Washington temeva che Israele volesse eliminare il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf durante i delicati colloqui con l’Iran. Gli Usa avrebbero persino chiesto a Paesi della regione di avvertirli del rischio
Gli Stati Uniti temevano che Israele stesse preparando l’uccisione dei principali negoziatori iraniani proprio mentre Washington cercava di costruire con Teheran un accordo provvisorio per fermare la guerra.
Secondo funzionari americani attuali ed ex, le preoccupazioni riguardavano in particolare due figure centrali del potere iraniano: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento. Entrambi erano coinvolti nei contatti avviati in primavera per arrivare a una tregua.
Il timore di Washington
Uccidere i vertici iraniani era parte della strategia israeliana fin dall’inizio del conflitto. Ma per gli Stati Uniti il possibile attacco contro Araghchi e Ghalibaf avrebbe avuto un effetto devastante: far saltare i colloqui e riaccendere la guerra proprio nel momento in cui la diplomazia stava cercando una via d’uscita.
Per questo, secondo alcune fonti, Washington arrivò a chiedere ad altri Paesi della regione di avvertire Teheran del rischio che Israele potesse colpire i due funzionari.
I due alleati
La guerra era cominciata il 28 febbraio con un raid israeliano che aveva ucciso la Guida suprema Ali Khamenei e altri alti funzionari iraniani, anche sulla base di informazioni d’intelligence americane.
Ma fin dall’inizio le priorità di Washington e di Israele non erano identiche. Gli Stati Uniti concentravano i raid sulla Marina iraniana e sulle forze missilistiche. Israele puntava invece alla decapitazione della leadership politica e militare della Repubblica islamica, con l’obiettivo di indebolire o far cadere il governo più duro di Teheran.
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I negoziatori uccisi
Questa strategia aveva già colpito figure considerate più pragmatiche dall’amministrazione Trump. Tra loro Ali Larijani, massimo responsabile della sicurezza nazionale iraniana, e Kamal Kharazi, ex ministro degli Esteri.
Entrambi partecipavano ai contatti con gli Stati Uniti quando furono uccisi in raid israeliani. Per Washington, la loro eliminazione aveva già ridotto lo spazio negoziale. Un attacco contro Araghchi o Ghalibaf avrebbe potuto chiuderlo del tutto.
La frattura sulla tregua
Il nodo era tutto politico. Durante la fase più intensa della guerra, gli Stati Uniti riconoscevano che alti dirigenti iraniani potessero essere considerati obiettivi legittimi da Israele. Ma dopo l’avvio dei negoziati di aprile, la loro uccisione avrebbe avuto un altro significato: non più solo un’operazione militare, ma un colpo alla trattativa.
È in questa tensione che si misura la distanza tra Washington e Israele. Gli Stati Uniti cercavano un accordo provvisorio per fermare il conflitto. Israele continuava a vedere nella guerra l’occasione per eliminare i vertici della Repubblica islamica.

































