Primo confronto diretto negli Stati Uniti: dialogo aperto ma senza cessate il fuoco e con Hezbollah fuori dai colloqui: aperture e parole incoraggianti, ma nessuna tregua
Israele e Libano hanno tenuto martedì un incontro diretto a Washington, un evento raro per due Paesi formalmente ancora in guerra dal 1948. Il vertice, ospitato al Dipartimento di Stato dal segretario Marco Rubio, si è concluso senza un accordo di cessate il fuoco ma con l’impegno ad avviare negoziati diretti. Secondo il The New York Times, si tratta di un segnale significativo nel tentativo americano di ridurre l’influenza iraniana nella regione.
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Nessuna tregua, Israele continua l’offensiva
Nonostante i toni distensivi, Israele non ha fatto passi indietro sulla propria linea militare. Come racconta il New York Times, il governo guidato da Benjamin Netanyahu continua a rifiutare la sospensione delle operazioni contro Hezbollah, il gruppo armato sostenuto dall’Iran attivo nel sud del Libano. La posizione resta quella di una pressione militare costante, mentre i negoziati si muovono su un piano parallelo.
Obiettivo comune: disarmare Hezbollah
Il dato politico più rilevante emerso dall’incontro è la convergenza, almeno parziale, tra Israele e Libano sull’obiettivo di ridimensionare Hezbollah. “Siamo dalla stessa parte nel voler eliminare il male rappresentato da Hezbollah”, ha dichiarato l’ambasciatore israeliano a Washington Yechiel Leiter. Anche dal lato libanese, pur con toni più cauti, è emersa la volontà di rafforzare le forze armate nazionali per ridurre il peso della milizia sciita, che opera come un esercito parallelo.
Iran fuori dai colloqui
Né l’Iran né Hezbollah hanno partecipato ai colloqui. Teheran sostiene che il cessate il fuoco del 7 aprile con gli Stati Uniti includa anche il Libano, posizione condivisa dai mediatori pakistani ma respinta da Washington. Gli Stati Uniti insistono invece su un percorso separato, guidato direttamente da loro, per evitare che l’Iran mantenga un’influenza decisiva sul futuro del Libano.
Il dialogo con Israele divide profondamente la politica libanese. Hezbollah ha già respinto apertamente i negoziati, definendoli una forma di “resa”, mentre nelle strade di Beirut si sono moltiplicate le proteste dei sostenitori del gruppo. Il governo libanese, privo di un controllo diretto sulla milizia, si trova così a muoversi in un equilibrio estremamente delicato tra pressioni internazionali e tensioni interne.
Un processo lungo e incerto
“È un processo, non un evento”, ha chiarito Rubio, sottolineando che le complessità del conflitto non possono essere risolte in poche ore di colloqui. Anche il presidente libanese Joseph Aoun ha ribadito la necessità di arrivare prima a un cessate il fuoco e poi avviare negoziati più ampi. Ma con Hezbollah fuori dal tavolo e Israele determinato a proseguire le operazioni, la strada verso una soluzione resta solo un’enorme incognita.


















