Gli Stati Uniti propongono una sospensione fino a vent’anni del programma nucleare iraniano, mentre Teheran rilancia con uno stop di soli cinque anni. Il nodo resta l’uranio arricchito e il suo destino
Dietro la linea dura sul nucleare, gli Stati Uniti stanno lavorando a un compromesso che permetta di congelare il programma atomico iraniano senza smantellarlo del tutto. L’obiettivo è prendere tempo, mentre la guerra e il blocco di Hormuz aumentano la pressione su Teheran.
Secondo il New York Times, sul tavolo c’è una distanza ancora ampia: Washington chiede una sospensione fino a vent’anni, l’Iran rilancia con cinque. Ma il fatto stesso che il confronto si sia spostato sui tempi e non più sul principio lascia aperta la strada a un possibile accordo. Che per ora il vicepresidente JD Vance non ha portato a casa.
Una tregua nucleare lunga 20 anni
La proposta americana punta a una sospensione prolungata di tutte le attività nucleari iraniane. Non uno stop definitivo, ma un congelamento di lungo periodo che permetterebbe a Teheran di non rinunciare formalmente al proprio diritto all’arricchimento previsto dal trattato di non proliferazione.
Teheran rilancia: solo cinque anni
La controproposta iraniana resta molto più limitata: una sospensione di massimo cinque anni. Una linea già avanzata nei negoziati precedenti e che segnò la rottura dei colloqui di Ginevra, aprendo la strada all’escalation militare.
La distanza più grande riguarda il destino dell’Uranio. Gli Stati Uniti chiedono che venga rimosso dal Paese, mentre l’Iran insiste per mantenerlo sul proprio territorio, offrendo in cambio di diluirlo per impedirne l’uso militare. Una soluzione che allungherebbe i tempi verso la bomba, ma non eliminerebbe il rischio.
Un accordo possibile ma politicamente fragile
Per la Casa Bianca il rischio è chiaro: qualsiasi intesa potrebbe somigliare al Jcpoa del 2015, l’accordo voluto da Obama e poi smantellato da Trump. Una soluzione temporanea, con “scadenze” che nel tempo riaprirebbero la strada al programma nucleare iraniano. Insomma nel migliore dei casi l’accordo sarebbe peggiore di quello che esisteva già.
La strategia Usa: rallentare, non fermare
L’obiettivo reale sembra essere quello di guadagnare anni, più che chiudere definitivamente il dossier. Una strategia già adottata in passato con sanzioni, sabotaggi e accordi parziali, che ha avuto un effetto concreto: ritardare il programma iraniano più di quello di altri Paesi arrivati alla bomba.
Pressione massima tra guerra e blocco navale
A rafforzare il negoziato c’è ora il blocco nello Stretto di Hormuz e la stretta economica sull’Iran. Washington punta a far crescere il costo del conflitto per Teheran, mentre sul tavolo restano anche altri nodi, come lo sblocco di circa 6 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati all’estero.



















