14 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Feb, 2026

Trump show, Stato dell’Unione da 1 ora e 47 minuti: dazi, Iran e attacco ai dem

Donald Trump durante lo State of The Union

Un’ora e 47 minuti, come un film: nel discorso più lungo della storia americana Donald Trump difende i dazi, attacca la Corte Suprema e i democratici e avverte l’Iran sul nucleare, trasformando lo Stato dell’Unione in un trailer elettorale per le midterm


Lo aveva annunciato che sarebbe stato il più lungo dei discorsi. “Abbiamo molte cose di cui parlare“. Il tono minaccioso, sarcastico, epico. Quel suo modo di farlo con il braccio appoggiato sullo scranno e il volto un po’ di lato, da predicatore, anche da chi ha aspettato in macchina in doppia fila per venti minuti e ha solo voglia di distruggere tutto. Quell’espressione lì, unita, al potere di farlo.

Il discorso sullo Stato dell’Unione, è stato il più lungo della storia americana. Un’ora e 47 minuti. Esattamente, in effetti, lo stessa identica durata di Truman Show (film del 1998) e Terminator (1984).

Donald Trump per lo più ha ripetuto testardaggini. I dazi. I motivi per cui detesta i democratici. E l’Iran. Non ha spiegato perché né come attaccherà ma di sicuro (testa molto piegata, a toccare la spalla), “non permetterò mai che abbia l’arma nucleare”. Salvo il fatto che l’arsenale iraniano, a suo dire, la grande potenza Usa, l’aveva già distrutto. Pignolerie. In un’ora e 47 si possono dire senza essere contraddetti un sacco di cose.

Il presidente ha anche parlato di una svolta epocale dopo il suo primo anno di ritorno alla Casa Bianca, rivendicando un “turnaround for the ages”. Girogirotondo, casca il mondo. I sondaggi, poveracci, mostrano un elettorato ancora preoccupato per l’economia e il costo della vita.

I Dazi e lo scontro con la Corte Suprema

Gran parte del discorso è stata dedicata alla difesa della politica commerciale. Trump ha definito “infelice” la recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha bocciato il suo programma di tariffe. Ma, purtroppo per Corte e cortigiani, ha assicurato che la sua amministrazione andrà avanti con nuovi dazi che non richiederanno l’approvazione del Congresso. Anche se invece sì. Ma il congresso, il suo, non ha mai contato niente e quindi non è che la precisazione cambi molto.

“Col tempo, le tariffe pagate dai Paesi stranieri sostituiranno in modo sostanziale il moderno sistema di imposta sul reddito”.

Presenti in aula quattro giudici – John Roberts, Elena Kagan, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett. Rimasti impassibili mentre il presidente criticava la sentenza.

Economia e attacco ai democratici

Trump ha rivendicato una “economia ruggente”, citando Borsa, prezzi della benzina, tassi dei mutui e crescita dell’occupazione. Roar. Ha però evitato di soffermarsi sulle difficoltà di molte famiglie americane, accusando i democratici di usare il tema dell’’affordability la capacità economica di sostenere il costo di beni o servizi, rendendoli accessibili, come arma politica. Nucleare e shaming social contro cereali e ketchup.

Nel corso dell’intervento ha più volte provocato l’opposizione, invitando i parlamentari a alzarsi in piedi a sostegno delle sue priorità su immigrazione e sicurezza. Tutti seduti. Molti seduti.

“Dovreste vergognarvi”.

«Credo che i dazi, pagati dai Paesi stranieri, come in passato sostituiranno in modo sostanziale il moderno sistema di imposta sul reddito, alleggerendo un grande peso finanziario dalle persone che amo».

Questo è falso.

Iran, nucleare e diplomazia

A più o meno un’ora e mezza dall’inizio, Trump ha affrontato il dossier internazionale. Sull’Iran ha dichiarato che Teheran starebbe sviluppando missili capaci di colpire Europa e Stati Uniti e ha ribadito: “Preferisco la diplomazia, ma non permetterò mai che abbia il nucleare”. Ma se vuole far cadere il regime non è chiaro con chi del regime potrà accordarsi. Chi deporre in cella vicino a Maduro, o come gestire poi 90 milioni di iraniani, che non parlano neanche spagnolo.

Ha sostenuto che l’Iran abbia ripreso parti del suo programma atomico dopo i bombardamenti americani dello scorso giugno. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi colloqui a Ginevra con emissari statunitensi.

Teheran ha respinto le accuse. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha parlato di “grandi bugie” sul programma missilistico e nucleare.

«L’anno scorso ho esortato questo Congresso ad avviare la missione approvando i più grandi tagli fiscali della storia americana, e la maggioranza repubblicana ha risposto in modo straordinario!»

Falso.

Ucraina e politica estera

Un breve passaggio è stato dedicato alla guerra tra Russia e Ucraina. L’argomento lo stanca. Perché, come ha detto, ha già “risolto otto guerre” e quindi questa nona, è faticosa. Putin e quell’altro, Zelensky, due che non sanno trattare. Comunque lode ai suoi inviati speciali che con pazienza continuano a impegnarsi nei negoziati e a farsi foto.

Per quanto riguarda il Venezuela, tutto bene, lo ha definito un “partner” dopo la fine del regime di Nicolás Maduro.

Il tono spettacolare e le sorprese in aula

Fedele al suo stile di grandiosità, un filo nord coreano, Trump ha trasformato il discorso in un evento scenografico: ha accolto campioni olimpici, decorato militari feriti e riunito familiari separati da regimi stranieri, alternando momenti celebrativi a racconti drammatici di conflitti e crimini.

Ma se da un lato ha mostrato sicurezza e aggressività politica, dall’altro ha evitato di affrontare nel dettaglio le critiche etiche e le accuse di conflitto d’interessi che lo riguardano.

LEGGI Dazi bocciati, stretta su Cuba: Trump sotto esame sui poteri d’emergenza

La replica democratica

La risposta democratica è stata affidata alla governatrice della Virginia, Abigail Spanberger, che ha accusato il presidente di non dire la verità sull’impatto dei dazi sulle famiglie americane e ha promesso: “A novembre vinceremo noi”. E vediamo. Perché se passa la legge dei documenti per votare che dimostrano la totale americanità del cittadino, oltre che la fermezza delle gambe se toglie il voto online, in America a votare ci vanno in sei. Magari sei democratici, ma chissà.

«In quattro lunghi anni, l’ultima amministrazione ha ottenuto meno di 1.000 miliardi di dollari di nuovi investimenti negli Stati Uniti. E quando dico meno, intendo molto meno. In 12 mesi, ho assicurato impegni per oltre 18.000 miliardi di dollari in arrivo da tutto il mondo»

Falso.

Il discorso di Trump, più che un bilancio istituzionale, è apparso come un’anteprima della campagna elettorale che condurrà alle elezioni di metà mandato: difesa dei dazi, linea dura sull’immigrazione e fermezza sull’Iran, con l’obiettivo dichiarato di non perdere il controllo del Congresso più controllato e inesistente della storia Usa.

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