28 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Mag, 2026

«Non sono un robot»: il crollo umano di Sinner nel giorno più duro

Jannik Sinner

Il numero uno del mondo elimina ogni alibi dopo la sconfitta contro Cerundolo a Parigi: «Il problema ero solo io». Tra caldo, stanchezza e un crollo fisico improvviso, il Roland Garros perde il suo favorito


«Non sono un robot, è andata così, è capitata una giornata storta, non ho dormito bene e stamani mi sono svegliato senza energie. Nulla da recriminare, ci ho provato fino alla fine. Per fortuna ci sono tanti italiani in gara. Io ora vado a riposarmi un po’. Ci rivediamo a Wimbledon, starò bene».

Il sorriso è triste ma equivale ad una promessa. Jannik Sinner lascia il Philippe Chatrier, il centrale del Roland Garros, alle 15 e 52 di un giovedì torrido come mai nell’ultimo secolo. E’ bianco come uno straccio, da due ore è in campo praticamente senza muoversi e con frequenti istinti di vomito.

GLI ARTICOLI DI CLAUDIA FUSANI

Poteva ritirarsi? Si certo, poteva farlo. Ma dopo il primo intervento medico – avanti due set e 5-1 con il turno di servizio a disposizione per chiudere il match contro il n.56 Cerundolo – «sono tornato in campo e ho provato ad uscirne. Speravo che mi tornassero le forze, le ho cercate ma non le ho più trovate».

Serve eleganza nel perdere senza scomparsi al secondo turno di uno slam che ti dava per favorito perchè sei il numero 1 e il tabellone non mostrava insidie. Serve misura nel non fare tragedie perchè da queste parti, nel mondo dorato del tennis, alla fine, nessuno può permettersi di farne.

«Il tennis è così, si vince e si perde, inutile lamentarsi, sempre utile imparare» è una delle massime di Jannik Sinner.

Serve senso di realtà perchè comunque il numero 1 del mondo, in una delle conferenze stampa più affollate della sua carriera, avrebbe molto volentieri preferito fare altro, magari anche sfogarsi e piangere solo con se stesso, anziché parlare con i giornalisti che chiedono, vogliono sapere, alludono.

Serve avere un grande senso dell’onore e dello sport nel restare in campo, ombra di se stesso, pur di consegnare la sconfitta all’avversario anziché ripiegare nella via di fuga del ritiro.

«Il problema ero solo io»

Fermi tutti, Jannik Sinner fuori dall’unico slam che manca alla sua bacheca assai ricca di record non è un tradimento nè una delusione. A questo ragazzo ve sempre e comunque detto grazie per tutte le emozioni che sa regalare. Anche quelle tristi.

Non perdeva prima dei quarti di finale in uno Slam dallo US Open 2023, quando venne eliminato da Zverev agli ottavi.

È arrivato in sala stampa alle 16,40. In quindici minuti non ha cercato alibi, non si è rifugiato in scuse. Ha semplicemente ammesso che il principale nemico del numero 1 del mondo è se stesso. Da capire quale sia l’arma del suo nemico interiore: qualche limite fisico («si adesso faremo vari esami per capire meglio»), un difetto di sistema in una delle macchina più perfette che il tennis abbia mai visto.

A naso, verrebbe da dire che si tratti di uno di quei difetti di “umanità” che levano il fiato e bloccano le gambe quando il tuo corpo deve performare al massimo, quando devi vincere perchè lo chiedono i record e gli sponsor e la tua voglia di vincere.

Lo Chatrier resta per Sinner il luogo del delitto: la finale dell’anno scorso; la sconfitta con Cerundolo ieri. Imparerà, ne siamo certi.

Il buio sul 5-1

In conferenza stampa Sinner ha provato a raccontare cosa gli è passato nella testa in quelle quasi due ore – dalle 14.08 del primo medical time out alle 15 e 52 quando ha lasciato il Philipp Chatrier – in cui è rimasto in campo «cercando di trovare una via di uscita che però questa volta non ho trovato». Ha spiegato le cose così come stanno, nude e pure.

Facendo capire che il caldo, a differenza della partita in Australia contro Spizirri, non è stato il vero problema.

«Stanotte non ho dormito bene, non ho riposato. Stamani ero senza forze ma dopo il riscaldamento e la doccia stavo meglio. I primi due set ho cercato di chiudere senza sprecare energie».

Poi sul 5-1, il turno di servizio a disposizione, è calato il buio. Tre quindici persi, un dritto fuori, un rovescio a rete, una voleè sbagliata. «Ho iniziato a sentirmi stordito, con poca energia, ho provato a chiudere il match ma non avevo forza».

È cominciato nel terzo set, verso la metà, «anche se stavo giocando un gran tennis, ho iniziato a non avere più energia». Il quarto set l’ha lasciato un po’ andare «per conservare energie per il quinto set».

Si vedevano coach Vagnozzi e Cahill alzarsi e incitarlo, «stai lì, non mollare».

Ma fino a quanto è giusto dirsi “non mollare” quando giochi tornei ininterrottamente da inizio marzo, hai cominciato a vincere e non ti sei più fermato?

Ha detto Jannik: «Faceva caldo, sì, ma non troppo, non è stato un problema di caldo o di condizioni: oggi il problema ero solo io».

Ci ha provato all’inizio del quinto ma «non sono riuscito a tenere il primo game e da lì è andata in discesa. Sono andato a sbattere contro un muro e basta».

Parigi applaude il numero uno

I sedicimila del Phillipe Chatrier, già storditi dalla canicule che si è piazzata su Parigi, sono rimasti allibiti e choccati. Lo hanno comunque a lungo applaudito.

«Nessuno è un robot, nessuno è fatto per non sbagliare mai. Oggi è andata così».

La terra di Parigi resta proibita per Sinner. Il Roland Garros ora è orfano di numero 1 e numero 2.

Si avvera il desiderio di Zverev quando a Madrid disse a Sinner, «prenditi una pausa, magari a Parigi o a Wimbledon». O quella di Djokovic che aspetta da oltre un anno di giocare uno slam «senza quei due in gara». Peccato che siano entrambi dalla stessa parte del tabellone. O magari ha ragione Sinner quando invita a tenere d’occhio gli altri azzurri. Cobolli è al terzo turno. Darderi e Arnaldi ancora in campo nella sera parigina quando il caldo dà tregua.

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