, nelle settimane precedenti alla tragedia, esprimeva preoccupazioni ossessive per la salute dei figli e temeva che potesse accadere loro qualcosa di terribile, senza però mostrare alcuna intenzione di fare loro del male. Anche diversi professionisti della salute mentale che l’avevano seguita hanno testimoniato a suo favore, descrivendo una donna in evidente stato di sofferenza psichica, che aveva più volte chiesto aiuto e modifiche alla propria terapia farmacologica.

Cos’è la psicosi post partum

La psicosi post partum è un’emergenza psichiatrica che colpisce, secondo i dati degli Istituti nazionali di sanità statunitensi, circa una o due madri ogni mille parti. A differenza della più comune depressione post partum, la psicosi altera in modo severo il senso della realtà, provocando allucinazioni, deliri e pensieri intrusivi, spesso nelle prime settimane dopo la nascita del bambino, ma in alcuni casi documentati anche fino a un anno dopo.

Gli esperti la considerano la forma più grave di disturbo mentale legato alla maternità, per il rischio concreto che comporta sia per la madre sia per il neonato. Gli specialisti ascoltati durante il dibattimento hanno spiegato che i sintomi della psicosi possono manifestarsi in modo intermittente: una persona può apparire perfettamente funzionale in certi momenti e, poco dopo, sperimentare allucinazioni uditive o gravi alterazioni percettive. Una caratteristica che, secondo la difesa, spiegherebbe perché nei giorni precedenti alla tragedia Clancy fosse stata descritta da amici e familiari come una madre affettuosa e presente.

Un caso che divide l’opinione pubblica

Il processo, diventato uno dei casi giudiziari più seguiti dai media statunitensi, ha diviso l’opinione pubblica tra chi ritiene che Clancy debba essere giudicata colpevole di omicidio premeditato e chi, invece, sostiene che la sua responsabilità penale debba essere esclusa in virtù della grave patologia psichiatrica di cui soffriva. Gli esperti legali interpellati dai media americani sottolineano quanto sia complesso, nei procedimenti penali, dimostrare l’infermità mentale come causa di esclusione della responsabilità, soprattutto in casi con un forte impatto emotivo come questo.

Con la chiusura delle deposizioni della difesa, il processo si avvia ora verso le fasi conclusive, con la giuria chiamata a decidere se riconoscere a Lindsay Clancy l’infermità mentale al momento dei fatti oppure a condannarla per l’omicidio dei tre figli. La vicenda ha comunque già acceso, negli Stati Uniti, un ampio dibattito pubblico sulla necessità di rafforzare il monitoraggio sanitario delle neomamme e sulla scarsa conoscenza, anche tra i professionisti della salute, dei segnali d’allarme della psicosi post partum.

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