Il ritrovamento del corpo della bambina nel sud della Francia riapre il dibattito sulla gestione dei criminali sessuali recidivi. Macron parla di «disfunzioni inaccettabili» e convoca verifiche ai massimi livelli dello Stato
La Francia è sotto shock per la morte di Lyhanna, la bambina di 11 anni scomparsa venerdì scorso nel sud del Paese e ritrovata senza vita nella serata di ieri. La vicenda ha immediatamente suscitato una forte ondata di indignazione, riportando alla memoria alcuni dei casi più traumatici della cronaca francese degli ultimi decenni.


Il sospettato aveva precedenti per stupro
Al centro delle indagini c’è un uomo già noto alle autorità giudiziarie. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il principale sospettato del delitto avrebbe diversi precedenti per accuse di stupro, in particolare ai danni di minori.
Un elemento che ha alimentato le polemiche e le domande sul funzionamento dei sistemi di controllo e prevenzione nei confronti dei soggetti considerati pericolosi.
Macron: «Disfunzioni inaccettabili»
La vicenda è arrivata fino ai vertici dello Stato. Il presidente Emmanuel Macron, in visita in Montenegro, ha parlato apertamente di possibili responsabilità istituzionali.
«È chiaro che ci sono disfunzioni ed è inaccettabile», ha dichiarato il capo dell’Eliseo, aggiungendo di non voler «sentire nessuna scusa sulla mancanza di mezzi».
Parole che riflettono il clima di forte tensione che si respira nel Paese.
Riunione d’urgenza del governo
Anche il premier Sébastien Lecornu si è detto «scioccato». In mattinata ha convocato una riunione straordinaria durata oltre due ore con il ministro dell’Interno Laurent Nunez e il ministro della Giustizia Gérald Darmanin per fare il punto sull’inchiesta e sulle eventuali falle del sistema.
Il fantasma del caso Fourniret
In Francia molti osservatori hanno subito accostato la tragedia a uno dei casi più dolorosi della storia criminale del Paese: quello di Estelle Mouzin, la bambina rapita e uccisa dal serial killer pedofilo Michel Fourniret. Il paragone è tornato con forza nel dibattito pubblico e sui media, alimentando la richiesta di chiarimenti sulle modalità con cui vengono monitorati i soggetti già condannati o indagati per reati sessuali contro i minori.






























