Il parlamentare di Italia Viva Enrico Borghi critica l’atteggiamento del governo sull’Ucraina
«La verità è che da gennaio scorso l’Italia non ha mandato all’Ucraina neppure uno spillo. Altro che “siamo orgogliosamente al fianco di Kiev fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura” come ripete la premier Meloni». Enrico Borghi è il senatore di Italia viva che siede nel Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, l’unico “pezzetto” di Parlamento che conosce la verità sull’invio di armamenti a Kiev.
Ci spiega il mistero del 13esimo pacchetto per l’Ucraina?
«Presto detto: nel 2026 non abbiamo ancora inviato neppure uno spillo. Questo il fatto nudo e crudo oltre la propaganda, sempre più imbarazzata a dir la verità, raccontata dal governo».
Urge un ripasso della cornice normativa entro la quale ci siamo assunti questo impegno dal marzo 2022, quando i carriarmati russi provarono a conquistare, fallendo, l’Ucraina.
«Nel marzo 2022, era in carico il governo Draghi, il Parlamento ha approvato un decreto che è sempre stato rinnovato ogni anno nel mese di dicembre, in base al quale l’Italia si impegna ad inviare supporto logistico e militare al governo ucraino per garantire la difesa del Paese dall’invasione russa. Ogni anno, quindi, quel decreto va rinnovato entro il 31 dicembre con gli impegni necessari. A dicembre 2025 il Parlamento ha approvato una legge di autorizzazione che assegna aiuti consistenti – leggo il testo in vigore – in “mezzi materiali ed equipaggiamenti militari e di difesa civile in favore dell’autorità governativa dell’Ucraina con priorità per quelli logistici, sanitari a uso civile e di protezione dagli attacchi aerei missilistici o con droni o cibernetici”. Negli ultimi anni abbiamo ristretto il perimetro e nonostante questo siamo al momento inadempienti».
Quando scade “al momento”?
«Il 31 dicembre. Ma siamo al 2 novembre e il Comitato non è mai stato convocato su questo dossier».
C’è forse un problema di approvvigionamento, anche per l’Italia, per la fornitura di batterie antimissili Samp T?
«Le difese missilistiche Samp T sono il prodotto di un consorzio italo-francese. A fine giugno, nel vertice intergovernativo Italia-Francia, quel problema tecnico – ammesso che ci fosse realmente – è stato superato da un accordo tra Meloni e Macron. L’impegno sottoscritto parlava di consegna a Kiev entro il 31 ottobre. Nulla s’è visto, invece».
LEGGI
Gli articoli di Claudia Fusani su l’Altravoce – Substack
Sta dicendo che, al di là dei boatos, il governo mente su Kiev?
«Osservo e metto in fila. Il decreto è un MIA, missing in action, scomparso. Il congresso della Lega è finito con la promessa di Salvini circa il blocco di armi e aiuti. Tajani, Meloni e Crosetto dicono il contrario ma i fatti ad oggi danno ragione a Salvini. L’Italia è uno dei pochi Paesi europei che non ha mai aderito al programma PURL per l’acquisto di armi dagli Usa da inviare poi a Kiev. Nel frattempo Mosca bombarda abitazioni civili, scuole, case e uccide. Anche un bimbo di un anno sull’altalena».
Eppure la premier, anche nelle anticipazioni del libro strenna di Vespa, rivendica la sua “coerenza”.
«I fatti ci dicono che abbiamo un governo che dice una cosa e ne fa un’altra. Poi si parla di credibilità e peso specifico nel contesto europeo. Questa è una destra che ci ha abituato a un racconto diverso dalle cose che fa. Dice che mette più soldi in sanità e, calcolando rispetto al pil e non come valore assoluto, siamo fanalino di coda in Europa. Dice di difendere la scuola e l’educazione giovanile e taglia cinquemila cattedre. Dice di mandare aiuti all’Ucraina e non li manda».
Il ministro della Difesa Crosetto fa trapelare cose diverse, sul decreto Ucraina e su altre tematiche relative alla difesa.
«A me pare che il ministro Crosetto venga smentito spesso dai suoi colleghi. Voleva dare funzioni di polizia giudiziaria all’esercito in strada, l’hanno fatto andare avanti (la proposta era nel bozza del decreto, ndr) e poi l’hanno fermato. Sull’Ucraina indica date fantasma».
L’ultima è il 9 novembre, presunta data della firma del decreto. Perché premier e il viceministro Tajani subiscono così tanto Salvini?
«Perché vedono dai sondaggi che l’elettorato di destra tollera sempre meno l’impegno in Ucraina».
Anche a sinistra, in realtà …
«Però governa la destra. Loro devono onorare gli impegni assunti. La tendenza del governo invece è spostare l’attenzione su altro. L’altro giorno la premier ha attaccato i giudici per evitare anche questioni sul nodo Ucraina».
Lei crede sarebbe utile una volta per tutte rendere pubblici i contenuti dei vari decreti? Molti Paesi europei già lo fanno. In questo modo finirebbe molta ipocrisia.
«Credo sia opportuno non spifferare ai russi cosa diamo a Kiev evitando di regalare un vantaggio competitivo. Concordo sul fatto che servirebbe una discussione franca sul valore di quanto viene fornito dall’Italia e quanto dagli altri Paesi…».
In un’intervista il Capo di stato maggiore della Difesa ha parlato di tre miliardi in quattro anni e dodici pacchetti. Una cifra piccola.
«Infatti, una discussione franca smentirebbe la narrazione di un’Italia bellicista e guerrafondaia. La conseguenza, tra le altre, è che noi saremo invitati al tavolo della ricostruzione per occuparci di catering. Se va bene».
E crede utile un dibattito altrettanto franco e trasparente più in generale sulle spese per la Difesa e la sicurezza?
«Sarebbe auspicabile e necessaria. Si capirebbe così, una volta per tutte, che queste risorse servono per sviluppare una tecnologia nostra, europea, e che gli investimenti in materia militare hanno ripercussioni più che positive su tecnologia, cibernetica e innovazione industriale. La politica deve assumersi la responsabilità di questa azione di trasparenza senza delegarla ai portatori di interesse. Ci aspettano anni complicati e occorre avere il coraggio di spiegare le cose come stanno agli italiani, a cominciare dai più giovani. Le piazze chiedono il confronto, non il paternalismo di certa destra né l’accondiscendenza di una parte di sinistra».
Il centrosinistra che si candida al governo sarà in grado di farlo?
«Sì, perché serve un nuovo europeismo che si contrapponga al sovranismo nazionalista rappresentato da Giorgia Meloni. La soluzione ai temi come difesa e sicurezza passa dalla consapevolezza che la pace si assicura attraverso la deterrenza».





























