1 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Lug, 2026

Stati Uniti, il patrimonio di Trump è sempre più “crypto”

La dichiarazione del patrimonio del Presidente Trump segna una crescita record dell crypto nel portafoglio personale del tycoon, oltre ad altre voci di “finanza creativa”


Che il fiuto affaristico non fosse mai mancato all’attuale Presidente degli Stati Uniti era cosa già nota. Eppure, stando alla dichiarazione finanziaria obbligatoria presentata da Donald Trump all’Office of Government Ethics, il 2025 è stato un anno particolarmente prolifico per il tycoon.

Soprattutto in un settore volatile e imprevedibile come quello delle criptovalute. Interrogato a riguardo ieri alla Joint Base Andrews, in Maryland, il Presidente ha dichiarato di non occuparsi personalmente delle sue finanze. Sostenendo che il suo denaro è gestito da grandi istituzioni finanziarie esterne. D’altra parte, però, «stanno guadagnando tutti», ha dichiarato Trump, perché il mercato azionario è in forte rialzo. E «io sto guadagnando solo perché ho molti soldi e molti contanti e li affido a queste istituzioni».

La dichiarazione record

I numeri sono piuttosto eloquenti; nel primo anno del suo secondo mandato Trump ha guadagnato oltre 1,4 miliardi di dollari dalle sue attività nel settore delle criptovalute. Anzi, sembra proprio che le cripto siano diventate la principale fonte di entrate personali per il Presidente durante il primo anno del suo secondo mandato, o almeno questo è quanto emerge dai dati della sua dichiarazione dei redditi, di ben 927 pagine.

La lunghezza del documento è senza precedenti per un Presidente in carica, basti pensare che quella di Barack Obama si era limitata ad 8 pagine nel 2016, mentre quella di Joe Biden a 14 nel 2025; tuttavia, dovendo elencare oltre 21.000 transazioni azionarie effettuate tramite i suoi fondi di investimento, royalties su gadget, l’intera costellazione di portafogli finanziari e asset legati al settore delle criptovalute e centinaia di proprietà immobiliari, ecco che la dichiarazione è arrivata a contare un così alto numero di pagine.

Tra i guadagni principali abbiamo circa 636 milioni di dollari derivanti da accordi di licenza legati a “Celebration Coins” e alla meme coin $TRUMP, tutto gestito per tramite della società CIC Digital LLC. Seguono circa 600 milioni di dollari in entrate generate tramite la piattaforma crypto di famiglia World Liberty Financial. Infine, 290 milioni di dollari derivanti da portafogli di criptovalute personali, per un totale di quasi un miliardo e mezzo di guadagni.

Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti

Proprio la compagnia World Liberty Financial, startup di criptovalute co-fondata nel settembre 2024 con la partecipazione dei figli del Presidente e del figlio dell’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, era finita sotto la lente d’ingrandimento. Pochi giorni prima dell’insediamento di Trump, infatti, lo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti e capo dei principali fondi sovrani di Abu Dhabi, ha acquisito segretamente una quota del 49% di World Liberty Financial, come emerso da un’inchiesta del Wall Street Journal.

Nonostante la cessione del 49% delle quote societarie, tuttavia, la famiglia Trump ha mantenuto il diritto a ricevere il 75% dei ricavi netti derivanti dalla vendita dei token della piattaforma. Pochi mesi dopo l’accordo finanziario, l’amministrazione Trump ha rimosso i precedenti blocchi commerciali relativi alla vendita di microchip avanzati imposti dall’amministrazione Biden, autorizzando invece l’export verso gli Emirati Arabi Uniti. Inizialmente Abu Dhabi era stata infatti inserita nel novero di Paesi ai quali venivano imposti tetti massimi alle importazioni e severi controlli di conformità per evitare il rischio di triangolazioni tecnologiche verso Pechino.

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Nel maggio dello scorso anno l’amministrazione Trump ha però cestinato in toto l’iniziativa di Biden, scegliendo invece di negoziare accordi strategici uno a uno con singoli paesi chiave e, naturalmente, gli Emirati hanno avuto pieno accesso ai chip americani più avanzati.

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