7 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Mag, 2026

La biennale e i falsi dissidenti

Pierangelo Buttafuoco

Il presidente della biennale Buttafuoco ha difeso la presenza del padiglione russo invitando a visitarlo prima di giudicare, ma l’argomento non regge


Ieri Pierangelo Buttafuoco, direttore della Biennale di Venezia, ha rivendicato – con enfasi dannunziana – due concetti prelevati fuori contesto da un intervento di Mattarella: audacia e libertà. Aggiungendo, con implicito richiamo a Dugin e al loro comune maestro Julius Evola, che «tutto questo mondo che deriva dalla rivoluzione francese oggi si è tramutato in un laboratorio di intolleranza». Chiosa giovanilisticamente militante: «Non getteremo 130 anni di storia della Biennale per il quieto vivere politicante».

Planando dalle altezze dello spirito è però inciampato in una banalità: non si fa censura preventiva, ha detto, le critiche saranno benvenute dopo aver visto il padiglione. Dovremmo dunque giudicare la riapertura del Padiglione Russia solo dopo aver assistito agli spettacoli di musica techno e folklore.

I difensori del padiglione russo

Ma Buttafuoco non può fingere che la sanzione richiesta dalla Ue, dal governo italiano e dagli artisti russi in esilio dipenda dalla qualità del padiglione. La Russia è sanzionata perché ha invaso l’Ucraina, perché da quattro anni bombarda la popolazione civile e perché conduce una guerra ibrida contro l’Europa fatta di corruzione, disinformazione e destabilizzazione. Il catalogo delle atrocità planetarie evocato da Buttafuoco non cancella questa differenza.

Vale però la pena ascoltare i difensori del Padiglione. Il Manifesto dell’Intellettualità Libera, pubblicato su “l’interferenza” — periodico molto vicino alla narrazione putiniana — sostiene che in Italia e in Europa esista una diffusa russofobia, e scrive: la Federazione Russa «non ha alcun interesse o disposizione a invadere l’Europa. La sua guerra in Ucraina è volta semplicemente alla liberazione del Donbass», dopo «il golpe a Kiev del 2014, organizzato dalla Cia». Aggiunge che la Russia non ha mai compiuto gesti ostili verso le nazioni europee, citando a riprova gli aiuti medici durante il Covid e i soccorsi dopo il terremoto di Messina del 1908.

I limiti del manifesto

Non è vero. Prima del 1991: la spartizione della Polonia con Hitler, l’annessione di Estonia, Lettonia e Bessarabia, la sovietizzazione dell’Europa orientale imposta a Jalta, le invasioni dell’Ungheria (1956) e della Cecoslovacchia (1968). Dopo il crollo dell’Urss: le due guerre cecene, il conflitto in Moldavia-Transnistria, la guerra in Georgia, l’annessione della Crimea, la guerra nel Donbass tramite il Gruppo Wagner, infine l’invasione dell’Ucraina dal 2022. Il Manifesto, ripreso dal quotidiano pilota, il Fatto, firmato da Angelo d’Orsi, Elena Basile, Alessandro Di Battista, Ugo Mattei e altri, non regge.

Gli argomenti fallaci

Alla difesa di Buttafuoco si è aggiunta su RadioTre la giornalista di destra Annalisa Terranova, con un argomento stravagante: la cultura russa fa parte di quella europea, e noi leggiamo gli autori russi proprio perché furono dissidenti. Ma l’accusa alla Biennale è esattamente questa: ospitare artisti selezionati dal regime escludendo i dissidenti. Nemmeno Terranova convince.
Infine l’ex direttore della Biennale Francesco Bonanni: «Il padiglione l’ho visto e quella non è propaganda, è folklore». Sbagliato su entrambi i fronti. Il folklore è stato lo strumento classico con cui il regime sovietico cancellava l’identità dei popoli sottomessi.

Basta leggere qualche pagina di Kundera — «Il folklore è ridotto kitsch e tutto ciò che infrange il kitsch deve essere bandito: ogni forma di individualismo, ogni dubbio, ogni ironia» — o di Miłosz per capire come, nelle mani del regime, il folklore non fosse memoria di un popolo ma drappeggio decorativo di un potere che quel popolo voleva annullare. Putin, cresciuto in quel regime, non ha dimenticato la lezione. A Venezia ci saranno artisti russi dissidenti il giorno dell’inaugurazione: ma fuori dal Padiglione, a manifestare contro il regime che li perseguita, con le bandiere gialle e blu dell’Ucraina. Diranno che la sconfitta di Putin sarà anche la vittoria dei russi liberi.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA