Iran e Usa avrebbero sul tavolo la bozza d’intesa per prorogare la tregua, un cessate il fuoco di 60 giorni e rilanciare i negoziati. Il segretario al Tesoro Bessent: «Tutto dipende da ciò che il presidente vorrà fare»
Stati Uniti e Iran sarebbero vicini all’accordo più importante dall’inizio della guerra. Washington e Teheran hanno raggiunto un’intesa preliminare per estendere il cessate il fuoco di altri 60 giorni e riaprire completamente il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Manca però il via libera definitivo di Donald Trump e lo stesso Iran sostiene che il testo non è ancora stato finalizzato.
Ieri il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha citato l’accordo preliminare aggiungendo che l’eventuale intesa dipenderà dalla decisione del presidente Usa.
«Tutto dipende da ciò che il presidente vorrà fare», ha dichiarato Bessent durante un briefing alla Casa Bianca giovedì. «E Donald Trump non farà un cattivo accordo per il popolo americano».
Trump però alterna negoziati, raid militari e dichiarazioni spesso contraddittorie, alimentando dubbi tra alleati e avversari sulla reale strategia americana.
L’accordo che può riaprire Hormuz
Secondo fonti coinvolte nei negoziati, il piano prevede un’estensione della tregua per altri due mesi e la ripresa senza restrizioni della navigazione nello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale.
L’intesa comprenderebbe anche la fine del blocco americano dei porti iraniani e un alleggerimento di alcune sanzioni sulle esportazioni petrolifere di Teheran. In cambio, i negoziatori dovrebbero utilizzare i 60 giorni per affrontare i nodi più difficili, a partire dal programma nucleare iraniano.
Vance: «Molto vicini a un accordo»
Il vicepresidente americano JD Vance ha confermato che le trattative stanno avanzando. «Non siamo ancora arrivati al traguardo, ma siamo molto vicini», ha dichiarato ai giornalisti a Washington. Parole accolte però con prudenza. Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha annunciato più volte una svolta imminente, salvo poi scontrarsi con le smentite o i distinguo arrivati da Teheran. Se approvato, l’accordo rappresenterebbe il passo più importante verso la pace dall’inizio del conflitto del 28 febbraio.
50 mila soldati Usa in attesa
Il Nyt racconta che oltre 50 mila militari americani schierati tra Medio Oriente, Europa e Stati Uniti sarebbero in una sorta di limbo mentre la Casa Bianca decide se puntare sulla tregua o prepararsi a una nuova escalation.


Teheran frena: «Nulla è definitivo»
A raffreddare l’ottimismo americano è stata l’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai pasdaran. Secondo una fonte coinvolta nei negoziati, il testo dell’accordo non sarebbe ancora stato completato né approvato ufficialmente dalla leadership iraniana. Un segnale che conferma quanto il percorso verso una pace stabile resti fragile.
Missili e droni mentre si negozia
Proprio mentre si discute dell’accordo, Iran e Stati Uniti hanno continuato a scambiarsi colpi. Il Centcom ha dichiarato di avere abbattuto cinque droni iraniani e di avere colpito una postazione di controllo a Bandar Abbas che stava preparando il lancio di un sesto velivolo. Poco dopo le difese del Kuwait hanno intercettato un missile balistico lanciato verso il Paese, che ospita importanti basi militari americane. Teheran ha rivendicato un attacco contro la base Usa da cui sarebbero partiti i raid e ha minacciato una risposta ancora più dura in caso di nuove operazioni americane.
Il petrolio scende sulle speranze di pace
Le indiscrezioni sull’intesa hanno avuto effetti immediati sui mercati energetici. I prezzi del petrolio sono scesi sulla prospettiva di una riapertura stabile di Hormuz e di un possibile ritorno alla normalità nei traffici energetici del Golfo Persico.
Israele continua a colpire in Libano
Sul fronte regionale, però, la guerra continua ad allargarsi. Israele ha annunciato nuovi attacchi contro infrastrutture di Hezbollah nella città di Tiro e ha condotto un raid anche a Beirut. Teheran continua a chiedere che qualsiasi accordo includa la fine delle operazioni israeliane in Libano, una condizione che per ora appare lontana dal realizzarsi.
L’avvertimento americano all’Oman
Nelle stesse ore Washington ha lanciato un duro messaggio all’Oman. Gli Stati Uniti hanno chiesto a Muscat di non partecipare ad alcun progetto con l’Iran per imporre pedaggi o controlli condivisi nello Stretto di Hormuz. Trump è arrivato a minacciare bombardamenti contro il Paese in caso di coinvolgimento diretto, salvo poi ridimensionare il tono poche ore dopo.































