La cosiddetta «Rivoluzione dei fenicotteri» mobilita migliaia di persone contro il maxi progetto turistico sostenuto dal governo di Edi Rama. Nel dibattito entra anche l’Unione Europea, che critica l’iniziativa e alimenta lo scontro politico
«Ivanka! Ivanka! Tieni le tue mani lontano da Narta!».
Questo è quello che si poteva leggere ieri sui cartelli dei manifestanti scesi in piazza a Tirana, in Albania, per protestare contro il maxi resort di lusso in costruzione nel Paese ad opera di una compagnia americana legata a Jared Kushner, marito di Ivanka, la figlia di Donald Trump.
Un resort che mette a rischio un’area dall’importanza naturalistica, ambientale e storica non indifferente per gli albanesi e che viene percepito da una parte della popolazione come null’altro che un’acquisizione coloniale. Una sorta di invasione commerciale ad opera del ricco clan di Donald Trump, espressione di una classe di grandi capitalisti americani.
La protesta contro il resort di Kushner
Per fermare la costruzione del maxi complesso, che dovrebbe coprire una vasta area che comprende non solo l’isolotto disabitato di Sazan, l’unica isola albanese, ma anche zone umide e habitat costieri all’interno del parco nazionale che lo circonda, sono scesi in migliaia in strada negli ultimi giorni.
L’isola di Sazan al centro dello scontro
Oltre all’area di Sazan, infatti, anche ampie zone di paesaggio costiero protetto, a nord del villaggio di Zvërnec, tra la laguna di Narta e il mare, sono destinate allo sviluppo di progetti complementari al resort. Tutte zone dove vivono specie protette e dal valore ambientale inestimabile.
La battaglia per la laguna di Narta
Specie come il fenicottero rosa, animale che ha fornito un simbolo ben riconoscibile alle proteste. Per quanto possa sembrare un fatto poco rilevante, la «Rivoluzione dei fenicotteri» rischia di avere un impatto importante sulla politica albanese.
Fenicotteri simbolo della protesta
Il popolare Primo ministro Edi Rama è infatti un fermo promotore del progetto, da lui visto come un importante passo in avanti verso lo svecchiamento del panorama turistico albanese. Per questo, anche in questi giorni, il premier ha tentato di mediare con la folla, senza ottenere però grandi successi.
L’Albania, a quanto sembra, non vuole avere a che fare con Kushner, Ivanka o con i loro maxi resort costruiti per ricchi e facoltosi turisti.

Il sostegno di Edi Rama al progetto
Tutto quello che sta succedendo, comunque, è legato anche a giochi più estesi. L’Unione Europea, infatti, si è detta apertamente contraria al progetto di costruzione, in un chiaro tentativo di limitare l’influenza statunitense nel Paese.
L’intervento dell’Unione Europea
Parte della più ampia battaglia, per ora indiretta, tra le opposte ambizioni d’influenza dei due alleati sempre più lontani. E forse persino come un attacco diretto al presidente Trump e alla sua cerchia.
Una sfida che va oltre l’ambiente
La «Rivoluzione dei fenicotteri», come spesso succede in questi casi, può essere letta su molti livelli e tiene insieme diverse istanze. Da quelle più locali, legate a preoccupazioni paesaggistiche, a quelle più lontane, incentrate su giochi di potere geopolitici. E il combinato disposto di tutti questi livelli di scontro potrebbe incendiare Tirana, mettendo a rischio la tenuta di un governo considerato fino a qualche settimana fa come solidissimo e quasi inattaccabile.































