13 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

13 Giu, 2026

Nato, il “ritiro” Usa che rischia di mettere in difficoltà l’Alleanza

Secondo indiscrezioni gli Usa starebbero valutando un parziale ritiro di forze Nato schierate in Europa, una mossa che mette in difficoltà l’Alleanza


Una cinquantina di caccia F-16 e F-15 e metà dei gruppi bombardieri; tutti i mezzi di rifornimento aereo; metà degli aerei da ricognizione marittima; oltre a diversi mezzi navali, inclusi almeno un sottomarino nucleare e una portaerei. Sono questi i dati del “ritiro” americano di mezzi dispiegati in Europa riportati prima dal tedesco Die Welt e poi dal New York Times. Stando ai media, infatti, Washington starebbe considerando un drastico taglio dei nuclei dispiegati in Europa e messi a disposizione della Nato. Una scelta in continuità con le recenti posizioni prese dall’amministrazione di Donald Trump, sempre meno propensa a mantenere la tradizionale forte presenza militare americana sul Vecchio Continente. I numeri definitivi di questo “taglio” a stelle e strisce non sono ancora certi, ma le prospettive non appaiono incoraggianti per gli alleati europei.

Il Pentagono ha rifiutato di commentare la cosa limitandosi a confermare che, nel prossimo futuro, avverrà un generico ridispiegamento di mezzi. Tuttavia, le prospettive non sono incoraggianti per gli europei. Qualora i dati del Die Welt e del New York Times dovessero essere verosimili, infatti, il potenziale militare dell’Alleanza Atlantica sul continente potrebbe essere drasticamente ridotto. In particolare sul piano della sorveglianza navale e delle capacità missilistiche, aspetti fondamentali nel quadro della sicurezza europea e della deterrenza anti-russa.

Il nodo della sorveglianza marittima

Tagliare quasi la metà dei mezzi di ricognizione marittima schierati dagli Usa e il grosso delle forze navali statunitensi nel teatro europeo, del resto, rischierebbe di ridurre enormemente la capacità di monitorare e sorvegliare le attività russe tanto nel nord quanto nel mediterraneo, aree di vitale importanza strategica per la Nato e spesso oggetto di manovre ambigue da parte di Mosca. Una prospettiva che alimenta i timori legati alla riduzione presenza militare americana in Europa e alle sue possibili conseguenze operative.

Tra tutte le ipotesi di ritiri o spostamenti, il possibile ridispiegamento di missili Tomahawk in altri teatri operativi più caldi è quella che, tutto considerato, risulta nel complesso più dannosa a livello d’immagine, anche se non sul piano propriamente militare. Quel tipo di armi, del resto, si trova nel continente per mandare un messaggio inequivocabile verso est: l’Europa è sotto la protezione dell’Alleanza e la Nato può contare su tutto il pieno sostegno americano. Ritirarli, in questo quadro, manda invece il messaggio opposto.

Mostrando in maniera cristallina quanto le due sponde dell’Atlantico siano oggi distanti tra loro. Una situazione che potrebbe creare nuovi spazi di manovra per una Russia che da anni considera gran parte dell’architettura di sicurezza europea come apertamente ostile ai propri interessi. Per questo, anche se i numeri reali dovessero rivelarsi molto inferiori alle stime dei media, il valore simbolico del gesto sarebbe comunque grave e andrebbe a minare la credibilità dell’Alleanza e la percezione della sua compattezza.

Un disimpegno già annunciato

Un gesto discutibile ma non inaspettato, visto che da mesi si parla di un progressivo disimpegno delle forze armate americane dal continente. Del resto, gli Stati Uniti si trovano oggi a dover affrontare sfide sempre più complesse in varie aree del mondo e devono razionalizzare le proprie forze, le quali non vantano complessivamente di ottima salute. La possibile riduzione presenza militare americana in Europa si inserisce quindi in una tendenza più ampia di ridefinizione delle priorità strategiche di Washington.

Probabilmente, al netto delle dichiarazioni che potrebbero arrivare, questa manovra in Europa può essere letta più come un gesto dettato dalla necessità che come un attacco diretto agli alleati. In questo senso, l’amministrazione potrebbe anche tentare di presentare la cosa come una scelta razionale volta a “mandare un messaggio” agli europei, ma ciò che l’intera faccenda sottende è la necessità statunitense di operare scelte sempre più selettive nell’impiego della propria potenza militare.

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Washington deve usare oggi con più cognizione le sue forze e l’Asia è di gran lunga uno scenario più rilevante dell’Europa. Una decisione tutto sommato dettata da cause di forza maggiore ma che rischia di erodere ulteriormente la fiducia reciproca tra le due sponde dell’Atlantico. Un passaggio che potrebbe avere effetti duraturi non soltanto sulla sicurezza europea, ma anche sugli equilibri politici e strategici che hanno caratterizzato i rapporti tra Stati Uniti ed Europa nel dopoguerra.

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