Cole Tomas Allen arrestato dopo gli spari al gala di Washington compare in tribunale. Gli inquirenti puntano su prove materiali e un messaggio inviato prima dell’attacco. L’affidavit non specifica se sia stato lui a sparare
Armato con fucile a pompa, una pistola calibro .38 e tre coltelli, supera i controlli di sicurezza, corre verso un’area blindata e si sente uno sparo. In pochi secondi una cena di gala con oltre duemila invitati si trasforma in un’operazione di evacuazione.
L’obiettivo, secondo gli investigatori, era il presidente Donald Trump. Cole Tomas Allen, 31 anni, californiano è arrivato a Washington con un piano preciso: compiere un assassinio politico.
L’udienza in Tribunale
Ieri, lunedì 27, Allen è comparso brevemente davanti a un tribunale federale di Washington. Tuta blu fluorescente, non . Non ha parlato. Resterà in custodia per un tempo imprecisato. L’udienza sulla detenzione è fissata per giovedì.
La dinamica che non torna
Un affidavit federale reso pubblico lunedì, un agente dell’FBI ha dichiarato che intorno alle 20:40 di sabato Allen si è avvicinato a un checkpoint di sicurezza all’interno dell’hotel, dove Trump, il vicepresidente JD Vance e membri del governo partecipavano alla cena nella sala da ballo un piano più sotto. Ha attraversato un metal detector con un fucile a pompa calibro 12, e gli agenti del Secret Service “hanno udito un forte sparo”, si legge nel documento. Un agente è stato colpito al petto, ma indossava un giubbotto antiproiettile. Trump ha elogiato l’agente “eroico” che “ha preso un proiettile al petto”.
L’affidavit non specifica se sia stato Allen a sparare.
Gli investigatori ritengono che abbia sparato, anche perché nell’arma è stato trovato un bossolo, ma saranno gli esami forensi a chiarire la dinamica.
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La falla nella sicurezza
Allen si è anche detto sorpreso di essere riuscito a registrarsi in hotel il giorno prima dell’evento portando con sé un fucile, una pistola e un coltello, secondo quanto riportato nel documento citato nell’affidavit dell’FBI. L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza presidenziale negli Stati Uniti, in un contesto di crescente violenza politica.
Le autorità difendono il sistema: l’uomo non è mai riuscito a raggiungere la sala dove si trovava il presidente. “C’erano centinaia di agenti tra lui e Trump”, ha spiegato il procuratore generale ad interim Todd Blanche.
La email prima dell’attacco
Poco prima dell’irruzione, l’uomo aveva inviato una email a familiari e a un ex datore di lavoro. Nel testo, lungo circa mille parole, esprimeva rabbia verso l’amministrazione e indicava i membri del governo come obiettivi, ordinati per grado.
Indagini aperte: pista solitaria e possibili legami
Gli investigatori ritengono che l’uomo abbia agito da solo, ma stanno verificando eventuali collegamenti con ambienti politici radicali. Sono in corso interrogatori a familiari e conoscenti, mentre gli agenti stanno analizzando le attività online per ricostruire movente e contatti.
La reazione della Casa Bianca
La portavoce Karoline Leavitt ha parlato di un agente “eroico”, salvato dal giubbotto antiproiettile, e ha confermato che le misure di sicurezza saranno riviste nei prossimi giorni.
Allo stesso tempo ha accusato democratici e parte dei media di aver contribuito a creare un clima ostile verso il presidente accusandoli di una “demonizzazione sistemica” del presidente che “ha contribuito a legittimare questa violenza”.
Il quarto tentativo in meno di due anni
Il 13 luglio 2024, durante un comizio in Pennsylvania, un proiettile ha sfiorato l’orecchio di Trump poi diventato presidente. L’attentatore, Thomas Crooks, è ucciso dagli agenti. Il 15 settembre 2024, un uomo armato di fucile è stato arrestato prima di aprire il fuoco in Florida. Condannato all’ergastolo. Solo due mesi fa, un altro uomo armato di fucile si è avvicinato ai cancelli della residenza di Mar-a-Lago: è stato ucciso.



















