Iran e Usa avrebbero sul tavolo la bozza d’intesa per prorogare la tregua, un cessate il fuoco di 60 giorni e rilanciare i negoziati. Trump su Truth: «L’Iran deve accettare che non avrà mai un’arma o una bomba nucleare»
Stati Uniti e Iran sono vicini all’accordo più importante dall’inizio della guerra. Washington e Teheran hanno raggiunto un’intesa preliminare per estendere il cessate il fuoco di altri 60 giorni e riaprire completamente il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Manca però il via libera definitivo di Donald Trump e lo stesso Iran sostiene che il testo non è ancora stato finalizzato.
Pronto a decidere
Trump vuole aver l’ultima parola, e in un post su Truth ripassa le condizioni per apporre la sua firma. Non alla fine della guerra ma a un cuscinetto ulteriore di una guerra che nessuno vuole o può più permettersi fare. Ma inizia male. Perché di nucleare, nel memorandum, non si doveva ancora parlare.
Nella foto Il vice primo ministro e ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, oggi a Washington, con il segretario di Stato e consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti Marco Rubio.

«L’Iran deve accettare che non avrà mai un’arma o una bomba nucleare», inizia Trump. «Lo Stretto di Hormuz deve essere immediatamente aperto, senza pedaggi, al traffico marittimo senza restrizioni in entrambe le direzioni. Tutte le mine navali (bombe), se presenti, saranno eliminate. Noi ne abbiamo già rimosse numerose facendole detonare grazie ai nostri straordinari dragamine subacquei. L’Iran completerà l’immediata rimozione e/o detonazione di tutte le mine rimaste, che non saranno molte».
Le navi rimaste bloccate nello Stretto a causa «del nostro incredibile e senza precedenti blocco navale, che ora verrà revocato, possono iniziare il processo per ‘tornare a casa’. Da parte mia, salutate mogli, mariti, genitori e famiglie, dal vostro presidente preferito!»
Nella situation room
«Il materiale arricchito, talvolta definito ‘polvere nucleare’, che si trova sepolto in profondità sottoterra sotto montagne praticamente crollate a causa del potente attacco dei nostri bombardieri B-2 di 11 mesi fa, verrà dissotterrato dagli Stati Uniti (che, come concordato, sono l’unico Paese insieme alla Cina ad avere la capacità tecnica per farlo), in stretto coordinamento e collaborazione con la Repubblica Islamica dell’Iran e con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e DISTRUTTO. Nessun denaro verrà scambiato fino a nuovo ordine. Sono stati concordati anche altri punti, di importanza molto minore. Adesso mi recherò nella Situation Room per prendere una decisione finale. Grazie per l’attenzione dedicata a questa questione!»
L’Iran: «Le concessioni si ottengono con i missili»
Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore iraniano e presidente del Parlamento, ha dichiarato che la Repubblica islamica ottiene risultati «non attraverso i colloqui, ma attraverso i missili». «I negoziati servono soltanto a formalizzare ciò che è già stato ottenuto sul campo», ha scritto sui social, aggiungendo che Teheran «non si fida delle garanzie o delle parole» e che «contano solo i fatti».
L’accordo che può riaprire Hormuz
Secondo fonti coinvolte nei negoziati, il piano prevede un’estensione della tregua per altri due mesi e la ripresa senza restrizioni della navigazione nello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale.
L’intesa comprenderebbe anche la fine del blocco americano dei porti iraniani e un alleggerimento di alcune sanzioni sulle esportazioni petrolifere di Teheran. In cambio, i negoziatori dovrebbero utilizzare i 60 giorni per affrontare i nodi più difficili, a partire dal programma nucleare iraniano.
Vance: «Molto vicini a un accordo»
Il vicepresidente americano JD Vance ha confermato che le trattative stanno avanzando. «Non siamo ancora arrivati al traguardo, ma siamo molto vicini», ha dichiarato ai giornalisti a Washington. Parole accolte però con prudenza. Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha annunciato più volte una svolta imminente, salvo poi scontrarsi con le smentite o i distinguo arrivati da Teheran. Se approvato, l’accordo rappresenterebbe il passo più importante verso la pace dall’inizio del conflitto del 28 febbraio.
50 mila soldati Usa in attesa
Il Nyt racconta che oltre 50 mila militari americani schierati tra Medio Oriente, Europa e Stati Uniti sarebbero in una sorta di limbo mentre la Casa Bianca decide se puntare sulla tregua o prepararsi a una nuova escalation.


Teheran frena: «Nulla è definitivo»
A raffreddare l’ottimismo americano è stata l’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai pasdaran. Secondo una fonte coinvolta nei negoziati, il testo dell’accordo non sarebbe ancora stato completato né approvato ufficialmente dalla leadership iraniana. Un segnale che conferma quanto il percorso verso una pace stabile resti fragile.
Missili e droni mentre si negozia
Proprio mentre si discute dell’accordo, Iran e Stati Uniti hanno continuato a scambiarsi colpi. Il Centcom ha dichiarato di avere abbattuto cinque droni iraniani e di avere colpito una postazione di controllo a Bandar Abbas che stava preparando il lancio di un sesto velivolo. Poco dopo le difese del Kuwait hanno intercettato un missile balistico lanciato verso il Paese, che ospita importanti basi militari americane. Teheran ha rivendicato un attacco contro la base Usa da cui sarebbero partiti i raid e ha minacciato una risposta ancora più dura in caso di nuove operazioni americane.
Il petrolio scende sulle speranze di pace
Le indiscrezioni sull’intesa hanno avuto effetti immediati sui mercati energetici. I prezzi del petrolio sono scesi sulla prospettiva di una riapertura stabile di Hormuz e di un possibile ritorno alla normalità nei traffici energetici del Golfo Persico.
Israele continua a colpire in Libano
Sul fronte regionale, però, la guerra continua ad allargarsi. Israele ha annunciato nuovi attacchi contro infrastrutture di Hezbollah nella città di Tiro e ha condotto un raid anche a Beirut. Teheran continua a chiedere che qualsiasi accordo includa la fine delle operazioni israeliane in Libano, una condizione che per ora appare lontana dal realizzarsi.
L’avvertimento americano all’Oman
Nelle stesse ore Washington ha lanciato un duro messaggio all’Oman. Gli Stati Uniti hanno chiesto a Muscat di non partecipare ad alcun progetto con l’Iran per imporre pedaggi o controlli condivisi nello Stretto di Hormuz. Trump è arrivato a minacciare bombardamenti contro il Paese in caso di coinvolgimento diretto, salvo poi ridimensionare il tono poche ore dopo.
































