23 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

23 Ago, 2026

Terremoto Centro Italia, dieci anni dopo: due opere pubbliche su tre ancora senza cantiere

Ricostruzione post sisma 2016, il rapporto di ActionAid fotografa i ritardi nelle Marche, in Abruzzo, Lazio e Umbria

A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 devastò il Centro Italia, la ricostruzione dell’edilizia pubblica nei territori del cratere procede ancora a rilento. Secondo il rapporto “Dieci anni dopo: i dati raccontano“, pubblicato da ActionAid, due interventi su tre non hanno ancora visto l’apertura del cantiere. Un dato che riaccende il dibattito sui tempi della ricostruzione post terremoto e sulla condizione delle comunità colpite dal sisma.

I numeri della ricostruzione pubblica

ActionAid ha ottenuto, tramite una richiesta di accesso agli atti, i dati aggiornati al 30 aprile 2026 relativi agli interventi programmati nelle aree terremotate di Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria. Il quadro complessivo parla di 3.667 interventi programmati, per un valore economico che supera i 4,85 miliardi di euro. Nonostante l’entità delle risorse stanziate, l’avanzamento dei lavori resta parziale: il 66,3 per cento delle opere si trova ancora in una fase precedente all’avvio materiale del cantiere, mentre solo il 33,6 per cento risulta in fase esecutiva o è già stato completato.

Per l’organizzazione non si tratta soltanto di un ritardo tecnico o burocratico. Una ricostruzione incompleta, si legge nel report, finisce per indebolire le reti sociali e il senso di appartenenza delle comunità che da un decennio convivono con gli effetti del sisma.

La situazione regione per regione

Il rapporto ActionAid scende nel dettaglio delle singole regioni interessate dal terremoto del 2016. Nelle Marche, la regione più colpita, risultano ancora nelle fasi precedenti l’avvio dei lavori 1.243 interventi, pari al 66,4 per cento del totale regionale. In Abruzzo la quota è del 61,5 per cento, con 446 opere ferme prima del cantiere. Nel Lazio la percentuale sale al 69,7 per cento, con 365 interventi bloccati nelle fasi preliminari. In Umbria, infine, il dato si attesta al 69,2 per cento, con 378 opere ancora in attesa di partire.

I 44 Comuni del cratere sismico

Un focus specifico del rapporto riguarda i 44 Comuni identificati come i più colpiti dal terremoto del 2016, quelli che compongono il cosiddetto cratere sismico. In queste aree risultano programmati 1.544 interventi, per un valore complessivo di circa 2,1 miliardi di euro, pari a circa il 42 per cento del totale delle opere previste su tutto il territorio interessato dal sisma.

Anche nei Comuni più duramente colpiti, tuttavia, la situazione resta critica: circa sette interventi su dieci non hanno ancora raggiunto la fase di cantiere. Nel dettaglio, 1.031 opere si trovano ancora nelle fasi precedenti all’avvio dei lavori, mentre soltanto il 18,4 per cento ha raggiunto la fase di fine lavori o di collaudo.

Il commento di ActionAid

A commentare i dati del rapporto è Patrizia Caruso, responsabile dell’Unità Resilienza di ActionAid Italia, che sottolinea come questi numeri non rappresentino un semplice dettaglio tecnico per chi vive nei territori colpiti dal sisma. Una scuola non ricostruita, spiega Caruso, può influire sulla decisione di una famiglia di lasciare il proprio territorio; un municipio ancora chiuso indebolisce i servizi di prossimità; una struttura sanitaria non disponibile rende più fragile la permanenza delle persone anziane e vulnerabili.

Secondo ActionAid, oggi queste informazioni restano disperse, frammentate e non sempre aggiornate o complete. A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, conclude l’organizzazione, manca ancora uno strumento unico, accessibile e comprensibile che permetta di monitorare in modo trasparente lo stato reale della ricostruzione.

Un anniversario segnato dai ritardi

Il ventiquattro agosto 2026 segna dunque il decimo anniversario di un sisma che causò quasi trecento vittime e sconvolse decine di Comuni tra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. I dati diffusi da ActionAid arrivano a pochi giorni da questa ricorrenza e riportano al centro del dibattito pubblico la lentezza della macchina della ricostruzione, tra opere pubbliche ferme, cantieri mai aperti e comunità che, dieci anni dopo, attendono ancora la restituzione piena dei propri territori.

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