Fabio Roscioli conquista il seggio alla Camera con il 51,02%. Domenico Giannetta, l’uomo scelto da Roberto Vannacci per il primo assalto di Futuro Nazionale al centrodestra, si ferma al 10,94%. Ma alle urne va appena il 22,34%
Reggio Calabria respinge l’assalto di Roberto Vannacci: a trionfare, nelle elezioni suppletive per l’assegnazione dello scranno alla Camera lasciato libero dal sindaco reggino Francesco Cannizzaro, è Fabio Roscioli, candidato di Forza Italia che supera Frank Benedetto del centrosinistra e Domenico Giannetta di Futuro Nazionale. Affluenza al 22,3%.
Reggio Calabria non è la Sassonia. E il generale Roberto Vannacci, che aveva indicato la Calabria come il teatro della sua prima grande battaglia nazionale, torna a casa con un bottino assai più modesto di quello annunciato.
Non è Waterloo, perché il 10,94 per cento conquistato da Domenico Giannetta non cancella Futuro Nazionale dalla carta geografica. Ma dopo i proclami, i sondaggi e la retorica della conquista, è una figuraccia. Una di quelle che non fanno crollare un esercito ma costringono il comandante a ordinare il dietrofront.
L’operazione era stata caricata di aspettative. Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, aveva lasciato gli azzurri per passare a Futuro Nazionale e trasformare la suppletiva nel primo grande assalto del generale al fortino del centrodestra. I sondaggi lo accreditavano di una quota fra il 10 e il 15 per cento.
Vannacci aveva alzato ulteriormente l’asticella con la frase destinata a diventare il titolo della campagna: «Reggio sarà la nostra Sassonia».
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La Sassonia non si è presentata all’appello
La Sassonia, però, non si è presentata all’appello. Fabio Roscioli, candidato del centrodestra unito, ha ottenuto il 51,02 per cento; Frank Benedetto, sostenuto dal campo larghissimo, il 36,59; Giannetta si è fermato al 10,94. Francesco Toscano, con Democrazia sovrana e popolare, all’1,44. Il generale cercava uno scacco al re. Ha ottenuto, più modestamente, un pedone. Proiettando il dato in ottica nazionale il centrosinistra non ha colto l’occasione della spaccatura fermandosi ad un terzo dei voti.
Naturalmente c’è un’enorme parentesi da aprire: l’affluenza. Ha votato appena il 22,34 per cento degli aventi diritto nei 71 Comuni del collegio. Quattro anni fa, alle politiche, era stata del 49,40. E già questo basta a suggerire cautela nel trasformare una suppletiva in un referendum sugli equilibri nazionali. Il collegio comprende inoltre una quota molto consistente di residenti all’estero, che pesa sul denominatore e rende ancora più complicata qualsiasi comparazione.
Ma proprio perché il terreno era così particolare, forse era meglio non trasformarlo in una battaglia di Stalingrado. Vannacci lo aveva fatto. E non soltanto a parole, evocando l’ascesa dell’AfD in Germania.
La scommessa Giannetta
Futuro Nazionale aveva bisogno di un risultato visibile per dimostrare che il generale disponeva di truppe sufficienti a scardinare il centrodestra proprio dalla sua periferia più organizzata. Giannetta era l’uomo scelto per far saltare il banco: conoscenza del territorio, oltre diecimila preferenze alle regionali del 2025, una storia politica dentro Forza Italia e dunque la possibilità, almeno sulla carta, di portarsi dietro una parte dell’elettorato azzurro.
La scommessa è stata incauta. Il passaggio di Giannetta da Forza Italia a Futuro Nazionale avrebbe dovuto aprire una crepa nella coalizione. Ha finito per ricompattarla. Il centrodestra si è presentato con Roscioli e ha trasformato la candidatura del transfuga in un motivo supplementare per serrare le file.
La lezione del territorio
E poi c’è il territorio. Qui sta forse la lezione meno spettacolare e più interessante del voto. Le armate politiche possono essere numerose sui social, ma nelle urne servono sindaci, consiglieri, amministratori, militanti, relazioni personali.
Il generale, ex comandante dei paracadutisti della Folgore, ha portato in Calabria la grammatica militare della sua comunicazione. E Futuro Nazionale, in Calabria, non è arrivato al battesimo in ordine di combattimento. Ha dovuto fare i conti con una rottura interna che ha coinvolto Giancarlo Talarico, già delegato nazionale per la Calabria, e con lo scontro sulla gestione territoriale del partito attribuita a Domenico Furgiuele, il luogotenente scelto da Vannacci. La frattura politica è stata pubblica.
Come se non bastasse, la campagna ha avuto anche il suo capitolo più sgradevole. La fotografia di Matilde Siracusano, moglie del governatore Roberto Occhiuto, alterata con l’intelligenza artificiale e rilanciata da Vannacci con una scollatura ampliata, ha acceso una polemica che ha finito per sovrapporsi alla sfida elettorale.
Il centrodestra festeggia, ma resta il dato dell’affluenza
Il governatore, invece, ha reagito nel modo più semplice: ha aspettato le urne e poi ha gridato «Vittoria!», festeggiando con Roscioli e Francesco Cannizzaro. E Giorgia Meloni esulta come se avesse vinto la Champions: «Ci siamo imposti su un largo larghissimo». Giorgio Mulè parla di «stra-vittoria» e di un centrodestra confermato come punto di riferimento. Stefania Craxi sottolinea che «quando il centrodestra fa il centrodestra, unito, vince». Enrico Costa definisce «ininfluente» l’operazione Vannacci.
Sono reazioni comprensibili, ma anche qui sarebbe sbagliato caricare una suppletiva dal 22,34 per cento di significati che non può sostenere. Il dato politico, tuttavia, resta. Se l’obiettivo era dimostrare che Futuro Nazionale poteva entrare nel territorio elettorale di Forza Italia e sottrarre una fetta consistente di consenso, l’esperimento non è riuscito. Giannetta non è riuscito a trasformare il proprio patrimonio personale in un patrimonio trasferibile al nuovo partito.
La Calabria doveva essere il primo squillo di tromba. È diventata un campanello d’allarme: obbliga Vannacci a misurarsi con la distanza fra la potenza della narrazione e concretezza dell’organizzazione. Reggio doveva essere la Sassonia. È rimasta Reggio Calabria.






























