16 Ott, 2026

Garlasco, le cinque contro perizie della difesa Sempio: «Il killer calzava il numero 40»

Andrea Sempio

Garlasco, depositate le cinque contro perizie della difesa di Andrea Sempio: «Il killer calzava il numero 40 e l’impronta 33 non è sangue»



Per i consulenti di Andrea Sempio, il killer di Chiara Poggi calzava scarpe 40 e non 42, la traccia 33 non è sangue, Chiara non sopravvisse abbastanza per difendersi e, ancora, il dna sotto le unghie della vittima non inchioda l’indagato alla scena del crimine. Sono queste le principali conclusioni delle consulenze tecniche depositate dalla difesa per rimettere al centro le tracce repertate nella villetta di via Pascoli e la loro interpretazione scientifica.

La lunghezza del piede


Il primo studio, firmato dall’ortopedico Andrea Martini e dal medico legale Sabino Pelosi, affronta la compatibilità tra le impronte rilevate nel 2007 e le dimensioni attuali dei piedi di Sempio. Le tracce vicine al corpo della vittima sarebbero riconducibili a una larghezza di circa 90 millimetri, mentre le misurazioni del 2025 indicano 113 millimetri per il piede destro e 115 per il sinistro. Per gli specialisti, l’aumento di peso di circa 14 chili avvenuto tra il 2007 e il 2026 non è sufficiente a spiegare una differenza di 23-25 millimetri.

La relazione, tuttavia, precisa che mancano studi direttamente sovrapponibili al quesito e che non esistono misurazioni dirette dei piedi di Sempio risalenti al 2007. Attraverso l’analisi di sei paia di scarpe Frau, dalla taglia 39 alla 44, e scansioni tridimensionali, la difesa sostiene che la traccia presenti una maggiore corrispondenza con la taglia 40 rispetto alla 42. Ma gli stessi consulenti precisano che esiste un limite decisivo: il disegno della suola consente un confronto di classe, ma non identifica da solo uno specifico paio di scarpe.

L’agonia di Chiara


Pelosi arriva a conclusioni opposte rispetto a quelle dei consulenti dei pm anche sui tempi di sopravvivenza della vittima. Secondo l’accusa, nella nuova inchiesta, la ragazza agonizzò per un’ora circa. Nella prima ricostruzione, quella a carico di Stasi, si parlò di un’aggressione durata pochi minuti. La rilettura dell’indagine bis, quella attuale, stima invece in 15-20 minuti la fase di violenza e ipotizza che la ragazza sia sopravvissuta ai primi colpi per circa un’ora. Pelosi ritiene invece impossibile stabilirlo e ritiene «plausibile che i primi violenti traumi cranici abbiano compromesso subito lucidità e capacità di reazione della vittima».

Il dna sotto le unghie


E a questo si aggancia l’altra conclusione dei consulenti di Sempio, inerente la traccia di dna sotto le unghie della vittima, ritenuto dalla procura di Pavia compatibile con un maschio della famiglia Sempio. Per la difesa non identifica l’indagato. Ma soprattutto: «Così come la traccia di ignoto 2 è ritenuta frutto di contaminazione o di trasferimento casuale, anche quella attribuita a Sempio poteva trovarsi lì per caso, mentre la Procura di Pavia l’ha considerata come un contatto diretto da difesa. Le consulenze riscrivono dunque le principali prove contro Sempio, tuttavia gli avvocati di Sempio restano convinti che il «rinvio a giudizio resta molto probabile – ha detto Angela Taccia che, con Liborio Cataliotti, difende Sempio che – ha aggiunto – non può essere indagato a vita, tanto vale andare a processo e accertare una volta per tutte la realtà».

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