16 Ott, 2026

No Meloni Day, studenti in piazza in tutta Italia

Da Torino a Roma, passando per Milano, Firenze e Cagliari, migliaia di studenti manifestano nel “No Meloni Day” contro i tagli all’istruzione, le spese militari e le politiche sull’inclusione. Tensioni nel capoluogo piemontese, cortei e occupazioni rilanciano la mobilitazione studentesca.


Dalle occupazioni degli istituti ai cortei nelle principali città italiane, la protesta studentesca contro il governo Meloni torna a mobilitare migliaia di giovani. Al centro della giornata del “No Meloni Day” ci sono i tagli alla scuola, le spese militari, il caro affitti e le politiche sull’inclusione. Torino registra i momenti di maggiore tensione, mentre a Roma, Milano, Firenze e Cagliari le manifestazioni portano nelle strade rivendicazioni diverse, unite dalla richiesta di maggiori investimenti nell’istruzione e di un futuro meno segnato dalle disuguaglianze.

Torino, la protesta si accende

È nel capoluogo piemontese che il clima si fa più teso. Oltre 2.500 studenti partono da piazza XVIII Dicembre e attraversano il centro, dopo giorni di occupazioni scolastiche accompagnate da tensioni e danneggiamenti. In testa al corteo compaiono immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Guido Crosetto e Giuseppe Valditara e della segretaria del Pd Elly Schlein, imbrattate di rosso. Accanto, il nome Leonardo, riferimento all’industria della difesa.

Davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale, in corso Vittorio Emanuele II, alcuni manifestanti lanciano uova contro gli agenti in tenuta antisommossa. Un carro armato di cartone viene dato alle fiamme come gesto simbolico contro la guerra e il riarmo. «Noi la guerra non la paghiamo», scandiscono i giovani, che annunciano nuove mobilitazioni: «Se questa settimana abbiamo occupato trenta scuole, la prossima settimana saranno cento». La polizia identifica inoltre una quindicina di ragazzi con il volto coperto, in violazione dell’ordinanza prefettizia.

Roma, bandiere bruciate e slogan

Nella capitale, il corteo punta dal centro verso il ministero dell’Istruzione, a viale Trastevere. Migliaia di studenti sfilano tra bandiere palestinesi e slogan contro il governo e le politiche del ministro Valditara. Durante la manifestazione vengono bruciate una bandiera statunitense e una israeliana, mentre alcuni cori invitano al boicottaggio di Israele.

La protesta a Roma

I promotori dichiarano di essere in 20mila e rivendicano una scuola capace di rispondere alle esigenze collettive: «La scuola la scrivono i popoli». Tra gli striscioni, anche un appello alla mobilitazione del 30 ottobre, con l’obiettivo di unire studenti e lavoratori nello sciopero generale.

Milano, Firenze e Cagliari: le altre piazze

A Milano, alcune migliaia di giovani partecipano al corteo «Nessuno è straniero», partito da largo Cairoli. La protesta intreccia il dissenso verso la riforma scolastica, il costo degli affitti e il rifiuto del riarmo. La manifestazione procede senza tensioni, con striscioni a sostegno dell’inclusione e della solidarietà.

A Firenze, oltre 2.000 persone provenienti da almeno 15 scuole superiori contestano i tagli all’istruzione e il decreto Valditara sul tetto agli studenti stranieri nelle classi. «Qui nessuno è straniero», recita uno degli striscioni. Gli organizzatori denunciano edifici in cattive condizioni, precarietà dei docenti e un sistema scolastico che, a loro giudizio, alimenta competizione ed esclusione anziché garantire benessere e libertà.

A Cagliari, circa 600 studenti si radunano in piazza Garibaldi e attraversano il centro fino al palazzo del Consiglio regionale. Ad aprire il corteo è una grande bandiera dei Quattro Mori, mentre lo slogan riassume il senso della mobilitazione: «Soldi alla scuola, non alla guerra».

La giornata restituisce l’immagine di un movimento composito, che affianca rivendicazioni sull’istruzione, diritti sociali e opposizione alle spese militari. Le tensioni registrate a Torino e gli episodi simbolici di Roma convivono con cortei pacifici altrove. Resta aperto il confronto tra studenti e istituzioni, mentre le occupazioni e gli annunci di nuove iniziative indicano che la protesta è destinata a proseguire.

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