12 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Apr, 2026

Il discorso del Re. Carlo davanti al Congresso Usa

Re Carlo III d'Inghilterra

Re Carlo e il discorso davanti al Congresso Usa nel pieno delle tensioni con Trump. Al centro valori comuni e alleanza storica. «Abbiamo tutto in comune con l’America, tranne la lingua»


Re Carlo III d’Inghilterra fa la storia con il suo discordo davanti al Congresso degli Stati Uniti. È il secondo monarca britannico a rivolgersi di fronte una seduta congiunta. Parla, ed è il presidente che gli Stati Uniti non hanno.

Pace, unione, diversità, clima e le nazioni in guerra da difendere, come l’Ucraina.

Il discorso del Re arriva in momento cruciale nei rapporti tra Washington e Londra. Mentre c’è l’impossibile guerra in Iran, tensioni politiche, uno Stretto congelato nel non comprenders. Cicatrici. Re Carlo parla da re. Come un re, si permette battute iniziali per sciogliere l’atmosfera della sfera che lo guarda in streaming. Si definisce nonno, chiama gli americani, nipoti. Re Carlo torna dalla guerra, lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor.

Le strade americane che protestano il No King, stasera ricordano valori e educazione. Il peso delle parole e dei silenzi. La possibilità. Il sovrano riporta il rapporto tra Stati Uniti e Regno Unito su un terreno comune. Storia condivisa, eredità. Non solo strategie. Alle sue spalle il vice presidente JD Vance. Nella Casa Bianca Trump, davanti, il resto del mondo.

Il discorso al Congresso americano è stato uno dei passaggi più delicati del regno di Carlo alla prima visita di Stato negli Usa come sovrano. Trump ha più volte detto di essere un ammiratore della famiglia reale, ricordando spesso che quando aveva sei anni, seguì in televisione l’incoronazione della regina Elisabetta II. Carlo nel suo intervento ha nominato ogni parente reale. La storia sulle sue spalle. Il discorso è stato trasmesso in televisione e in diretta streaming.

Il discorso del Re

Nelle parole iniziali, il sovrano ha espresso solidarietà dopo la sparatoria avvenuta sabato durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca. Un accenno. Poi ha portato «la più alta stima e amicizia del popolo britannico al popolo degli Stati Uniti» nell’anniversario dei 250 anni dall’indipendenza. Re Carlo ha riconosciuto apertamente «le differenze» con gli Stati Uniti, i «disaccordi», ma ha insistito sulla forza del rapporto tra i due Paesi. Ha parlato di un impegno condiviso «a difendere la democrazia, proteggere i cittadini e onorare il coraggio di chi ogni giorno serve le nostre nazioni».

«È una partnership nata dal conflitto, ma non per questo meno forte», ha detto, sottolineando le radici comuni nei sistemi democratici, giuridici e sociali. Nel suo intervento ha citato anche Trump, ha definito il rapporto tra i due Paesi «insostituibile e indissolubile».

Poi è passato a parlare di cooperazione in Medio Oriente e in Ucraina. Il ruolo della Nato, la partnership sui sottomarini con Australia e Stati Uniti nonostante Trump sia stato particolarmente amaro nel giudicare la marina britannica, arrivando a definire le navi da guerra del Paese «giocattoli». Il re ha parlato con orgoglio della Royal Navy.

Un discorso tra ironia e storia

Il re ha conquistato il Congresso con l’ironia, facendo riferimento alla tradizione britannica di trattenere simbolicamente un parlamentare come “ostaggio” quando il sovrano parla a Westminster. «Oggi trattiamo i nostri ospiti così bene che non vogliono più andare via», ha scherzato. Poi ha evocato la storia comune, ricordando i padri fondatori americani e l’indipendenza: «250 anni fa… o, come diciamo nel Regno Unito, l’altro ieri».

Ha citato Oscar Wilde:

«Abbiamo tutto in comune con l’America, tranne la lingua».

Un appello contro isolamento e divisioni

Nel finale, Carlo ha lanciato un appello diretto contro l’isolazionismo, invitando Stati Uniti e Regno Unito a restare uniti. Ha definito la relazione tra i due Paesi una «storia di riconciliazione, rinnovamento e partnership straordinaria», diventata «una delle alleanze più importanti della storia». «Preghiamo che questa alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi», ha detto, invitando a non cedere alla tentazione di chiudersi verso l’interno. Ha incitato la pace, il dilogo. Ha preso le parti del Papa.

