28 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Giu, 2026

Hormuz, nuovo scambio di colpi tra Stati Uniti e Iran

Nel Golfo Persico sale di nuovo la tensione, con Iran e Stati Uniti che sono tornati a scambiarsi colpi nell’area di Hormuz


Si continua a sparare nel Golfo Persico, con o senza Memorandum d’Intesa. La giornata di ieri è infatti iniziata con uno scambio di colpi tra Stati Uniti e Iran, iniziato dopo l’attacco dei Pasdaran contro una petroliera che ha tentato di uscire dallo Stretto di Hormuz senza coordinarsi con le autorità iraniane, effettuato sabato. Nella prime ore di domenica è arrivata lesta la risposta americana, che, come prontamente reso noto dal Presidente Donald Trump, ha colpito presunti «depositi iraniani di missili e droni, oltre a postazioni radar costiere», situati sulla costa prospiciente lo Stretto di Hormuz. La crisi continua così ad aggravarsi, mentre sullo sfondo restano il fragile cessate il fuoco e il futuro della sicurezza regionale.

A detta di Trump, Teheran avrebbe «violato, ancora una volta, l’accordo di cessate il fuoco!». Il tycoon è passato quindi alle minacce, asserendo che «è molto probabile che non imparino mai! Potrebbe arrivare un momento in cui non saremo più in grado di agire con ragionevolezza. E saremo costretti a portare a termine con mezzi militari l’opera che abbiamo iniziato con grande successo. Se ciò dovesse accadere, la Repubblica Islamica dell’Iran non esisterà più!».

La risposta iraniana contro le basi americane

Mentre Trump postava l’ennesimo giro di minacce (che mi hanno dissuaso Teheran), l’Iran stava già avviando la sua rappresaglia contro gli attacchi americani. Gli obiettivi sono state le basi americane presenti in Kuwait e Bahrain, prese di mira dai missili balistici a corto raggio iraniani. Dopo l’attacco, è venuto il turno dei Pasdaran nel lanciare minacce alla controparte.

Parlando alla tv il portavoce dei Pasdaran ha reso noto che i Pasdaran «risponderanno con ancora maggiore forza e fermezza» a qualsiasi attacco. «Come avevamo previsto, il nemico non rispetta gli impegni, è ingannevole e non è affidabile. In qualsiasi momento, in qualsiasi fase dei negoziati, potrebbe intraprendere determinate azioni», ha dichiarato.

«Qualunque azione intraprenda il nemico a questo proposito, noi abbiamo già reagito e continueremo a farlo. Ripetiamo: se il nemico non rispetta gli impegni e viola il cessate il fuoco, risponderemo con maggiore forza rispetto a prima, e sottolineiamo che risponderemo con ancora maggiore forza».

Hormuz al centro del confronto diplomatico

Proprio riguardo alla situazione di Hormuz si è espresso ieri il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita in Iraq. «Qualsiasi interferenza nel processo di definizione di un nuovo accordo nello Stretto di Hormuz aggraverà la tensione e complicherà la situazione, causando un ritardo nella riapertura della via navigabile», ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana. Aggiungendo che «in base al protocollo d’intesa tra Iran e Stati Uniti, la situazione nello Stretto di Hormuz tornerà a quella pre-bellica, sotto la gestione dell’Iran, e nessun altro Paese ha alcuna responsabilità al riguardo».

Non è finita qui, perché dalla conferenza stampa tenuta insieme all’omologo iracheno Fuad Hussein, Araghchi ha voluto anche scagliarsi contro Washington e Tel Aviv per via dei «continui attacchi del regime sionista contro il Libano», la cui responsabilità «ricade sugli Stati Uniti, che hanno violato il proprio impegno contenuto nel memorandum d’intesa relativo alla cessazione degli attacchi israeliani e al ritiro delle proprie forze».

Nuovi scontri tra Idf e Hezbollah

Anche ieri infatti si è verificato un incidente di sicurezza nel sud del Libano, durante la notte diversi soldati dell’Idf appartenenti alla brigata Golani hanno incontrato un miliziano di Hezbollah dopo essere entrati in un edificio nel villaggio di Deir Siryan. Nello scontro a fuoco susseguitosi, il miliziano di Hezbollah è riuscito a uccidere un soldato israeliano, ferendo un altro. Dopo l’imboscata, le Idf hanno subito bombardato diversi presunti obiettivi di Hezbollah nell’area.

Sempre da Baghdad, Araghchi asseriva che «dobbiamo giungere a un quadro» per la sicurezza regionale «in cui le parti esterne alla regione non siano coinvolte». Mentre il ministro degli Esteri iracheno ha offerto la sua mediazione con «i Paesi del Golfo per parlare della sicurezza e porre fine al conflitto».

LEGGI Alta tensione in Medio Oriente: bombe su Hormuz, intesa (senza Hezbollah) in Libano

Da Teheran, invece, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei affermava che una «delle questioni legali e giudiziarie più importanti che ora influiscono sulla nazione iraniana è la ricerca e la rivendicazione dei loro diritti, che sono stati violati dai crimini di Potenze Arroganti, criminali internazionali e aggressori». Azioni di guerra, dichiarazioni incendiarie e tentativi di mediazione; la pace definitiva in Medio Oriente sembra ancora un miraggio lontano.

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