22 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Ago, 2026

Serie A, ricomincia il campionato tra sfide e pronostici


“God Save the Chivu”. I campioni d’Italia dell’Inter, che hanno aperto ieri il campionato ospitando il Monza neopromosso, ore 18,30 (4-4-2 il modulo del palinsesto che fa calendario: quattro partite ieri, quattro oggi e un lunedì alla romana, con le partite di Lazio e Roma), sono i favoriti naturali: le agenzie di scommesse, che se ne intendono perfino più dei commentatori che sussurrano agli spettatori o che rompono i loro timpani (e non solo) propongono la striminzita quota di 2 contro 1 se sono “generosi”, se no scendono a 1.90 ed anche a 1.80. Nell’ippica, la madre di tutte le scommesse (attenti: non si tratta di gioco d’azzardo perché la scommessa sportiva richiede ragionamenti e intuito, non è un tiro di dadi, un giro di slot, una grattata di numeri) un favorito a 2 contro 1 in un campo di 20 partenti sarebbe dai più considerato un “cavallo sicuro”. Che poi potrebbe finire in rottura prolungata se trottatore (non Varenne) oppure sconfitto d’un “corto muso” (non Ribot) è improbabile ma non impossibile: all’ippodromo è la “splendida incertezza del turf”, scuola galoppo. Il calcio sa essere più incerto ancora, almeno a gioco corto.

Pronostici Serie A: Inter davanti a Napoli, Juventus e Milan

Dopo l’Inter, il betting prevede un gruppetto di tre la cui quota oscilla fra il 5 e il 7: sono il Napoli, la Juventus e il Milan. La “zona Champions” sarebbe dunque già bella che confezionata. Segue, fra il 9 e il 13 la Roma. Il Como è a 30, probabilmente perché deve, per ragioni di coppa, farsi un po’ più “all’italiana” e questo, oggi, non depone a favore: il calcio azzurro non gode più di grande considerazione. Ne è testimone la tendenza di mercato: l’altro giorno un articolo di Simone Golia sul Corriere, citato da Dagospia, segnalava che sui primi 168 “affari” conclusi dalle squadre italiane nella corrente sessione di calciomercato (c’è tempo per peggiorare fino all’1 settembre) appena 52, quindi il 31%, fossero italiani (azzurrabili) e 116, dunque il 69%, stranieri. E questo dopo tre eliminazioni consecutive dell’Italia dai mondiali e dopo tutte le “patriottiche” dichiarazioni d’intenti: ne avrà di “moral suasion” e di rifondazione da fare Giovanni Malagò, che di certo non è presidente da arrendersi. Il tennis, il nuoto, l’atletica hanno dimostrato che si può essere di vertice: anche il calcio saprà farlo come del resto lo faceva vent’anni fa. Ancora il citato articolo, dopo aver spiegato le ragioni di normative fiscali che molto influiscono su un certo andazzo (ma davvero pensiamo che i fondi internazionali che detengono la maggior parte delle società di calcio o i gestori dei bilanci delle stesse pensino all’azzurro di una maglia e non al rosso di una contabilità?) che deriva anche da un modello di organizzazione alla base, segnalava come il numero degli Under 21 impiegato nel campionato italiano fosse calato dal 45% nel 2016 e dal 52% nel 2020 (sarà una coincidenza la vittoria europea dell’Italia nel 2021?) allo striminzito 29% della scorsa stagione, la percentuale più bassa delle ultime 10.

L’Inter di Chivu e la tentazione Premier League

“God Save the Chivu” perché l’Inter, adesso, ha una chiave inglese per aprire sbullonare le porte altrui: è fresca di tre acquisti britannici, Stones, Spence e Curtis Jones, che dovrebbero (potrebbero) portare un’aria di Premier League in casa nerazzurra e nel campionato italiano: la Premier è ritenuta all’unanimità il migliore e più moderno torneo calcistico del mondo, una rivisitazione di quello che era la Serie A italiana del “c’era una volta”. Chissà che questa spruzzata di “british” non aiuti…

Giovani da seguire nella nuova Serie A

Potrebbe farlo anche l’arrivo di giovani (perché i ragazzi stranieri li fanno giocare: mica li trattano da “bamboccioni” come fanno con quelli venuti su nelle scuole calcio della tattica e non della tecnica) come lo juventino Alajbegovic, anni 18, il romanista Mora, anni 19, che diceva il suo primo allenatore “è un magnete” per come il pallone gli restava attaccato al piede (il ragazzino, raccontano, lasciò una prima volta la scuola calcio perché stanco di giocare pochi minuti e stare seduto in panchina: c’erano i turni di campo…), il milanista Moreira, anni 22, il fiorentino Mastantuono, anni 19, che va al Forte e gioca in spiaggia con i bambini per non nominarne che alcuni.

La sfida generazionale tra gli allenatori

Un altro tema, tra i molti che accompagneranno questo campionato, è lo “scontro generazionale” tra panchine: Spalletti, Gasperini, Allegri e Sarri contro gli emergenti e già emersi Chivu, Fabregas, Grosso e, novità per l’Italia, Amorim. Chi vincerà? Chissà chi lo sa.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA