Notte di attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran in una guerra che è ormai ricominciata dopo la fragile tregua
Il Centcom scatena la sua potenza di fuoco sull’Iran e sembra non volersi fermare. Il refrain è sempre quello: «degradare le capacità militari iraniane», su ordine diretto del comandante in capo, cioè Trump. Alle nove di sera venerdì, ora italiana, i bombardieri sono tornati in volo come le sei notti precedenti e come si prospetta per le prossime. La routine dell’escalation. Nel sud dell’Iran il conto si allunga: almeno 116 torri di telecomunicazione fuori uso nella sola provincia di Hormozgan, secondo un funzionario locale. L’Iran risponde e inasprisce la linea calpestando il memorandum: il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi annuncia la sospensione degli impegni finché continueranno gli attacchi americani.
La risposta
La rappresaglia di Teheran sul campo è altrettanto furibonda. La tattica però cambia: da colpire indiscriminatamente dal Bahrein all’Arabia fino a Tel Aviv, ora si concentra paese per paese. Il prescelto è il Kuwait, dove le forze di terra dei pasdaran hanno colpito con droni e missili Camp Arifjan, hub logistico americano, rivendicando vittime tra il personale, secondo Tasnim. Colpita anche la base aerea di Ali Al Salem dove i sistemi radar sarebbero stati disabilitati, distrutti un hangar per la manutenzione delle armi e una struttura per droni. Washington, per ora, non conferma.
Gli alleati del Golfo
Ospitare basi USA diventa sinonimo di conto salato da pagare per i paesi arabi, impotenti di fronte al rinfocolarsi del conflitto. Il Kuwait viene colpito nei tre pilastri che reggono un emirato del Golfo: petrolio, acqua, elettricità. La Kuwait Petroleum Corporation denuncia che «uno dei siti vitali del settore petrolifero è stato oggetto di ripetuti e brutali attacchi iraniani, che hanno provocato feriti e ingenti perdite materiali». Due impianti di dissalazione delle acque e produzione elettrica sono stati centrati dai colpi dei pasdaran.
Diversi vigili del fuoco e un operaio sono rimasti feriti nelle operazioni di spegnimento. Il ministero dell’Elettricità rassicura: «Tutti i piani operativi e di emergenza sono stati attivati immediatamente, garantendo la continuità e la stabilità delle reti elettrica e idrica». Dietro le mosse iraniane c’è una base non solo militare ma anche teologica, coranica. Il comunicato dei pasdaran la esplicita: «Non ci resta altra via che il comandamento “Chiunque vi aggredisca, aggredite lui nello stesso modo in cui vi ha aggredito“». E dunque «è opportuno che i paesi che ospitano i militari aggressori americani siano pronti a ricevere una risposta corrispondente e attivino le loro unità di difesa civile». Il nemico, accusano le Guardie della Rivoluzione, «da ieri ha adottato un nuovo approccio, fuggendo dal campo di battaglia e ricorrendo a un crimine di guerra nel tentativo di nascondere la propria sconfitta militare».ù
Porte chiuse
Tuttavia, come spesso accade quando si ha a che fare con Teheran, la porta rimane socchiusa: «Per dare un’opportunità al nemico americano di cambiare questo approccio vile, nella notte scorsa abbiamo scelto per ora obiettivi militari». Le infrastrutture strategiche sono l’obiettivo futuro dei persiani e già presente per l’esercito USA, perno centrale delle nuove campagne di battaglia da entrambe le parti, forse mutuando i colpi che si infliggono Zelensky e Putin nella guerra in Ucraina. A Jask, sul golfo dell’Oman, un attacco americano ha distrutto l’impianto di dissalazione: senz’acqua potabile venti villaggi, circa diecimila persone. E il ministero dell’Istruzione annulla gli esami di maturità in quattro province meridionali — Hormozgan, Bushehr, Khuzestan, Sistan-Baluchestan — per «condizioni instabili».
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Lo scenario
La situazione non accenna dunque a calmarsi. L’Iran dal canto suo mette la pistola sul tavolo e sotto: prima minacciando di chiudere Bab el-Mandeb e il Mar Rosso sguinzagliando gli Houthi, poi, ieri sera, la notizia che i prossimi a poter essere attaccati sono gli Emirati Arabi. Mohammad Marandi, membro del team negoziale iraniano: «Se Trump continuerà ad attaccare obiettivi civili, gli Emirati Arabi Uniti saranno i prossimi». Dall’altra parte il consigliere personale di Trump, Dan Scavino, pubblica un video semi enigmatico: un B-2 Spirit e caccia F-22 sopra montagne innevate, colonna sonora Puccini, Nessun Dorma. Siamo di nuovo al campo base dei bombardieri B-2 (già visti sopra l’Iran a giugno 2025). Nessun dorma dunque, che gli scalini dopo sono più pericolosi.




























