1 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Lug, 2026

Spagna, chiesti 12 anni per le monache dei cioccolatini di Belorado

Le ex monache di Belorado, già scomunicate dopo lo scisma del 2024, sono accusate di coercizione, trattamenti degradanti e abbandono di consorelle anziane. Loro respingono tutto: «Caccia alle streghe»


Le chiamavano le “monache dei cioccolatini” perché il monastero di Belorado, in Castiglia e León, si sosteneva grazie alla produzione artigianale di dolci e cioccolatini. Oggi le sette ex clarisse sono finite al centro di un processo che potrebbe costargli fino a 12 anni di carcere ciascuna.

La Procura spagnola e le parti civili hanno chiesto la condanna delle religiose, protagoniste nel 2024 di uno dei più clamorosi strappi con la Chiesa cattolica degli ultimi decenni.

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Dallo scisma alle accuse

Le ex clarisse avevano annunciato la rottura con il Vaticano rifiutando l’autorità del Papa e aderendo alla Pia Unione di San Paolo Apostolo, gruppo ultra-tradizionalista guidato dallo scomunicato Pablo de Rojas Sánchez-Franco. Considerato dalla Chiesa una setta. Dopo lo scisma, erano state a loro volta scomunicate. Il conflitto con l’Arcidiocesi di Burgos era culminato con lo sfratto dal monastero di Belorado e il trasferimento di parte della comunità nel convento di Orduña, nei Paesi Baschi.

Le accuse

Secondo il provvedimento del tribunale d’istruzione n. 5 di Bilbao, le sette imputate devono rispondere, a vario titolo, di coercizione, trattamenti degradanti, abbandono di persone vulnerabili, omissione di soccorso e reati contro il patrimonio.

L’accusa sostiene che abbiano manipolato e umiliato alcune consorelle molto anziane, affette da deterioramento cognitivo, approfittando della loro condizione per convincerle ad aderire allo scisma e mantenendole in condizioni igienico-sanitarie inadeguate. Alle ex religiose viene inoltre contestato il tentativo di sottrarre o vendere beni appartenenti al patrimonio ecclesiastico del monastero. Nell’ambito della stessa vicenda erano stati arrestati nei mesi scorsi anche un antiquario e l’ex badessa.

La difesa: «È una caccia alle streghe»

Le imputate respingono tutte le accuse. In una nota si dichiarano «completamente innocenti». Definiscono il procedimento «una caccia alle streghe» e sostengono di essere vittime di una persecuzione per aver contestato l’autorità ecclesiastica. La data del processo non è ancora stata fissata.

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