6 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

6 Giu, 2026

Roma, Meloni salta il vertice Ue in Montenegro per prendere tempo

La premier Giorgia Meloni evita il vertice dei 27 dell’Ue in Montenegro per prendere tempo e non rischiare di creare turbolenze nella maggioranza


Tre indizi fanno una prova. Primo indizio: giovedì Giorgia Meloni non ha partecipato alla cena informale organizzate a Tivat, nel Montenegro, da Merz e Macron, nel menu l’accelerazione, che non vuol dire semplificazione, dell’iter di adesione alla Ue dei paesi Balcani. I leader dei 27 erano da giovedì in Montenegro che ha ospitato il vertice tra l’Unione europea e i sei paesi partner dei Balcani candidati all’adesione, ovvero Montenegro, Albania, Serbia, Macedonia del nord, Bosnia-Erzegovina e Kosovo.

Secondo indizio: domani ci sarà a Londra un nuovo incontro tra Macron, Merz e Starmer allargato a Zelensky e nel menu ci sarà l’ingresso dell’Ucraina nella Ue ma anche la trattativa di pace fra Ucraina e Russia che sta facendo passi avanti grazie ad un’interlocuzione diretta tra Mosca e Kiev. Usa e Washington non avrebbero, in questa fase, un ruolo primario. Giorgia Meloni non parteciperà neppure a questo minivertice dal valore assai strategico, però, per l’Europa e per la sua capacità di soft power.

La scelta di non esserci tra Tivat e Londra

Il terzo indizio risale a ieri: attesa a Tivat, in Montenegro, per il pranzo ufficiale prima della conclusione dell’evento, intorno alle 14 Meloni ha chiamato direttamente il padrone di casa Milatovic e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa per dire, scusate non posso venire, sono a Reggio Calabria e c’è stato un cambio di programma nelle cerimonie per i 212 anni dell’Arma. La notizia è rimbalzata in Italia intorno alle 14.30. Con buona pace del leader presenti.

Tre indizi, si diceva, fanno una prova. E la prova è che Giorgia Meloni, una volta costretta a “lasciare” al proprio destino l’amico Donald, motore ma anche zavorra della propria leadership, fatica e trovare la sintesi all’interno della propria maggioranza e quindi ad avere una linea condivisa da proporre e da sostenere a Bruxelles. E poiché inizia un mese ad alta intensità di politica estera e di impegni da sottoscrivere, la premier ha semplicemente evitato di doversi impegnare su qualcosa su cui non può impegnarsi. Non ha un mandato chiaro e sembra difficile trovarlo nell’anno di campagna elettorale.

La lettura politica tra Palazzo Chigi e opposizioni

Ovviamente palazzo Chigi e tutti i vari portavoce della maggioranza buttano acqua sul fuoco e parlano di «pura coincidenza». La coincidenza è che il vertice in Montenegro ha coinciso con le celebrazioni per il 212° anniversario dell’Arma dei carabinieri a Reggio Calabria. La premier ha preferito andare lì e non là. L’intenzione, da agenda di governo, era fare entrambe le cose. Ma l’occasione del lancio del francobollo ufficiale dell’anniversario dell’Arma è stata l’occasione per cancellare la visita in Montenegro.

Le opposizioni – tranne i 5 Stelle che dicono no all’ingresso di Kiev nella Ue – mettono sotto accusa la postura del governo in un dossier così delicato come la politica estera specie negli ultimi quattro anni. L’ex premier Matteo Renzi sintetizza il quadro per tutti: «Tutti i leader europei sono nei Balcani a discutere del futuro dell’Europa e della pace in Ucraina. Unica assente: l’Italia. Giorgia Meloni non è andata, dice che ha fatto tardi con l’aereo a Reggio Calabria».

La strategia dell’attesa e il quadro europeo

La premier offesa perché esclusa da bilaterali e trilaterali che poi decidono veramente le conclusioni dei vertici ufficiali? È la lettura che danno le opposizioni ed appartiene all’istinto speculativo di una parte e dell’altra. La chiave di lettura più probabile che alcune fonti di maggiorana fanno trapelare è che la premier voglia «semplicemente prendere tempo». Giovedì 11 sarà in Parlamento per le comunicazioni in vista del Consiglio Ue che sarà a Bruxelles la settimana dopo (18-19 giugno).

Il 25-26 giugno ci sarà il bilaterale Meloni-Macron in Costa Azzurra, incontro atteso, rinviato, importante che la premier italiana aveva già rinviato in primavera e che ora si celebra in forza, dice la stampa francese, di «un ritrovato feeling tra il Presidente uscente e la premier a fine mandato ma chissà…». Ora, tutti questi appuntamenti sono in realtà momenti di avvicinamento all’appuntamento big-bang che condiziona tutti i vertici precedenti. E futuri. Il 6-7 luglio i 32 paesi Nato si ritroveranno ad Ankara, in Turchia, e sono tutti in attesa di capire cosa farà Donald Trump.

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«Sarà il summit Nato più importante di sempre» dicono il segretario Rubio e il vicepresidente Vance. La posta in palio è la permanenza o meno degli Usa nell’Alleanza e a quali condizioni. Decisioni che condizionano, direttamente o meno, tutti gli altri dossier: il costo dell’energia, il riarmo, la difesa europea, il supporto a Kiev. Siccome Salvini dice no a tutto – alla Nato, a Kiev e al riarmo – Tajani dice sì alla Nato e al riarmo ma prende tempo sull’ingresso di Kiev e Meloni è entrata nella fase in cui è molto sensibile agli umori dell’elettorato, la maggioranza non trova la sintesi.

Andare in Montenegro sarebbe stato inutile e anche rischioso. Per fare un esempio: il non paper franco-tedesco circolato alla vigilia del summit di Tivat per imprimere una nuova accelerazione al processo di allargamento, se condiviso anche da Meloni avrebbe mandato in tilt la maggiorana. Anche le opposizioni. Che però non governano.

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