7 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Feb, 2026

Trump chiude il Kennedy Center, due anni di lavori dopo le proteste

Il Trump Kennedy Center

Trump annuncia la chiusura del Kennedy Center per due anni di lavori dopo proteste, boicottaggi e cancellazioni di artisti e pubblico. Decine di dipendenti storici hanno lasciato l’istituzione o sono stati licenziati. Restano incerti il futuro dei lavoratori, degli artisti sotto contratto e delle oltre 2.000 performance annue


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la chiusura per due anni del John F. Kennedy Center for the Performing Arts a partire dall’estate. Vuole, ha detto, avviare un vasto progetto di ricostruzione e rinnovamento. Lo riferisce il The New York Times. Secondo Trump, la chiusura consentirà alla sua amministrazione di trasformare quello che ha definito «un centro stanco, rotto e fatiscente» nella «migliore struttura per le arti performative del suo genere».

La scelta dopo cancellazioni e boicottaggi

L’annuncio arriva dopo mesi di cancellazioni, boicottaggi e proteste da parte di artisti, finanziatori e pubblico, ed è stato interpretato dal quotidiano americano come un brusco cambio di rotta rispetto ai piani iniziali della Casa Bianca, che non avevano mai previsto una chiusura totale così lunga.

Fin dall’inizio del suo secondo mandato, Trump ha cercato di rimodellare il Kennedy Center a propria immagine, arrivando a legare il suo nome all’istituzione e a nominare fedelissimi alla guida, tra cui Richard Grenell, presidente del centro.

“Più Les Misérables, meno Hamilton”

Trump aveva anche chiesto un cambio radicale nella programmazione, più aderente a quello che ha definito il “gusto americano”, sintetizzato in una frase diventata simbolica: «più Les Misérables, meno Hamilton».

Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts si trova a Washington, negli Stati Uniti (2700 F Street NW, Washington, D.C.). Lungo il fiume Potomac, nel quadrante nord-ovest della città vicino a: Georgetown e al complesso monumentale del National Mall (Lincoln Memorial, Washington Monument). È il principale centro culturale nazionale americano, dedicato alle arti performative (musica, opera, teatro, danza) e intitolato al presidente John F. Kennedy

La reazione del mondo culturale è stata dura. Il compositore Philip Glass ha ritirato una sinfonia commissionata dalla National Symphony Orchestra, mentre il soprano Renée Fleming ha cancellato una sua esibizione. L’orchestra sinfonica ha registrato un calo di presenze del 50% rispetto all’anno precedente e la Washington National Opera ha annunciato l’uscita dal Kennedy Center.

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Il progetto e i fondi

Trump non ha fornito dettagli precisi sui costi né sull’origine dei finanziamenti. Il Nyt ricorda che nel 2025 il Congresso aveva stanziato 257 milioni di dollari per interventi strutturali sull’edificio e che gli alleati del presidente gli attribuiscono il merito di aver “salvato” il centro. Il presidente ha parlato genericamente di “costruzione, rivitalizzazione e ricostruzione completa”, spiegando che la chiusura temporanea permetterà lavori più rapidi e di qualità superiore, senza interferenze dovute agli eventi in programma.

Chiusura il 4 luglio e polemiche politiche

La chiusura è prevista per il 4 luglio, giorno simbolico che coincide con le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti. Una scelta che ha alimentato ulteriori polemiche. Alcuni parlamentari democratici hanno messo in dubbio la legittimità della decisione senza un passaggio formale al Congresso. La deputata Chellie Pingree ha parlato di un tentativo di coprire «il disastro finanziario creato da Trump», mentre la deputata Joyce Beatty ha accusato il presidente di aver agito «con totale disprezzo per il ruolo del Congresso».

Un’istituzione paralizzata

Secondo il New York Times, anche lo staff del Kennedy Center ha appreso la notizia dalla comunicazione presidenziale. Negli ultimi mesi decine di dipendenti storici hanno lasciato l’istituzione o sono stati licenziati. Restano ora incerti il futuro dei lavoratori, degli artisti sotto contratto e delle oltre 2.000 performance annue che il centro ospitava prima della crisi.

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