Guerra, Ucraina e sicurezza globale

Il sovrano ha ricordato il ruolo dell’alleanza nelle grandi crisi internazionali: dalle due guerre mondiali alla guerra fredda, fino all’Afghanistan. Ha citato anche l’attivazione dell’articolo 5 della Nato dopo l’11 settembre, sottolineando come i due Paesi abbiano sempre agito «fianco a fianco». Nato la parola che Trump usa con tale rabbia, è sembrata, di nuovo, oggi, regale. Oggi, ha aggiunto il re, serve la stessa determinazione per garantire «una pace giusta e duratura» in Ucraina e affrontare le sfide globali. Ha detto Ucraina, l’Iran non è stato presente. Il silenzio su Teheran è stato l’assenso a non voler intraprendere la guerra. I silenzi di Re Carlo, oggi quelli hanno contato.

«Ignorare la natura è pericoloso»

Carlo ha poi ampliato il discorso alle sfide ambientali, parlando del «collasso dei sistemi naturali». «Ignorare questi sistemi è pericoloso», ha avvertito, collegando ambiente, sicurezza e prosperità economica. Un tema centrale da sempre nel suo impegno pubblico.

Un’alleanza da rinnovare

Il re ha definito l’attuale fase storica «più instabile e pericolosa» rispetto al passato, avvertendo che l’alleanza non può vivere solo dei risultati ottenuti. Ha citato il premier Keir Starmer, ha difeso il suo governo, ha invitato regalmente a considerare il loro rapporto «indispensabile», sottolineando la necessità di rafforzarlo.

Il peso delle parole americane

Nel passaggio finale, Carlo ha ricordato che «le parole dell’America hanno peso e significato», come accade dall’indipendenza. Ha citato Abraham Lincoln: «Il mondo noterà poco ciò che diciamo, ma non dimenticherà mai ciò che facciamo». C’è un dipinto che raffigura Lincoln nell’Oval Office. A Trumo piace. Cose in comune oltre il Commonwealth .

Poi l’appello conclusivo: «Nel 250º anniversario degli Stati Uniti, rinnoviamo il nostro impegno reciproco al servizio dei nostri popoli e del mondo».

Con un riferimento alle recenti tensioni, Carlo ha sottolineato che «ancora e ancora i nostri due Paesi hanno sempre trovato il modo di riunirsi». «Una delle più grandi alleanze della storia umana». Ha aggiunto di credere che entrambe le nazioni abbiano «uno spirito di generosità e il dovere di coltivare la compassione, promuovere la pace, rafforzare la comprensione reciproca e valorizzare le persone di tutte le fedi e di nessuna». La pace.

Il ruolo del re sopra la politica

La visita era stata pianificata mesi prima dell’escalation tra Trump e Starmer. Il re non interviene nella politica quotidiana o nella diplomazia operativa. Dietro le quinte resta la speranza che il suo messaggio possa contribuire ad abbassare la tensione tra i due governi.

L’incontro alla Casa Bianca e il clima della visita

La visita di Stato si è aperta con l’arrivo dei reali a Washington e l’accoglienza ufficiale alla Casa Bianca, dove Carlo e la regina Camilla hanno incontrato Trump e la first lady Melania. Tra i momenti simbolici anche la visita all’alveare della Casa Bianca, un richiamo all’impegno del sovrano per ambiente e sostenibilità.

L’incontro con Trump

Il re ha visto Trump in forma privata prima del discorso al Congresso. Un faccia a faccia nello Studio Ovale ad alto rischio politico. L’incontro è stato privato, con solo una breve apparizione pubblica, per evitare situazioni imprevedibili davanti alle telecamere. Sul tavolo impilato ha dossier sensibili come le Falkland, dopo segnali dagli Stati Uniti su un possibile ridimensionamento del sostegno a Londra.

Il programma

Dopo applausi bipartisan, è previsto il banchetto di Stato. Sollievo, il volo via da lì e poi la visita a New York, con la deposizione di una corona al memoriale dell’11 settembre e incontri con organizzazioni giovanili. Infine in Virginia, tra cerimonie ufficiali e iniziative locali. Al sol della calda primavera lampeggia l’armatura del Sire vincitor

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