3 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Giu, 2026

Il ruolo dei nazionalisti divide Kiev e Varsavia. Adesione all’Ue in bilico

La decisione di Kiev di omaggiare gli “eroi dell’Upa” riaccende le ferite del passato tra Polonia e Ucraina e apre lo scontro con Varsavia


Una nuova crisi diplomatica tra Polonia e Ucraina riaccende le recriminazioni storiche tra i due partner est-europei. Questa volta la diatriba è stata provocata dalla decisione del presidente Volodymyr Zelensky di intitolare un’unità militare delle Forze per le Operazioni Speciali agli «eroi dell’Upa», cioè dell’Esercito insurrezionale ucraino che combatté contro i sovietici durante la seconda guerra mondiale. Ma, proprio per opporsi all’Urss, finì per collaborare con la Germania nazista, partecipando ai massacri di polacchi e alle persecuzioni degli ebrei. Fatto che la Polonia non si dimentica.

La vicenda riconferma la tensione tra la necessità del governo ucraino di mantenere ottime relazioni con i Paesi est-europei, cruciali nel sostegno allo sforzo bellico di Kiev, e la glorificazione dei combattenti ucraini che lottarono contro l’Urss. Quest’ultimo è uno straordinario fattore di mobilitazione per una popolazione che si difende dagli invasori russi da oltre quattro anni. Inoltre, e soprattutto, è parte della formazione di un’identità nazionale e storica ucraina indipendente, se non contrapposta, da quella russa. Un processo che l’invasione scatenata da Putin ha accelerato.

Il punto, dunque, è di cruciale importanza: il conflitto in corso dal 2022 si è sin da subito profilato come la guerra costitutiva della nazione ucraina. I miti e le memorie storiche tradizionalmente riconosciuti solo da una parte dell’Ucraina, quella occidentale centrata sulla regione della Galizia, sono stati abbracciati anche dal resto della società. Lo stesso Zelensky, ebreo e nipote di un veterano dell’Armata Rossa, è l’esemplificazione di questa evoluzione.

Varsavia tra identità nazionale e tensioni politiche interne

Eppure, la glorificazione da parte del governo di Kiev di chiunque si sia opposto al dominio russo sull’Ucraina non può che toccare le memorie storiche del vicino polacco. Il presidente della Polonia Karol Nawrocki ha affermato che intende procedere alla revoca della più alta onorificenza statale polacca conferita a Zelensky nel 2023 dal suo predecessore Andrzej Duda, anche lui esponente del partito Diritto e Giustizia, come l’attuale capo di Stato. La divergenza tra le memorie storiche è la frattura più grave nelle relazioni tra Kiev e Varsavia. Ma non è l’unica.

Già in passato, la leadership polacca — non solo i nazionalisti, ma anche i liberali filo-europei di Tusk — ha imposto restrizioni contro l’importazione di grano ucraino, in quanto dannoso per gli agricoltori polacchi, il cui peso elettorale è significativo. C’è poi la questione dei rifugiati ucraini in Polonia. Sebbene siano stati accolti all’inizio del conflitto, con il passare del tempo si è avvertita una crescente e latente ostilità da parte di fasce consistenti della popolazione locale.

L’Europa tra sostegno all’Ucraina e costi politici

Ma il problema non si limita alle tensioni con Varsavia. In generale, le prospettive europee dell’Ucraina sono complicate da una serie di fattori. In primo luogo, gli investimenti europei nel paese invaso dalla Russia dovranno essere ingenti e prolungati per creare le condizioni di un ingresso ucraino nell’Unione Europea.

Costi finanziari che non tutti i governi del Vecchio Continente — in particolare quelli in difficoltà sul piano domestico — potrebbero essere disposti a sostenere, anche alla luce della crisi innescata dal conflitto mediorientale. Allo stesso tempo, i governi dell’Ue non possono, né intendono, disinteressarsi delle sorti ucraine. Kiev rappresenta un pilastro del contenimento della Russia, come confermato dai molteplici accordi per la cooperazione militare e per lo sviluppo di droni siglati dal presidente ucraino con non pochi governi europei, incluso quello italiano.

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Le recenti affermazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo cui il sostegno agli ucraini non si discute ma l’ingresso nell’UE è lontano, fotografano l’attuale dilemma dell’Europa. L’unico a proporre una soluzione è stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con la membership senza voto per Kiev. Ma appare una proposta ancora troppo vaga. E non risponde alla vera domanda: gli europei sono disposti ad andare fino in fondo nel supporto militare e politico all’Ucraina?

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