Bruxelles attacca la Biennale per la partecipazione russa. L’ente veneziano difende la scelta e prepara la risposta ufficiale
La vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen ha confermato l’invio di una seconda lettera all’ente veneziano, sulla base di nuovi elementi raccolti. «Ho condannato con forza la decisione di consentire alla Russia di partecipare», ha detto durante un punto stampa a Bruxelles. Un affondo netto, accompagnato da un richiamo simbolico: «La Biennale apre sabato, proprio nella Giornata dell’Europa. Dovrebbe essere un momento per celebrare la pace, non per offrire una vetrina alla Russia».
La Biennale prepara la risposta
Da Venezia arriva una replica formale ma ferma. La Biennale fa sapere che presenterà le proprie controdeduzioni «nei tempi e nei modi dovuti» alla European Education and Culture Executive Agency, dopo la seconda comunicazione ricevuta il 4 maggio, che segue una prima lettera del 10 aprile legata al programma Creative Europe Media.
«Rispettate tutte le norme»
Nella nota ufficiale, l’istituzione culturale ribadisce di aver operato nel rispetto delle regole. «Abbiamo verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali», sottolinea la Biennale, ricordando di aver già fornito chiarimenti agli ispettori inviati dall’autorità di vigilanza del ministero della Cultura

Il nodo delle competenze
L’ente evidenzia inoltre di aver agito «nell’ambito e nei limiti delle proprie competenze», spiegando di non avere alcun potere per introdurre ulteriori sanzioni. Una posizione già comunicata alle autorità competenti, mentre il confronto con Bruxelles resta aperto alla vigilia dell’apertura ufficiale.
Il padiglione russo
A rendere ancora più visibile lo scontro è la riapertura del padiglione russo, aperto su invito a giornalisti e addetti ai lavori. Il progetto ruota attorno a una grande installazione simbolica, un albero «radicato nel cielo», tra suoni ancestrali, immagini della Siberia e performance immersive.
Un allestimento pensato come esperienza artistica e sensoriale, ma che arriva in un contesto carico di tensione politica. La riapertura, limitata a pochi giorni per registrare le performance, segna il ritorno della Russia dopo anni di stop legati alla guerra in Ucraina e resta il punto più esposto della polemica con Bruxelles.
Buttafuoco rinvia: «Parlerò domani»
Intanto a Venezia si aprono i cancelli della Biennale per giornalisti e addetti ai lavori tra Giardini e Arsenale. Il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, evita di entrare nella polemica con Bruxelles e rimanda ogni commento.
«L’Italia sarà salvata dai fotografi», scherza davanti ai cronisti, posando con un ombrello rosso sotto la minaccia di pioggia. Poi, incalzato sulle tensioni con l’Ue, taglia corto: «Parlerò domani». Dopo il photocall visita il Padiglione centrale, dove è allestita la mostra “In Minor Keys”, mentre in città sono attesi migliaia tra operatori del settore e media.


















