Il presidente Usa rivendica la vittoria e rilancia la linea dura contro Teheran, accompagnando il messaggio con un’immagine di guerra generata dall’intelligenza artificiale
Gli Stati Uniti alzano ancora il livello dello scontro con Teheran: tra propaganda, pressione economica e segnali militari, la guerra resta aperta nonostante il cessate il fuoco. Donald Trump torna ad attaccare l’Iran e lo fa con un post notturno accompagnato da un’immagine generata con l’intelligenza artificiale: imbraccia una mitragliatrice davanti a esplosioni e scrive che Teheran sbrigarsi a firmare un accordo sul nucleare.
Poche ore prima, alla cena con re Carlo, aveva rivendicato: «Abbiamo sconfitto militarmente l’Iran». Una linea che si traduce in una strategia precisa: niente nuovi raid per ora, ma un blocco economico prolungato per piegare il regime. «L’Iran non riesce a darsi una mossa. Non sa come firmare un accordo sul nucleare. Farebbe meglio a svegliarsi in fretta!» E la firma. Presidente DJT

La strategia Usa: blocco e pressione sul petrolio
Secondo il Wall Street Journal, Trump ha chiesto ai suoi di prepararsi a un blocco duraturo dell’Iran, colpendo esportazioni e traffici marittimi. L’obiettivo è svuotare le casse del regime. Il segretario al Tesoro Scott Bessent parla di effetti già visibili: inflazione raddoppiata, valuta in caduta e rischio di stop alla produzione di petrolio, con perdite fino a 170 milioni di dollari al giorno.
Le richieste di Iran e Stati Uniti
Trump ha respinto l’ultima proposta iraniana: riaprire lo stretto di Hormuz e fermare la guerra senza affrontare il nodo centrale, il programma nucleare. Per Washington è un accordo incompleto. Il presidente vuole un’intesa che includa lo stop all’arricchimento e vede nel blocco economico la leva decisiva per costringere Teheran a cedere.
Teheran ha offerto di riaprire lo stretto e fermare le ostilità chiedendo in cambio la fine del blocco navale Usa. Ma ha escluso dal negoziato il programma nucleare, linea che gli Stati Uniti considerano inaccettabile. L’Iran continua a rifiutare lo stop all’arricchimento e la consegna delle scorte di uranio.
Teheran: «Per noi la guerra non è finita»
Dall’altra parte, l’Iran non riconosce la fine del conflitto. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia è netto: «Non ci fidiamo degli Usa». Teheran continua ad aggiornare la lista dei bersagli, addestra le truppe e potenzia gli armamenti. In parallelo accusa Washington all’Onu di «pirateria» per il sequestro di navi iraniane.
Il potere si sposta ai pasdaran
Dentro il sistema iraniano, la guerra ha cambiato gli equilibri. Secondo fonti citate da Reuters, le Guardie Rivoluzionarie dominano ormai strategia militare e decisioni politiche. Mojtaba Khamenei resta al vertice ma con un ruolo più formale, mentre i generali guidano le scelte operative e negoziali.
Diritti umani: almeno 21 esecuzioni
Il bilancio interno è pesante. L’Onu denuncia almeno 21 esecuzioni e oltre 4.000 arresti dall’inizio della guerra. Tra le vittime, persone legate alle proteste e presunti oppositori. Numeri che confermano la stretta repressiva del regime mentre cresce la pressione internazionale.
Trump e re Carlo, imbarazzo a Londra
Le parole di Trump sul sostegno del sovrano britannico creano tensione diplomatica. Buckingham Palace prende le distanze: il re è «consapevole» della linea del governo sulla non proliferazione nucleare, ma non esprime posizioni politiche. Una correzione che segnala l’imbarazzo di Londra.
Israele colpisce in Libano
Sul fronte nord di Israele, la tregua è sempre più fragile. Quotidiani i raid aerei israeliani nel sud del Libano, tra Hanine, Naqoura e Khiam, con case distrutte ed esplosioni nella notte. Il Paese è stato colpito anche in profondità, nella valle della Bekaa. Domenica è stata una delle giornate più sanguinose dall’inizio della tregua, con almeno 14 morti. Israele continua a colpire e a radere al suolo aree di confine, preparando le condizioni per una possibile presenza prolungata. Hezbollah risponde con razzi e droni, mantenendo alta la pressione.
Hezbollah: «Non deporremo le armi»
Il leader Naim Qassem è netto: il gruppo filo-iraniano non intende rinunciare al proprio arsenale. Israele chiede il disarmo come condizione per fermare l’offensiva, ma Beirut ha margini limitati per controllare Hezbollah, che resta la principale forza militare del Paese. Analisti e fonti sul campo parlano di una de-escalation solo formale.
Sul terreno, il conflitto si allarga. Raid aerei israeliani nel sud del Libano, tra Hanine, Naqoura e Khiam, con case distrutte ed esplosioni nella notte. Un segnale che la guerra resta regionale e pronta a riaccendersi su più fronti.




















