Gli attacchi dell’Ucraina alle infrastrutture energetiche della Russia producono effetti sempre più visibili sulla vita quotidiana della popolazione di Mosca, costretta ormai ai razionamenti energetici
A ormai quattro anni dal suo inizio il conflitto in Ucraina smette di essere un affare lontano per i russi per diventare un duro fatto della vita di tutti i giorni. Mesi di attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe hanno infatti costretto le autorità russe ad adottare provvedimenti di razionamento del carburante. Ammettendo per la prima volta pubblicamente gli effetti economici del conflitto. Il razionamento ha raggiunto anche la capitale Mosca e San Pietroburgo. Città dove le stazioni di servizio Tatneft hanno iniziato a limitare i clienti a 20 litri di benzina e 40 di diesel per volta.
La ragione vera la conoscono tutti: Kiev ha colpito due volte in una settimana la raffineria centrale di Mosca, provocando alte e dense colonne di fumo nero nel cielo della capitale che i residenti hanno descritto come una «pioggia di petrolio», con le superfici coperte di fuliggine scura in uno scenario dantesco. L’impianto, che fornisce oltre il 38 per cento del carburante nell’area metropolitana moscovita, incluso il rifornimento degli aeroporti Domodedovo, Vnukovo, Sheremetyevo e Zhukovsky, è stato costretto a interrompere le operazioni.
Gli effetti sugli aeroporti di Mosca
Sei scali hanno temporaneamente sospeso i voli. Nel solo attacco della notte tra mercoledì e giovedì, quasi 200 droni sono stati impiegati contro Mosca, il raid aereo più grande mai condotto dall’Ucraina sulla capitale russa. Gli attacchi alle retrovie hanno finito per dominare un conflitto che sul fronte resta in larga parte invischiato in una guerra di attrito.
Nel Donbass conteso, la pressione militare russa non allenta. Mosca ha infatti rivendicato il controllo del villaggio di Yurkivka, nel Donetsk, a circa 16 chilometri dalle città strategiche di Kramatorsk e Sloviansk, centri nevralgici delle difese ucraine nella regione. Lo Stato maggiore ucraino aveva riferito in precedenza di 11 assalti russi nelle vicinanze del fronte di Sloviansk, ma non ha confermato l’avanzata russa.
Intanto, a Varsavia, si continua a indagare sull’omicidio di Robert Kuzovkov, artista russo noto con lo pseudonimo Semyon Skrepetsky. Ucciso a colpi di arma da fuoco il 15 giugno scorso nella città polacca di Biała Podlaska, vicino al confine bielorusso. Solo tre giorni prima aveva manifestato a Berlino con una caricatura che raffigurava Putin. Un uomo con passaporto georgiano è stato arrestato a Varsavia. Il capo dei servizi segreti polacco non ha escluso il coinvolgimento di intelligence straniere.
Il peso crescente della guerra sull’economia russa
A pesare sulla situazione russa è anche il fronte economico. Secondo l’economista Janis Kluge dell’Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza, la spesa per la Difesa russa è aumentata del 30 per cento nel primo trimestre rispetto all’anno precedente, e rischia di raggiungere il 10 per cento del Pil, contro il 6,2 previsto.
Dal lato ucraino, nonostante la resistenza a oltranza all’offensiva russa, le notizie non sono tutte rassicuranti. Le forze armate di Kiev affrontano un crescente problema di diserzione. Si stima che fino a 150.000 militari abbiano lasciato i propri reparti senza autorizzazione, con soldati che citano lunghe permanenze al fronte senza rotazione e frustrazione verso i comandi.
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Sul piano diplomatico, Zelensky ha riferito di una «chiamata di coordinamento importante» con Trump e Macron, mentre l’Unione Europea ha sbloccato 6 miliardi di euro in aiuti militari e avviato i negoziati di adesione di Kiev, a lungo bloccati dall’Ungheria di Viktor Orbán, uscito di scena ad aprile dopo aver perso le elezioni. Ma, nonostante i progressi, la strada verso l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione resta ancora lunga. Così come quella per porre fine alla guerra.
































