La visita di Rubio a Roma doveva servire a riaprire il dialogo tra Washington e Santa Sede. Ma il nuovo attacco di Trump a Leone XIV complica tutto
Uno, Rubio, vorrebbe fare il sarto. L’altro, Tajani, metterci la stoffa. E insieme imbastire il vestito di un dialogo necessario tra Stati Uniti, il mondo cattolico e l’Europa. Il problema è che ogni punto di cucito viene puntualmente fatto saltare e strappato dal presidente Trump. Palazzo Chigi e Farnesina stanno faticando sette camicie per dare senso e sostanza alla visita del sottosegretario di Stato americano Marco Rubio.
Domani alle 11.30, vigilia del suo primo anno di Pontificato, Papa Leone riceverà in Vaticano Rubio, cattolico e di origini cubane. Il mandato, fino a ieri, era chiaro: ricucire gli strappi e chiarire alcuni nodi internazionali. Non solo Iran e Medio Oriente sul tavolo, ma anche Ucraina, Cuba appunto e Venezuela. Con il Vaticano. E anche con l’Italia, che sarà una media potenza ma è comunque strategica.
Il viaggio di Rubio tra Vaticano e Palazzo Chigi
Il bilaterale con l’omologo Antonio Tajani è alla Farnesina venerdì alle 10 mentre alle 12 Rubio è atteso a Palazzo Chigi dove avrà l’incontro con la premier Meloni.
Il “sarto”, Rubio appunto, ha lavorato intensamente in queste settimane anche con il ministro degli Esteri Antonio Tajani: i rapporti tra i due sono stati ottimi in questo anno e l’interlocuzione non è mai venuta meno anche nelle ultime settimane, da quando Trump ha attaccato il Papa, il punto più basso nelle relazioni tra Washington e Santa Sede ma anche con il governo italiano.
Ma che fare nel momento in cui Trump ieri, alla vigilia del viaggio e mentre si stavano mettendo a punto le ultime caselle, ha nuovamente trattato in malo modo Papa Leone? «Pope Leo sta mettendo in pericolo molti cattolici» ha detto il presidente Usa nell’intervista a Salem News Channel. Un terzo micidiale attacco dopo averlo definito «debole e pessimo» e avergli “rinfacciato” di aver condannato gli attacchi americani in Iran, quelli israeliani in Libano. In pratica, dopo aver bocciato tutta la politica estera della Casa Bianca.
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Meloni irritata, Tajani costretto a intervenire
Che più indizi dicono non essere coincidente con quella di Marco Rubio, cattolico dalla nascita e non convertito come invece J.D. Vance, di cui si sono perse un po’ le tracce dopo il flop nelle trattative con l’Iran. Dal palazzo del governo giungono indiscrezioni circa la “forte arrabbiatura” – rispetto a Trump – di Giorgia Meloni, tornata a Roma ieri dall’importante viaggio in Armenia e Azerbaijan.
Tajani, a sua volta, non ha potuto fare a meno di replicare all’ennesimo attacco al Pontefice. Un tweet sofferto, dove ogni parola è troppo poca o rischia di essere troppa. Alla fine, senza mai nominare esplicitamente Trump, il ministro degli Esteri ha scritto che gli attacchi nei confronti del Santo Padre «non sono né condivisibili né utili alla causa della pace».
Tajani ha ribadito «il sostegno ad ogni azione e parola di Papa Leone, le sue sono testimonianze in favore del dialogo, del valore della vita umana e della libertà. Una visione che condivide anche il nostro Governo, impegnato attraverso la diplomazia a garantire stabilità e pace in tutte le aree dove ci sono conflitti».
La missione impossibile tra pace e alleanza atlantica
Sta in queste poche ma intense righe la mission almost impossible di Meloni e Tajani venerdì con Rubio: lavorare per la pace che è un’urgenza economica oltre che umanitaria; tutelare nei limiti del possibile l’alleanza atlantica che vuol dire tutelare l’Occidente; proteggere da ogni attacco l’inviolabilità del Pontefice che non fa politica ma tutela il verbo del Vangelo.
Prima dell’ennesimo attacco a Leone, lunedì, il dipartimento di Stato Usa aveva indicato nell’«allineamento strategico» e negli «interessi di sicurezza condivisi» gli obiettivi del viaggio. Quindi, wait and see.
Nell’imbarazzo generale e nella preoccupazione, questa volta soprattutto italiana, che il Tycoon possa emettere qualche ulteriore editto, contro l’Italia e contro l’Europa, con esecuzione immediata.
Il rapporto personale tra Rubio e Tajani
Tajani giocherà tutte le sue carte per proteggere il mandato di Rubio: fare la pace, ricucire i rapporti. Tra i due c’è una buona confidenza grazie anche agli anni in cui Tajani, da presidente del Parlamento europeo, ha molto curato i rapporti con l’America Latina. Sul Venezuela, pur con qualche rischio, ha seguito la linea. Ha fatto un bel favore andando al Board of peace for Gaza quando ne avrebbe fatto volentieri a meno.
I due parlano spagnolo, e anche questo aiuta. Le mogli sono diventate amiche. Insomma, tra loro ci sarà una chiacchierata molto franca e utile a capire cosa ci aspetta.
Resterà poi da capire quale peso ha Rubio nelle scelte di Trump. Oggi Meloni vedrà Tajani e Salvini. Probabilmente anche il titolare della Difesa Guido Crosetto, escluso invece dai bilaterali. Per stringere i bulloni di un incontro pieno di incognite e che, purtroppo, risolverà molto poco.



















