Gli Stati Uniti colpiscono e sequestrano una nave iraniana nello Stretto di Hormuz. Teheran accusa Washington di violare il cessate il fuoco e minaccia ritorsioni
Dopo giorni di segnali contraddittori, Stati Uniti e Iran sembrano pronti a tornare al tavolo dei negoziati. La tregua di due settimane, in vigore dall’8 aprile, si avvicina alla scadenza del 22 e resta sotto pressione, soprattutto dopo l’escalation nello Stretto di Hormuz. Da un lato si prepara il dialogo, dall’altro continuano minacce e accuse reciproche: un equilibrio instabile che può saltare in qualsiasi momento.
Gli Stati Uniti hanno colpito e sequestrato una nave cargo iraniana nel Golfo dell’Oman, accusandola di aver tentato di forzare il blocco navale. Teheran parla apertamente di “atto di pirateria” e promette una risposta. Il cessate il fuoco appare sempre più fragile, mentre nelle prossime ore potrebbero riprendere i negoziati in Pakistan, anche se restano forti incertezze sulla partecipazione iraniana.
Intanto in Libano migliaia di sfollati tornano nel sud dopo una tregua separata, mentre Hezbollah apre a un possibile accordo.
Teheran a Islamabad, Trump: “Non mi faccio mettere fretta”
La diplomazia si muove mentre la tregua si avvicina alla scadenza. La delegazione iraniana sarà a Islamabad già martedì, con la possibile presenza del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Islamabad si prepara ad accogliere i colloqui con un massiccio dispositivo di sicurezza. Sul fronte americano, il vicepresidente JD Vance è atteso in Pakistan nelle stesse ore, con negoziati che potrebbero entrare nel vivo tra martedì e mercoledì. Trump conferma l’apertura al dialogo ma mantiene la sua linea: “Non ho intenzione di farmi mettere fretta nel concludere un accordo. Abbiamo tutto il tempo del mondo”.
E avverte che un’estensione del cessate il fuoco è “altamente improbabile” senza un’intesa. Poi alza i toni sul possibile scenario:
“Se scade il cessate il fuoco allora inizieranno a esplodere molte bombe”.
Nave iraniana colpita e sequestrata dagli Usa
A innescare la nuova crisi è l’azione della marina americana. Un cacciatorpediniere, la USS Spruance, ha aperto il fuoco contro una nave cargo iraniana che non si era fermata agli avvertimenti. Secondo la versione americana, la nave Touska, battente bandiera iraniana, ha ignorato ripetuti avvertimenti per oltre sei ore. Dopo ore di comunicazioni e tentativi di blocco, gli Stati Uniti hanno colpito la sala motori, immobilizzando l’imbarcazione. Subito dopo, un’unità di Marines è salita a bordo e ha preso il controllo del mezzo. Secondo Washington, la nave era già sotto sanzioni per attività illegali. Un video diffuso dal Comando Centrale Usa mostra l’operazione notturna, con elicotteri e militari che si calano sulla nave.
Gli Stati Uniti parlano di un’operazione “proporzionata e professionale”, necessaria per far rispettare il blocco navale imposto ai porti iraniani. i media iraniani sostengono che le forze della Guardia rivoluzionaria siano intervenute costringendo gli americani a ritirarsi.
Secondo l’agenzia Tasnim, dopo il sequestro della Touska, l’Iran avrebbe lanciato attacchi con droni contro alcune unità militari statunitensi.
Trump e Pezeshkian, apertura e durezza
Le dichiarazioni dei leader riflettono la doppia linea. Donald Trump rilancia sui social, parlando di un futuro “prospero” per l’Iran in caso di cambio di rotta. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian afferma che la guerra “non conviene a nessuno”, ma ribadisce una “profonda diffidenza storica” verso gli Stati Uniti. Non è la prima volta che Iran e Stati Uniti alternano aperture e chiusure. Anche prima del precedente round di colloqui, poi concluso senza accordo, Teheran aveva messo in dubbio la partecipazione fino all’ultimo momento. Lo schema si ripete.
Libano e tensioni religiose
Sul fronte libanese, il presidente Joseph Aoun ha nominato un inviato per trattare la fine del conflitto con Israele. Intanto, fa discutere un episodio in cui un soldato israeliano è stato ripreso mentre danneggiava una statua di Gesù in un villaggio cristiano del sud del Libano. Israele ha aperto un’indagine e il premier Netanyahu ha condannato l’accaduto.

Lo Stretto di Hormuz
Il teatro dello scontro è uno dei punti più sensibili al mondo. Dallo Stretto di Hormuz passa circa il 20 per cento del petrolio globale. L’Iran ha tentato di bloccare il traffico, gli Stati Uniti hanno risposto con un contro-blocco verso i porti iraniani. Negli ultimi giorni Teheran ha colpito anche due navi indiane, un’azione definita da Donald Trump “una violazione totale della tregua”.
Il post di Trump
“L’Iran ha deciso ieri di sparare colpi nello Stretto di Hormuz — una violazione totale del nostro accordo di cessate il fuoco! Molti di questi erano diretti contro una nave francese e un mercantile del Regno Unito. Non è stato carino, vero? I miei rappresentanti stanno andando a Islamabad, in Pakistan — saranno lì domani sera, per negoziati. L’Iran ha recentemente annunciato di star chiudendo lo Stretto, il che è strano, perché il nostro BLOCCO lo ha già chiuso”, ha scritto Trump su Truth.
“Ci stanno aiutando senza saperlo, e sono loro a perdere con il passaggio chiuso, 500 milioni di dollari al giorno! Gli Stati Uniti non perdono nulla. Anzi, molte navi sono dirette, proprio ora, verso gli Stati Uniti, Texas, Louisiana e Alaska, per caricare, per gentile concessione dell’IRGC, sempre desiderosa di fare “il duro”! Stiamo offrendo un ACCORDO molto equo e ragionevole, e spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran. BASTA FARE I BUONI! Si piegheranno in fretta, si piegheranno facilmente e, se non accetteranno l’ACCORDO, sarà un mio onore fare ciò che deve essere fatto, ciò che avrebbe dovuto essere fatto all’Iran da altri presidenti negli ultimi 47 anni. È TEMPO CHE LA MACCHINA DI MORTE IRANIANA FINISCA! Presidente DONALD J. TRUMP”

Mercati sotto pressione, il petrolio sale
L’escalation ha effetti immediati anche sull’economia. Il prezzo del petrolio registra un forte rialzo: il Brent sale del 7,3%, sfiorando i 97 dollari al barile. Il segretario all’Energia Usa ammette che i prezzi della benzina potrebbero restare alti ancora per mesi.

































